30 giugno 2008

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Quando uno sconosciuto bussa alla tua porta


Domenica pomeriggio. Suonano il campanello. Non aspettiamo nessuno. Mi affaccio dalla finestra e scorgo senza essere visto. Tre sconosciuti. Mai visti. “Saranno sicuramente scocciatori”, piazzisti, testimoni di Geova o quant’altro…e decido di non aprire.
Nell’ora successiva, per caso, ci accorgiamo che gli stessi figuri continuano ad andare su e giù per la nostra via, assolata e deserta. Guardano attentamente, con fare circospetto, le case. Su e giù. Si fermano ripetutamente dinanzi al nostro cancello.
Il pensiero sorge spontaneo: sono i ladri che si stanno puntando! Ci fanno il filo.
All’ennesimo passaggio esco ma riesco a raggiungerli posso solo vederli distanti che si allontanano.
Oggettivamente non è successo nulla. Non c’è un motivo sensato di preoccuparsi. Ma la mente galoppa a briglia sciolta. D’improvviso ci sentiamo esposti e in pericolo. Assediati.
I miei dubbi ingrossano le sue paure.
Le sue paure alimentano le mie ansie. Costruzioni cervellotiche.
Hanno visto la casa del vicino con le imposte chiuse e la cassetta postale piena”, “vedrai che tornano stanotte”, “e se chiamassimo la polizia?”, etc etc.
Potenza dei presunti indizi che scatenano fobie.
Siamo accorti o malpensanti?
Realisti o sospettosi?
Alla fine, facciamo finta di scordarci del (tremendo) accaduto e passa la sera, passa la notte e… niente!
Ce l’abbiamo fatta! Siamo salvi! Abbiamo sventato la rapina!
Che gioia essere paranoici prima e sollevati poi!
[Vincent Van Gogh, immagine da Wikipedia]

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27 giugno 2008

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Le attese e le pulsazioni di un concorrente di un concorso pubblico (breve racconto in quattro episodi) - Parte 4 di 4


Parte 4: Cercando soluzioni, trovando Pirro

Con sincerità ammetto che non devo fare una cronaca denuncia. L'organizzazione logistica del concorso è stata eccellente, curata da una società che si è servita di bella e scaltra gioventù. Questi ragazzi sono gli unici che da questo concorso pubblico ci hanno guadagnato di sicuro (magari poco, ma sicuro).
Per noi concorrenti, per la grandissima parte di noi, sarà solo una perdita di Tempo, denaro e sudore.
C'est la vie!

Arrivano le 11.30, comincia l'afflusso. Attendo di entrare.
Attendo di registrarmi. Alle 11.50 sono accomodato nella mia postazione costituita da un seggiolino del primo anello, una penna e una tavoletta di plastica per metterci su il foglio: funzionale, penso sia una soluzione studiata da una società giapponese leader del settore.
Non nego di invidiare, cè una prima volta per tutto, le donne in stato interessante che si godono un meritato tavolino posizionato al centro del parquet...
Battiti stazionari: 76.
Ormai attendo solo l'inizio della prova. Nel frattempo fraternizzo con la ragazza che mi è accanto molto giovane e inesperta, talmente ingenua che mi fa tenerezza, in bocca al lupo anche a te!

Attendo. È l'ora delle spiegazioni, degli inviti, delle raccomandazioni, degli appelli da parte della commissione.
Finiscono gli orpelli, finisce l'attesa.
3,2,1 Via! Si inizia! Sembra giochi senza frontiere. Ho 90 di battito.
65 minuti in apnea. 39 secondi per domanda. Nelle prime domande mi ritrovo abbastanza e mi tranquillizzo. L'unica spina nel fianco costantemente è il tempo. Tutto il giorno tra attese e sprechi di tempo e ora ,che ne avrei bisogno, mi viene sottratto dalle lancette, crudele!
20 risposte, guardo l'orologio: sono lento. Non ho tempo di prendere il battito ma penso sia alto.
Aumento il ritmo di risposta e la testa mi ricomincia a pulsare.
Mi sale una certa angoscia: a questa velocità tendo a fare cazzate. Un respiro, ci penso e mi convinco che è proprio questo che vogliono e quindi mi impongo di non pensarci.
È così per tutto il tempo: guardo l'orologio, sono lento, accelero, guardo l'orologio....

Finito. Sono soddisfatto ipotizzo, più o meno ad minchiam, 93 su 100, forse non basterà ma io, come diceva il manuale delle giovani marmotte, ho dato il meglio di me!
Ho dato quello che potevo: qui e ora. Quindi aspetterò i risultati del 30 giugno senza rimpianti.
Non possiamo uscire subito. Dobbiamo attendere 5 minuti per le ultime operazioni. Nel frattempo ci informano che l'86% dei candidati ha defezionato, beh, li capisco!!!
Una sgroppata lunga e faticosissima.
Mi rimane solo il percorso di ritorno (in treno, l'aereo mi è servito solo per risparmiare il costo di una notte in albergo) e le attese conseguenti.

