12 novembre 2009

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Modi complicati per (non) declamare refusi mentali



Ecco l’autore, l’interprete (grazie!) e la macchina.
Ecco la voce dell’insofferenza per sperimentare il ridicolo e lo straniarsi dei significati. Tastare il baratro tra il vissuto mentale e la recita vocale.
Come una radio di vibrazioni ostili, come da ogni radio in cui lo speaker parla a nessuno, ma parla e non vuole risposta. Concetto, parola, suono, immagine... cadere vuol dire seguire:

Podcast: Modi complicati per (non) declamare refusi mentali

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03 novembre 2009

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La Supina Tragedia: esercizio di invettiva misantropa

Potrei distruggere tutto se solo volessi. Ma non volli. Con un decimo di verità si potrebbe devastare ogni cosa, ogni sicurezza, ogni pietosa costruzione di socialità. Si potrebbe rinunciare al sipario dell'ipocrisia, al quieto vivere, alla pace imposta dalle reciproche debolezza. Si potrebbe ma sarebbe scomodo.

Forse, viceversa, sarebbe solo rancore, solo vendetta, solo esclusione, solo frustrazione misantropa. E sia. Non ci saranno strali distruttivi sul nulla di antropoidi, sbavanti, striscianti, parlanti.
Agglomerati di illusioni fondate sul sentito dire, illusionisti di se stessi che per non accettare l'infelicità si aggrappano al vuoto di filosofie spicce, superstizioni pseudo-religiose, vitalismo d'accatto, proselitismo del vacuo blaterale, del chiacchiericcio apodittico, delle affermazioni indimostrabili, delle esposizioni pedestri, della massime fruste, delle banalità lustrate ed esposte senza pudore ma solo con orgoglio malato. Massa neghittosa alla comprensione del reale, pedoni logori aspiranti al regno noncuranti dell'assurdità del proferito, contenti di sillogismi deboli e trascurati, senza spirito critico, senza capacità interpretativa, beoti imbevuti di stracci di cultura altrui, insozzatori degradati di una non-umanità terminale, boccheggiante: inguardabile, illeggibile, inascoltabile. Buonisti dozzinali, compiaciuti dalla propria pochezza mentale, fieri della loro melassa qualunquista, cresciuti nel mito di un diabete coatto, fasullo come i pensieri in cui credono di credere, vuoti come i contenitori televisivi della domenica pomeriggio, retori di banalità inconsapevole e incontrollabile, nauseanti in una presunta semplicità che è solo impalpabilità. Grassatori che lodano l'abbondanza, inneggianti alla bellezza e alla felicità, peccato che è solo la propria, orrore anti-etico, monumento babelico di egoismo infinito, universo di grettezza venduta come positività. Solo fiato sprecato in inni marcescenti a una pestilenza confusa per dolce salvezza, dispensando ragionamenti negligenti e imperiti che sono solo una semina di danno. Espansivi asociali con uno specchio perpetuamente piazzato davanti, logorroici nel furto delle idee, narcisi pezzenti in divina adorazione della propria persona, belli, buoni e perfetti, savi consiglieri, retti probiviri e geniali navigatori delle umane vicende. Umani, teneri, comprensivi, tolleranti, sensibili mostri. Vanesi museali che espongono pedigree grossolani con bugie da fotoromanzo, falliti che trovano successi nelle loro teste, bugiardi che credono alle proprie fole. Uomini nuovi in design di perfezione vaganti tremoli e sporchi di zolfo nell'empireo dei beati, mentelucida e fortebraccio, è un onore essere gonzi alla corte adulatoria. Nominati alla santità, ascesi alla gloria, fantasticatori e mistificatori di un onanismo d'anima compulsivo che è solo ripetuta ammissione di debolezza. Seduttori virtuali strangolati da solitudini reali, penosi, patetici, squallidi, insulsi, indegni di proferire parola. Grevi nel loro stesso porsi, negletti al buon gusto, odiosi nel non comprendere la loro stessa natura artificiale in un esplicito doppio fine fastidioso perché spacciato per velato. Idolatri della macchina-corpo, meccanicisti di istinti dopati, ignoranti-omne animal, collezionisti di tristezze, cultori della tassidermia di sicurezze, archivisti di frustrazioni in asettiche joy division. Il trionfo delle promesse dei vermi, il dolo di una vendita di oggetto che non esiste. Un magma apologetico sinuoso come il cancro nel corpo sano, viscido come la sanguisuga in caccia nella palude. Spacciatori di menzogne a fin di bene, certo, ma esiziali. Accumulanti montagne di inganni, semplificazioni di ciò che hanno mal interpretato, mal letto, mal visto, mal sentito, mal capito. Posseduti dal sacro fuoco della felicità di plastica, in preda a deliri consumisti travestiti da bisogni essenziali. Lupi zoppi e laceri, travestiti da pecore improbabili, lupi che neanche sanno chi è Hobbes, lupi che, incapaci di accettare la propria ferocia, si auto-convincono di non gradire la carne mentre spolpano le ultime carcasse. Lupi che cercano un branco in cui primeggiare ma che fanno intendere di voler creare una comune. Macellai che sono macellati, vittime che sono carnefici mascherati da vittime. Privi di desideri se non quelli raccattati dal brodo sociale, svuotati di finalità se non quelli bestiali. Turba infame, fiera di aver abdicato ogni idealità che non sia allegro slogan inconcludente. Olocausti mentali, spianano la strada all'Armageddon finale, la distruzione di ogni traccia di umanità, loro che si sentono i migliori, la cr
ème, l'élite sentimentale di una società brulla. Sono i cavalieri di una apocalisse priva di grandezza e tragicità, una fine squallida e senza dignità,una discesa continua nell'abisso del degrado, una devastazione globale di vuoto superbo, gonfaloni di assurdità spacciate per dogmi. Si sentono sensibili senza capire che sono sensazioni-fiction e romanzate, burattini di altrui piani umani, banalizzatori tragici, ridicoli volgarizzatori. Sono solo imitatori deboli, ventriloqui di un pensiero che non comprendono, sono il seme della distruzione, campioni dell'aridità, dello scialo della vita.
Non c'è più un cazzo di futuro, se lo sono ingoiato per sputarlo in truffa semantica, in un teatro di emotività aliena, in una sterile e vaga riproposizione di concetti mai compresi. Tutto quello che credete essere vostra profonda intimità non è vostro, tutto quello che vi siete auto imposti di considerare vero è falso, tutto ciò che sentite, dite, scrivete, digitate, pensate è finto. Forza, un'ulteriore sorriso sforzato, l'ennesimo incoraggiamento fradicio di ottimismo: non siete mai esistiti ed è tardi per cominciare ora. Bisogna solo che iniziate a scavare, la respirazione non è vita.
I prefer masturbation”.