Ora sono qui in seconda classe con le gambe strettissime, scrivo questo racconto sulla moleskine con di fronte un libro di Calvino e negli orecchi la musica dei Puressence (che beltà travolgente “Near Distance”).
Battiti? Ho tolto l'orologio quindi non so. Penso normali anche se la testa continua a pulsarmi e i muscoli degli occhi fanno le bizze.
Sono solo stanco e mi aspettano 6 ore di treno con il pensiero fisso: vittoria di Pirro!
Sto tornando a casa. Mentre una vivacissima bambina di S.Donà passa il suo tempo a tirarmi calci, giaccio esanime e mi atterrisce l'idea che poi dovrò digitare tutto questo...

P.S. Attesa del treno, dell'aereo, della metro, dell'apertura delle porte, dell'inizio del compito, ecc, ecc, ecc.... Quanti tempi morti se fosse un film non lo guarderebbe nessuno!
[foto Wikipedia]

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Leggi la Parte 3: Il sol dell'avvenir

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26 giugno 2008

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Le attese e le pulsazioni di un concorrente di un concorso pubblico (breve racconto in quattro episodi) - Parte 3 di 4


Parte 3: Il sol dell'avvenir

Attendo la fermata. Scendo.
Il sole mi da una sorta di sberla che mi costringe a piegare il collo. È un sole totale, ingombra il cielo in ogni dove. È potente, terso, implacabile. Il collega concorsista si mette ad aspettare un bus. Io vedo all'orizzonte il Palalottomatica ed eroicamente, nonostante il sole maramaldo mia avvio verso la meta. Sbuffo e sudo, sono le 10 ma il sole mi cuoce come fosse a picco, perfettamente calcolato sullo zenit della mia anima, mentre, al nadir dei miei piedi, l'asfalto sembra sciogliersi.
12 minuti all'Equatore. Tanto ci ho messo a strisciare fino l'ombra del palasport.
Lunghi minuti calienti. Arrivo grondante, avrò perso due litri di liquidi. Mi fiondo nel bar e, a caro prezzo, mi reidrato. Non sono il solo sotto il sole. Tutti i miei colleghi concorsisti arrivano, chi più chi meno, disfatti.
Io navigo sugli 85 battiti e la testa continua a pulsare dolorosamente pressata dal caldo abnorme, dalla mancanza di sonno e dagli infiniti trasporti (e, visto che ci siamo, anche dal Governo!).
Aspetto di rilassarmi un attimo. Aspetto che il sudore evapori e mi guardo intorno.
Sono sul luogo del delitto. La fauna allegra e disperata di chi cerca lavoro (o ne cerca uno migliore) mi si pone davanti.
Dai 25 ai 45 anni, le donne in maggioranza schiacciante. Tutti accatastati in un angolino d'ombra aspramente conquistato.

Eccoci qua il secondo turno (di tre) del sesto giorno di preselezione. I miei compagni sono li , sconosciuti, so solo che tutti abbiamo un cognome che inizia per G o per I. Non so perchè la cosa mi pare curiosissima.
Sono qui e devo solo attendere l'apertura delle porte fissata alle 11.30. Alle 10.20 escono quelli del turno delle 7.00 sono visibilmente più sollevati rispetto a noi che aspettiamo. Sfilano come un esercito vittorioso, chiacchierando allegri, e spariscono verso il sole in pochi minuti.

Attendere, devo solo aspettare. Cominciano a farmi male le gambe. Potrei , come tutti , sedermi sul marciapiede, cosa che non avrei problemi a fare, ma oggi, senza motivo, non lo trovo dignitoso. Forse il caldo “batte in testa e al cuore” (cantavano i Diaframma) o forse messo in piedi mi pare di cogliere un filo di brezza!

Aspetto e ascolto le voci che si levano dal popolo concorsuale G-I.
Mi colpisce la categoria dei concorsisti professionali che parlano solo di scritti, orali e graduatorie.
Sento anche i lamenti di tanti giovani avvocati ai quali la professione, evidentemente, non sta dando grosse soddisfazioni (quanto meno economiche): o tempora....
Non è una folla oceanica, ci devono essere molte defezioni, ma è una massa vociante e variopinta.
Menzione speciale alla ragazza che ha pronunciato: “sono domande difficilissime, soprattutto quelle scritte tutte uguali dove cambia solo UNA PAROLA”, non per fare il primo della classe, ma, cara amica, con quella parola cambia l'intero concetto giuridico!

Menzione d'onore alla ragazza con la maglietta con su scritto “I'm a groupie. Searching for a rockstar”. Grande! Mi hai messo di buon umore, vorrei vederti vincere questo concorso e vederti portare con la tua maglietta un po' di allegria dentro la P.A. Italiana!
[foto Wikipedia]
Segue la Parte 4....

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25 giugno 2008

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Le attese e le pulsazioni di un concorrente di un concorso pubblico (breve racconto in quattro episodi) - Parte 2 di 4

Parte 2: Ah, la Capitale...

Aeroporto Leonardo Da Vinci, per tutti quanti Fiumicino!. Che luogo! Qui la vita sembra un flusso continuo e inarrestabile. Un formicaio in viaggio dove tutti sanno cosa fare e dove andare anche se appaiono terribilmente spaesati.
Mi orizzonto, scanso valigie e persone. Comincio a macinare kilometri di tapis-roulant ed eccomi nella stazione all'interno dell'aeroporto.
La mia prossima tappa è il c.d. Airterminal Ostiense (suona fico, ma poi scoprirò essere solo una grigia stazione della periferia romana che sbuca direttamente sulla fermata della metro).

Aspetto in fila per il biglietto. Aspetto il treno. Il primo treno utile è soppresso. Allora aspetto il secondo. Questo arriva, su binario diverso da quello annunciato, ma arriva. Aspetto che parta. In ritardo, ovvio. La voce che annuncia le stazioni prima è assente, poi fievole come un battito d'ali di farfalla.
Aspetto la mia fermata sbirciando il finestrino, imbrocco la discesa giusta. Eccomi alla stazione di Roma Ostiense. Dove sarà l'uscita? Semplice seguo il flusso! Tra la gente individuo subito una collega concorrente. 23-25 anni. Accompagnata dalla (apprensiva) madre. In bocca al lupo, baby, la vita è complicata!
Sono dunque nel airterminal Ostiense, cammino piano e attendo di uscire (a riveder le stelle). Percorrendo quei sottopassagi grigi mi chiedo perchè la denominazione “ostiense” mi fa subito affiorare i ricordi dei burini dei film di serie C, deve essere un mio problema...
Seguendo da brava pecorella, la folla giungo alla stazione della metro “Piramide” (i nomi delle stazioni metro sono talmente evocativi che sembra che ci abbia messo mano D'annunzio!).

Aspetto la metro. Linea B, vecchia e ultra graffitata. Arriva il convoglio fatiscente, entro. A destra rivedo la concorrente con mamma, si mettono attaccate all'uscita, forse hanno paura di fare tardi al concorso (mancano solo 2 ore...). A sinistra seduto scorgo subito un altro collega. Qualche anno in meno di 40, giacca sul braccio e il foglio dei quiz in mano. Li legge concentratissimo. Mi chiedo se io, studiando, abbia mai un volto così intenso... dovrò verificare con uno specchio. È molto professionale e credibile, lo frega solo il caldo che comincia a essere fastidioso. Il ragazzo continua a fare quiz, sono poche fermate fino a Eur Palasport, ma lui insiste senza tregua.
Ok fratello, hai le tue ragioni! Magari tra poco usciranno propri i quiz che stai leggendo adesso! Ma io non ce la faccio! Ho già dato, non ne voglio più vedere tanto che non me li sono neanche portati. Prima di scendere il cardiofrequenzimetro dice 78, deve essere il caldo.
[Foto Wikipedia]
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24 giugno 2008

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Le attese e le pulsazioni di un concorrente di un concorso pubblico (breve racconto in quattro episodi) - Parte 1 di 4


Le avevo provate tutte, mi mancava solo la morte”, diceva Jim Morrison, a me mancava solo il concorsone pubblico a Roma...

Parte 1: Il piacere di viaggiare
Non dormo nulla, ansia da prestazione. 3 ore e malamente. Sveglia alle 5.00, mi pulsa la testa.
Aeroporto. Aspetto per il check in un minuto. L'hostess di terra mi rivolge una domanda. La guardo ottuso e attonito, “cosa?”. Non ho capito nulla, sono già cotto. La domanda era, ovviamente, l'unica che ti viene rivolta prima di stampare la carta di imbarco: “corridoio o finestrino?”. “Finestrino” dico rassegnato e consenziente. “Il signore”, fa lei, ”ha un semplice Trieste-Roma” (riferendosi al cliente accanto che aveva Trieste-Bombay) e io penso “semplice per te che resti qua a terra!”. La fanculeggio mentalmente, ben consapevole che per me oggi sarà solo un “semplice” e certo massacro.

Ma con ordine. È la mia prima volta con Alitalia scelta solo (a parità di prezzo) perchè partiva venti minuti dopo. Mi è parsa come tutte le altre compagnie, stesso servizio, stessa qualità dunque... dove vanno a finire i soldi che perde giornalmente? Mentre ero in preda a questa considerazioni mentre ero seduto in sala d'aspetto (ad aspettare, lo sottolineo), in attesa dell'imbarco, compare l'intera squadra nazionale polacca di beach soccer (!). Sfoggiano tutti dei notevoli bermuda biancorossi. Sono tutti degli zombie, alcuni si mettono a dormire distesi, altri parlucchiano piano. Buon ritorno a Varsavia! Chissà come sarà andata la loro competizione, meritava farsi tutti quei km? [Aggiornamento del 24 giugno: ho ricercato sul web la Polonia ha perso con l'Italia, manifestazione Euroleague di Beach soccer a Lignano Sabbiadoro].
Convinto che non avrei mai avuto una risposta mi imbarco. A favore della nostra compagnia di bandiera mi sorprende l'accoglienza. In cima alla scaletta ci aspetta, per il “buongiorno” di prassi, un hostess che, giuro!, è la sosia di Milly D'Abbraccio (nota pornostar, per chi non lo sapesse... e non ci credo che non lo sapete!). Sputata, anzi no, forse è proprio lei, riciclata (si sa che il cinema di qualità è in crisi...). Comunque, ho pensato, in caso di ammaraggio d'emergenza potremmo usare le sue labbra come scialuppa d'emergenza!