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28 ottobre 2009

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Parata di mostri e mostrine fatue

I - L'essenza di appunti distanti

Non ci sono più eppure c'ero. Ci sono archivi di dolore che lo possono attestare, lo possono giurare su tutti i giorni scomparsi nel nulla di ripetute azioni quotidiane. Ci sono guardiani fedeli che moriranno senza ammettere a se stessi di non avere padrone.

Sono lontano da tutti i miei discorsi, distaccato senza rimpianti, assente da me stesso. Deprivato di ogni cosa. Inspiro, espiro ma non me ne accorgo. Non me ne importa. Non mi importa di nulla, non mi importa di 6 miliardi di persone, non mi importa di un pianeta e questo non mi fa provare rimorso. Non me ne sono accorto eppure ho lasciato tutto, sono salpato senza aver mai posseduto una rotta.
Mi alzo, cammino un po' e ci sono manifesti che mi sorridono. Sono consolanti, così naturali nella loro artificialità, la cosa più umana del mio orizzonte, quel senso di umanità photoshoppata mi convince sempre di più. Mi ricordo che ieri dicevo domani quindi immagino che domani dirò oggi. Quante vigilie, ogni giorno ha la sua valigia carica di pesi che non hanno materia, sai che non devi, eppure apri e guardi sapendo esattamente che quello che vedi non è lì ma bruciato sulle retine. E non serve dire di più.
Cercavo bugie più convincenti di quelle che hanno retto la baracca in 4000 anni. Ora i profeti non lo dicono più, le seconde venute sono già terze e nessuno riesce a spiegarmi chi ha creato il creatore. Mentre scivolavo in fantasie filosofiche sentivo che si rigeneravano nuove galassie, infiniti spazi senza suoni, senza echi nè rimbalzi. E terze follie rassicurano le mie, e altrui voragini colmano le mie.
Ho visto meccanismi usurarsi senza consapevolezza del tempo e io non avevo tempo di cercare tempo e non avevo spazio per ritagliare lo spazio e non avevo me stesso per definire me stesso. Ma, incredibilmente, ogni cosa scorreva indipendentemente. Senza dipendere dal mio pensiero o dalle mie azioni il metro di platino conservava i suoi 100 cm, fiero di essere paragone di se stesso e falangi di lancette ruotavano asincrone ma compatte, ogni miliardesimo di secondo una lancetta taglia l’aria opponendosi alla stasi della fine dei tempi. Intere biosfere sfogavano vitalità ignare delle mie coordinate.
Tutto oltre il mio scibile e senza la mia approvazione. Fuori dal mio controllo tutto, anch'io.