Non l'ho ancora detto chiaramente, sto volando a fare un concorso pubblico, 65 minuti di quiz. Quindi ho bisogno di un orologio perchè io non ne faccio più uso da anni. Prendo quello del mio amore, un orologio sportivo che ha anche il cardiofrequenzimetro.
E allora, battiti! Prima di partire 74. Rullaggio e decollo 131. Rimane sempre un bel brivido!
Solo 13 minuti di ritardo, “La Repubblica", snack, succo d'arancia, aspetto di arrivare ed ecco, dopo 50 minuti, l'atterraggio: 125 battiti!
Il pilota non fa fare sobbalzi all'aereo ma va giù come una scheggia, siamo in rettilineo a velocità folle, frenata lunga e lenta, per fortuna le piste di Fiumicino sono lunghe....
[foto Wikipedia]

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22 giugno 2008

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Il caldo è fuori o sta fondendo la mia testa?



Visto che sono rinchiuso a penare e a sudare mi è venuta in mente un'altra (dopo Libra di qualche post fa...) bella canzone dei Diaframma, veramente adattissima.
La metto su mentre sono sotto il mio tetto in un sudario di alienazione da diritto amministrativo (certo questo non basta a farmi sbavare su spiagge-carnai brulicanti di folle vacanziere...)
Il testo parla di amore e non di oppressione, ma va bene lo stesso!
"Non basta tenere soltanto
gli occhi aperti
per buttare giu'
un sorso di caffe'.

Fuori fa caldo
e chissa se
dietro le serrande abbassate
c'e' qualcuno
che ha coraggio da vendere
e fa l'amore.

Io, io sono venuto a trovarti al mare
per guardarti nuotare
e baciare i tuoi bambini.

io, io avrei voglia di sapere
se di umanissimi ombrelloni sei stanca,
se pensi a me.

I tuoi amici sono un mucchio di stronzi
hanno facce da ricchi premi e cotillon.

Vestito come in citta'
il caldo batte in testa e al cuore,
scioglie gli affetti e forse li fa cambiare.

L'autostrada e' un macchia d'olio
l'autostrada e una serpe che striscia
o soltanto un miraggio per tornare a casa.

Steso su un divano di pelle
con la radio che urla buone vacanze
poi un pensiero esplode,
sono chiuse le fabbriche.

Caldo, non vale la pena ricominciare con questo caldo"
Caldo, Diaframma

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Le leggi fondamentali della stupidità umana


Recentemente ho letto “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla. Una lettura tanto breve, quanto illuminante (il consiglio va da sé...).

Vi riporto, tratte dal libro, le 5 leggi fondamentali della stupidità declinate dallo studioso:

Prima Legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione

Seconda Legge
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l'aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.

Terza Legge
Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Quarta Legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide

Quinta Legge
La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.

L'elemento della teoria di Cipolla che più mi ha colpito è la categorizzazione delle azioni delle persone sulla base delle leggi di cui sopra, per cui abbiamo solo, a seconda dei loro comportamenti, 4 tipologie umane:

Sprovveduto: chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro;
Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro;
Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro;
Stupido: chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Ogni azione può essere valutata sotto il vantaggio/svantaggio a sè e agli altri e si può rappresentare su assi cartesiane come quelli in figura.

Devo dire che è una sistematizzazione del concetto veramente geniale e che mi sforzerò di tenere a mente nei miei giudizi. Mi farà da bussola per valutare, con coerenza, gli altri. Un ottimo metodo per imporsi onestà intellettuale.

Su questa base devo dire che ultimamante sto facendo delle cose che prima avrei considerato stupide ma ora secondo quanto ho imparato dalla lettura del libercolo, devo definire da sprovveduto.
Ma neanche. Un'azione che non porta nessun vantaggio né per me, né per altri come la vogliamo definire? Inutilità da sprovveduto intelligente?
La definizione non conta, ciò che mi tormenta è... perchè?
Perché, mi chiedo?
Sono quasi sicuro di appartenere al novero delle persone mediamente intelligenti... eppure
....
Sicuramente nel corso della vita tutti cadiamo in azione stupide, da sprovveduti o banditesche.
L'importante è che nel conteggio finale la media faccia prevalere le azioni intelligenti.
Ultimamente io tiro in serie solo azioni da sprovveduto.
Al riguardo, come direbbe Forrest Gump, non ho nient'altro da aggiungere, porca miseria!
[immagine tratta da http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid2.gif]

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20 giugno 2008

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La maschera Progvolution avrà la sua rivincita sul palcoscenico chiamato Mondo


Caro Prog,
tu che fai l'equilibrista con le figure retoriche e vuoi sempre dare una direzione (presuntamente) letteraria ai tuoi post hai veramente trovato il senso che millanti di aver sfiorato?
Sei sicuro dei tuoi dubbi e insicuro delle certezze ma credi veramente di stare condividendo qualcosa con qualcuno?

Chi sei per indicare direzioni se affoghi tra rabbia e rancore non appena qualcosa turba il tuo soporifero ordine vitale?
Lo sai che anche il cuore più duro può essere spezzato e che l'unica virtù è essere flessibile, piegarsi e scansare?
Non hai ancora capito che ogni lamentela verso il mondo non è altro che uno sputo che dovresti fare allo specchio? Non sei ancora consapevole che spesso ciò che vedi è solo un tuo riflesso?

Non puoi solo resistere, incassare e sopportare. Impare a perdere. Cerca di crescere.
Troppo facile per te che navighi solo i bit per scomparire tra righe e immagini lasciandomi in balia delle tue costruzioni mentali, della tua maschera da vendere al web mondiale.
Crei sogni e, pavidamente, mi lasci gli incubi notturni.
Scendi dal palcoscenico e vieni qui con noi, mondo reale, frustrazioni ottuse, problemi insignificanti. Non un villaggio globale ma un borgo banale.
Fatti un giro nella realtà molto più semplice di quella che ti ostini a descrivere, perchè propinarci altre illusioni?
Fammi un piacere cambia registro, cambia voce, cambia angolo.

Caro Prog, sopratutto, a cosa servono le tue certezze se rimangono i miei dubbi?
Non cerco rivincita. Perdiamo entrambi, vince il mondo (o forse no).
Vorrai mica farmi arrivare alla schizofrenia?
Non tuo
Marco
[fotomontaggio Progvolution]
Blogger Sabai ha detto...

Caro Prog. Ha detto tutto Marco. Molto più lucido di te. Ora fai una cosa. Lo devi a lui e a te: Leggi questo commento, e se hai coraggio e vuoi continuare a vivere, spegni immediatamente il pc. Lascia i bit fuori dalla porta e regalaci un dono fisico. Qualsiasi cosa. Ma che sia hardware del mondo.
Enjoy the village!

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18 giugno 2008

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"Abbatti il futuro se non ti appartiene": Libra, vibra & Love song



Doveva essere il 1995 o 1996 quando ho letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi.
è stata una lettura che mi è piaciuta moltissimo, un romanzo che in cui ho ritrovato molto di me stesso. Un cosiddetto romanzo di formazione. Sicuramente non è un caso che Brizzi è del mio stesso anno.
Quando leggevo il libro ero venti e qualcosa, affogavo all'Università in un limbo lontano dal mondo reale. Non sapevo cosa avrei fatto della mia vita, ero pieno di rabbia e, in qualche modo obliquo, volevo cambiare il mondo.
Insomma in dieci e passa anni non è cambiato nulla!

Questo ricordo mi è riaffiorato ascoltando un album dei Diaframma.
Perché il romanzo è imbevuto, imperniato, incentrato sulla musica.
Il protagonista ha come coordinate quelle musicali. “Che musica ascolti?” è la domanda fondamentale di un nuovo incontro. Ed anche per me era ed è così.
E così la lettura si dipanava in citazioni di gruppi (fin dal titolo), di canzoni, di versi.
E io li conoscevo tutti! Era la mia musica, i miei gruppi le miei canzoni!!!
Non elementi secondari ma portanti dei romanzo.
Fantastico! Mi si apriva un universo di congiuntura tra musica e scrittura cioè le forme d'arte che più fanno godere il mio spirito.

Due canzoni, in particolare, citate in Jack Frusciante non scorderò mai in tutta la mia vita:

Love Song dei Tesla: il protagonista per descrivere come si sente un ragazzo quando viene travolto per la prima volta dallo potenza dell'Amore per poter descriverlo fa riferimento al ritornello di questa canzone “Love will find a way” e della sua melodia ariosa che riempe l'anima.
Io trovavo la canzone straordinaria ed intuivo che doveva essere così, anni dopo avrei potuto confermare che è proprio così. Una canzone fantastica e un accostamento geniale.
E' veramente così, è l'amore giovanile declinato in ballad rock. Provare per credere...

Libra dei Diaframma: contiene un verso che esprime tutto il male di vivere che si prova a vent'anni, tutto il rancore verso un mondo vecchio ed esausto che non sembra volerti accettare, è nichilismo punk, rabbia giovanile e pura poetica rock:
colpisci il passato al cuore / le illusioni di sempre / abbatti il futuro / se non ti appartiene”.
Indimenticabile.

Non ho mai riletto il romanzo perchè sento di non averne bisogno perchè, come dimostra questo post, l'ho molto interiorizzato ma forse dovrei.
Ma forse ho paura di non ritrovarcimi più e di scoprirmi meno rock, meno adolescente, meno giovane, meno arrabbiato, meno Love Song e meno Libra.
Meglio non rischiare.
“Quando il giorno ritornerà'
vedrò' il mio volto riflesso
in frammenti di vetro
ascolterò' il suono che batte lontano
che arriva dal cuore,
il futuro nasconde il passato dentro di me.