II - Vigilie di ieri

Oggi è la vigilia. Oggi è la vigilia di domani, è domani è un giorno speciale perchè, almeno, non è oggi. Domani è il giorno assoluto. Oggi è la vigilia del nulla. Lo sarà anche dopodomani e il giorno dopo ancora.
E' sempre la vigilia di quello che non accadrà mai. La vigilia della felicità, l'attesa del cambiamento che non ci sarà. La naturale distrofia delle illusioni. Vigilando su un futuro che si vuole non abbastanza per realizzarsi.
Oggi è la vigilia, domani è anche la vigilia. La vigilia invano, l'attesa di un'altra valanga di frammenti inutili e velleitari. La vigilia di una speranza, la vigilia di un fallimento, la vigilia di una perdita che nella vigilia ha le fogge della vittoria, perchè la vigilia è sempre invitta e l'attesa non ha cadute.
Quanto profondo può essere un respiro? Quanto può coinvolgerti e con te l'intero universo? Questo è il respiro che tracima in ogni dove, il fiato senza parole che tutto può e nulla conclude. L'aria inflessa nel calendario che ripete ottuso la stessa vigilia. Respiri profondo perchè manca l'aria e l'apnea rende tutto limpido. Sono i giorni di un'assenza completa, un'assenza al mondo senza proteste, senza rimpianti, senza ferite.
E' il momento della distanza che protegge e dissangue. Distanza da tutto e tutti, anche se stessi. Perchè "ciò che deve essere sarà".
Disarmato dalle parole striscio con l'orgoglio dell'alieno disperato e talentuoso. Un buon risultato è la fine delle celebrazione, degli osanna allo specchio, al vuoto che ha preso il posto dei progetti. Dirottati da falangi senza direzione. E la musica suona ma è il mio suono non quello dei celebranti. Gli officianti hanno progettato architetture grandiose. Monumentali prodezze che sono estensioni di ego mai transitati nel fango dell'età adulta. Sofisticate teorie accoglieranno masse ingombranti in recinti larghi, lunghi e vuoti. Ma gli officianti avranno la loro gloria imperitura e i libri di storia verranno riscritti sostituendo ai fatti i desideri psicolabili di ingannevoli shogun.