Il futuro da un nome agli sbagli di sempre
e quando non esistono li crea
aggredisce il tempo che cambierà' per chi?

Il tempo che splende e ci insegue ancora
E queste voci che
consumano in fretta la mia vita
mi lasciano solo al centro
fra un passato che non conosco più un passato che rivive in ogni istante
e il futuro che si nasconde di fronte a me... a me... a me..

Colpisci il passato al cuore
le illusioni di sempre,
colpisci il passato al cuore
le illusioni di sempre
abbatti il futuro
se non ti appartiene,
distruggi il futuro
distruggi il futuro
distruggi il futuro... “
Libra, Diaframma

Blogger Sabai ha detto...

Tutto ciò che dici mi riporta alla mente (e credo che sia lo stesso per tutti coloro che leggono questo post) il SENSO DELLA VITA.
Ha senso chiederselo? E poi che cosa é queto Senso della vita?
Non ci rendiamo conto che vivendo momento per momento scriviamo il libro della nostra storia, che poi ogni tanto viene aperto e letto da noi stessi a fasi acicliche.
E cosi facciamo i bilanci.
E cosi diciamo che era meglio anni fa.
E cosi ci piace qualsiasi cosa che non ci appartiene piu', una su tutte, la piu' grande: L'ETA'!
Ci riteniamo immortali, siamo sprezzanti del futuro e giudichiamo il passato.
Ti sposi, non avresti voluto farlo
Fai figli, non avresti voluto avere
Studi, non avresti voluto studiare
Lavori, avresti voluto solo viaggiare
Vivi, non avresti voluto vivere
Sei sano, avresti voluto essere malato
...
Il senso della vita!
Che senso ha?

22 giugno 2008 8.32

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L’allegria e la sofferenza sono inseparabili (cit.)


L’allegria e la sofferenza sono inseparabili, arrivano insieme e quando una si siede al tuo tavolo, ricorda che l’altra sta dormendo nel tuo letto.
Khalil Gibran

[foto Sabasan]

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17 giugno 2008

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Belle ferie!


Da oggi in poi mi inabisso in ferie-studio cercando di dare una parvenza di senso e dignità alla mia partecipazione alla preselezione di un concorso pubblico monstre.
103.000 partecipanti che caleranno sulla capitale per l’agognato posto fisso.
  • Quanti di questi saranno lì con lo spirito della lotteria (prima o poi tocca a me)?
  • Quanti saranno lì dopo mesi di studio feroce (stile Alfieri: “Volli, volli, volli, fortissimamente volli”)?
  • Quanti, come me, vanno come pecore al macello, col pensiero che è un occasione che non si può lasciare passare senza un tentativo (quasi serio)?
Così la meglio gioventù, l’Italia precaria, i bamboccioni viziati si riuniscono per divertirsi a questo megaquiz. Purtroppo per la spilorceria della P.A. manca Mike Buongiorno, ma per il resto c’è tutto.
Alea, casualità, vittoria della memoria sul cervello, partecipazione di massa e, soprattutto, speranza.
Ci vediamo al Palasport. Come se ci vedessimo per la partita di basket o per un concerto rock.
Ma stavolta i protagonisti siamo noi e non c’è neanche il biglietto di ingresso da pagare. Va di lusso!

Preselezione, scritti, orali, materie su materie: con la selettività di questi concorsi in breve tempo avremo la pubblica amministrazione più efficiente del mondo!
Presto i fannulloni saranno rimpiazzati da eruditi e illuminati studiosi dei più segreti ambiti del diritto amministrativo!
Saremo mica costretti a far morire lo stereotipo di dipendente pubblico scortese, ignorante e incapace? D’ora in poi l’impiegato non leggerà più di nascosto la Gazzetta ma compendi di contabilità di Stato!
Da domani sono in ferie…
Belle ferie!

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Come in televisione. TV uber alles!


Il blog è mio ma ho quasi remora a farne un utilizzo sfacciatamente personale…
Nonostante questo, oggi utilizzo il blog a fini privati (?!?).

Come quelli che sono dietro agli inviati dei telegiornali sui luoghi della cronaca.
Quelli che si mettono dietro e cercano di salutare, chiamando col cellulare a casa per avvertire che sono (finalmente e meritatamente ) in televisione.
Quelli che con le labbra salutano gli amici del bar sotto casa o si sono preparati il cartello con scritto “ciao mamma”.
Colli che si piegano per entrare nell’inquadratura, sorrisini soddisfatti, gonfiore nelle mutande.
TV uber alles!

Ma anche i tifosi allo stadio: muti, tristi e spenti fino a che non si accorgono di essere ripresi dal megaschermo e dalla televisione… quando accade si risvegliano, si rivitalizzano, sorridono, urlano e si scatenano in una torcida stile brasilero anche se sono polacchi, tedeschi o svizzeri (parlo dei recenti Europei 2008). Ciak, si gira la vita!

E allora come in televisione chiedo:
“Complimenti per la trasmissione (blog), posso fare un saluto?”.
“Si! Ma solo uno. Chi vuoi salutare?”.
“Vorrei salutare e fare i complimenti a chi ha passato lo scritto per gli esami da avvocato (e relativa fidanzata) in bocca al lupo per l’orale…. “.
È giunta l’ora di farla finita! (con la schiavitù).
[foto wikipedia]

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16 giugno 2008

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In ordine sparso (vi abbraccio tutti...)


La gente nei blog vuole leggere commenti a notizie, le considerazioni personali “di vita” non interessano molto... (almeno su ok notizie...).

I concorsi pubblici sono una specie di ultra-lotteria (ad usum speranza) pro giovani iper mnemonici. Quiz ultra nozionistici di nessuna utilità e intelligenza. Serve la fortuna. Fortuna non pervenuta.

Un'amica in una mail di venerdì e un sms di oggi mi manda un abbraccio. In realtà ci vediamo tutta la settimana e non ci abbracciamo mai. Io sono fatto così. Sono freddo e tendo ad evitare il contatto fisico. Ma al di là di questo mi colpisce questo abbraccio “virtuale”.
La fantasia supera la realtà. Conviene a tutti noi.
Questi concetti materiali che diventano idee e diffondiamo tramite media mentre li eliminiamo in presenza fisica.
“Ci vediamo”.
“Un bacio”.
“Un abbraccio”.
Nel mio caso, ma quando mai! Sono perdido en el siglo...
[foto Wikipedia]
Me llaman el desaparecido Cuando llega ya se ha ido Volando vengo, volando voy Deprisa deprisa a rumbo perdido Cuando me buscan nunca estoy Cuando me encuentran yo no soy El que está enfrente porque ya Me fui corriendo más allá Me dicen el desaparecido Fantasma que nunca está Me dicen el desagradecido Pero esa no es la verdad Yo llevo en el cuerpo un dolor Que no me deja respirar Llevo en el cuerpo una condena Que siempre me echa a caminar Perdido en el siglo... Perdido en el siglo… siglo XX... rumbo al XXI…
Desaparecido, Manu Chao

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Ordine senza pensieri


Sono come un tordo nell’esibizione crudele dei cacciatori.
Il mondo percepito come un tritacarne umano. Io, Icaro in caduta.

Molti post mentali che rimarranno solo nella mia mente.
Quando faccio ordine spariscono i pensieri, le parole si assottigliano e rimangono solo sensazioni e impressioni casuali.
[foto Wikipedia]

"in a violent place we can call our country
is a mixed up man
and i guess thats me.
the sun's in the sky
but the storm never seems to end.

its a place of sorrow but we call it a home.
and the darkest thoughts
yeah, i guess they're my own
there's wealth in the bank
but there's nothing to show inside.

its cloudy now / its getting cloudy now

in a special place
that i call my life
the father was cruel and he lost his wife
but i don't see either
cause i live across the street

its a beautiful thing
when it starts to rain
a man who drinks just to drown the pain
and i can't stop from dreaming
there's something else.

its cloudy now / its getting cloudy now..

we are a f*cked up generation
it's cloudy now
we gotta get out of here
it's cloudy now
a f*cked up generation
it's cloudy now ...
Cloudy Now, Blackfield

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15 giugno 2008

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Pensieri senza ordine


Sono compresso, sono scomparso, sono ghost writer.
Sono esiliato, spogliato di me stesso.
Sono fermo sulle gambe. In stasi, in attesa di una liberazione.
In punta di nervi, cammino sul bordo e gli eventi esterni scorrono veloci al massimo stordiscono.

Per fortuna ci sono le radiocronache della Gialappa (Raidiregol - Euro2008) così le risate alla fine ci salvano.
Ma il senso rimane: ho perso il polso dell'ordine delle mie cose, sopratutto mentale.
[foto wikipedia]


"Someone take these dreams away,
That point me to another day,
A duel of personalities,
That stretch all true realities.

That keep calling me,
They keep calling me,
Keep on calling me,
They keep calling me.

Where figures from the past stand tall,
And mocking voices ring the halls.
Imperialistic house of prayer,
Conquistadors who took their share.

That keep calling me,
They keep calling me,
Keep on calling me,
They keep calling me.

Calling me, calling me, calling me, calling me"
Dead Soul, Joy Division
Anonimo ha detto...
Caro Prog,

mi trovo nella tua stessa situazione.La mente vaga, non sa dove fermarsi, dove trovar rifugio. Ovunque all'infuori di quello che si dovrebbe occupare, penso che sia una sorta di istinto di sopravvivenza o di ribellione alle cose inutili che siamo costretti a fare.
Viene voglia di urlare basta!!!!Ma vedrai che dopo aver toccato il fondo non si può che risalire!Lilli

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11 giugno 2008

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Ti prego dimmi...