III - Morsetti di arroganza

C'è un posto affogato in cui le persone scrivono per essere lette ma senza aver voglia di leggere, c'è un luogo vuoto dove le persone parlano per aver attenzione ma senza desiderio di donare ascolto. Esiste un'atmosfera senza ossigeno e senza vita dove tutti fingono con tutti, fingendo interesse per un mondo che si riduce a se. Soldatini premurosi che vogliono salvare il mondo sulla base della propria presunzione.
Ogni giorni fiotti di morsine, fonti inesauribili di vuoto sgorgano libere in un mare inquinato da retropensieri, Tutto è puro in un mondo di regole false.
A tradimento oggi è di nuovo la vigilia di mostrine invano, di ulteriori tentativi insulsi. Sillabe vane per mostrine inette che nel loro stesso declamarsi negano se stesse.
Mostrine inutili, ultronee, vane.
Mostrine che non convincono, che non curano, che non salvano, che non purificano, che non aiutano, che non arricchiscono, che non influiscono. Solo morsetti fatui, trastulli frivoli. Mostrine che non curano il cancro che divora le viscere, mostrine che non impediscono il salto dell'ultimo gesto, mostrine che non tengono unite le famiglie, mostrine che non evitano la guerra, mostrine che non sfamano gli affamati, mostrine che non consolano gli anfratti delle anime, mostrine che non portano alla fede, mostrine che non confondono Thanatos, mostrine che sono scudo di carta contro il ferro del dolore.
Mostrine che tutti vogliono appuntarsi al petto. Infiniti generali vanagloriosi camminano deformi sotto il peso dei loro adorati idoli. Infinite e improbabili, innumerevoli da tagliare il respiro, piegare il petto, stritolare i polmoni. Eppure così lucenti, brillanti di gloria imperitura. Solennemente concesse da chi le sfoggia. Affastellate, banali e ripetute da non distinguersi l'una dalle altre.
Nell'orgoglio di medaglie velleitarie marciano i bulli che piagano l'umanità convinti di salvare l'umanità con il candore cupo della loro luce immaginaria. Che rendono deserti le foreste con la garrula convinzione di essere fertili.
La carità è comoda e le coscienze si anestetizzano di bontà preconfezionate, mal digerite e rigurgitate con sobria attenzione pubblica.
E, come sempre, sarà auto-assoluzione. J'accuse il mondo, innocenti e puri senza mai essere causa dei problemi, senza mai avere torti, immacolati bocche della verità che scordaste che "si fa fede solo contro se stessi, mai a favore". Ma state quieti, il Dio-osmosi alla vostra destra vi perdonerà in udienza privata, liberi tutti!

IV - Logomachia disarmata

Sommersi dalla quotidiana dose di buon senso, sanissimi suggerimenti di non crucciarsi. Considerazioni equilibrate sul transeunte scorrere del dolore.
Già. Perchè chi ne ha assaggiato una goccia pensa di saper trangugiare l'oceano.
In un labirinto autoreferenziale senza uscita e voci, voci, voci.
Consigli, opinioni, suggerimenti.
Un nulla vocale, infinito, insensato, inutile.
Quanto inutile ottimismo senza disciplina, senza rigore, senza giustificazione.
Le persone si sentono meglio quando vedono soffrire, è di consolazione ai loro patemi che non hanno neanche il coraggio di ammettere o non hanno l'intelletto di capire. Inconsciamente si sentono rinfrancate dall'esserne fuori e la finta consolazione non è che un altro modo per riaffermare a se stessi la propria estraneità a quel dolore.
Chiunque si riconosce vuol dire che c'è dentro e non colpa mia ma sua, chiunque si offende vi si riflette e può biasimare solo se stesso e non altri.
Infine, parlare. Questo consigliamo i sordi. Come se ci fosse qualcosa da declamare, da insegnare, da perpetuare.
Condividere. Come se ci fosse qualcosa di non consumato collettivamente.
Io mi sono disarmato come fosse l'agognato Orrore è invece è solo noia e non c'è replica.
Necesse concludere con un appello, un "stringiamoci a coorte", con una petizione o una candela accesa. Il cerimoniale si completa prima di tornare alla propria comoda strafottenza. Lode a chi si alza ogni giorno con la coscienza nuova di zecca, immacolata e indeformabile, indistruttibile perchè senza sostanza. Ma tutte queste verità mai collaudate non vi pesano in tasca?

V - P.Q.M.

Quanta paranoia abnorme, quanti sprecati aggravamenti deformi.
Mi contraddico per scrivere che non scrivo e non scrivo per non contraddirmi, non scrivo perchè non voglio leggere, non parlo perchè non voglio ascoltare, non faccio finta perchè la verità è solo il precipitato delle menzogne.
Non c'è un significato ma rimane qualcosa lieve che sale in alto, senza fine.

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19 settembre 2009

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Se esiste amore sul pianeta Terra forse lo si può riconoscere in una bellezza nascosta agli sguardi dei più e allora, a volte, può bastare chiudere...

... gli occhi per inciampare in qualcosa che ci si avvicina terribilmente.



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12 settembre 2009

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Naufragi emozionali (in cornici di vuoto)

È richiesto addirittura 1 e mezzo della vostra vita.
94 secondi che non torneranno mai più.



In cerca di nuove espressioni di incomunicabilità, silenzio in sala.

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Nulla, nessuna forza può rompere una fragilità infinita (Guido Ceronetti)

Alcuni non possono fare a meno di sbagliare la strada, perché per essi non esiste una strada giusta (Thomas Mann)

Forse solo il silenzio esiste davvero (Josè Saramago)

Nell'oblio