Ti prego dimmi la verità
o se non puoi una bugia ben architettata
dimmi che mi sei nemico o, se ci credi veramente, che mi sei amico
dimmi le cose più crudeli sul mio conto
insultami, deridimi, adulami
dimmi che non so scrivere o che ti so far emozionare
dimmi che ho buttato la mia vita o che ho trovato un equilibrio
dimmi che mi ami
dimmi che mi odi
dimmi quello che sai vorrei sentirti dire oppure cerca di stupirmi
dimmi le storie sepolte nella tua memoria
dimmi le citazioni più belle che hai segnato su un quaderno
dimmi i versi delle canzoni che hai amato
dimmi quanto sei preso dal tuo amore o quanto ti dispera la solitudine
dimmi che sogni di partire, di viaggiare
dimmi che sogni di sognare
dimmi che ci sei o che, forse, ci sarai
dimmi che tu hai capito il senso o dimmi che ancora lo stai cercando
dimmi che ti sai emozionare e non lo sai spiegare
dimmi in cosa credi e cerca di convincermi
dimmi che mi scusi se non ti so capire
dimmi che forse avrebbe potuto funzionare
dimmi quanto stai bene o quanto stai male

ti prego dimmi
dimmi ciò che vuoi
ma non dirmi banalità

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09 giugno 2008

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Io e la cd generation (Hey, thanks for the support...)


H

o una passione insana per la musica. Sono un acquirente, devo ammettere, dimostrando tutti i miei anni, che amo anche l'oggetto cd.
Non ha il fascino del vinile ma io sono cresciuto durante il tramonto del vinile. Io faccio parte della cd generation. In modo speculare un ragazzo d'oggi sentirà di vivere il tramonto del cd... loro sono l'mp3 generation.
La dematerializzazione per me è dura da digerire. Ottima per affiancare l'oggetto ma... la copertina, i testi dentro, i crediti, l'artwork, la casa discografica, i loghi, i sticker. Girarsi nelle mani la custodia mentre ascolti il cd appena acquistato... non saprei rinunciarci.
Faccio di tutto per non essere nostalgico, ma questo, per me, è il limite invalicabile!

Oggi, grazie alla rete, a volte ci sono delle soddisfazioni aggiuntive.
Ho ordinato il nuovo cd (The Metamorphosis Project) di un gruppo poco conosciuto di post rock, i The Seven Mile Journey, danesi e secondo me di grande talento, intuizione e raffinatezza.
Ho acquistato tramite il loro sito, nel loro negozio virtuale. Nessuna intermediazione ad un prezzo molto basso comprensivo di spese di spedizione.
Mi è arrivato il plico velocemente e assicurato.
Dentro l'album (affascinante) e in regalo un altro album di un gruppo della loro etichetta (Jasper TX) e un foglio di carta strappato con poche parole scritta a penna:
"Hey Marco, Thanks for the support. Hope you enjoy our releases. Take Care. Best, Viet"
No, non c'è spazio per musica solo virtuale

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Amo il mio computer....(click me!)


Vivo un periodo complicato, il tempo è compresso e questo rende ogni attività solita più rara e pertanto più preziosa. La conseguenza più evidente riguarda il computer. Essendo l’attività a cui più mi dedicavo è stata quella che ha subito il maggior taglio. E ne sento la mancanza….
Amo il mio computer, ma giuro lo odio.
Mi fa sentire alternativamente onnipotente e frustrato. Promette di poter fare ogni cosa, ma tace che ciò implicherà dedizione e problemi. Più sarà potente e più sarà sfruttato dai programmi.
Se non funziona lui, non funziono io. Il solo sentirlo acceso mi è di consolazione.
Il percepire un suo problema mi genera ansia, come la madre per il bambino… Non riesco a concepirmi senza la sua estensione.
È dipendenza accertata, è alienazione sicura, ma ditemi voi, seduti dietro a un pc, come si fa a stare senza o solo limitarne uso?
[Foto Wikipedia]

I love my computer you make me feel alright / every waking hour and every lonely night
I love my computer
for all you give to me / predictable errors and no identity
and it's never been quite so easy
I've never been quite so happy
all I need to do is click on you
and we'll be joined
in the most soul-less way /and we'll never ever ruin each other's day cuz when I'm through
I just click
and you just go away

I love my computer
you're always in the mood
I get turned on
when I turn on you

I love my computer you never ask for more
you can be a princess
or you can be my whore
and it's never been quite so easy
I've never been quite so happy

the world outside is so big
/ but it's safe in my domain because to you
I'm just a number and a clever screen name
all I need to do is click on you

and we'll be together for eternity
and no one is ever gonna take my love
from me
because I've got security,
her password and a key"
I love my computer, Bad Religion

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06 giugno 2008

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Per il popolo Saharawi (Manu Chao)


Riporto l’appello di Manu Chao dal sito www.politikills.com:
“A giugno inizieranno i Giochi Olimpici a Pechino. E pare che tutti i grandi dirigenti del mondo scoprano ora il Tibet e la sua problematica. Forse non lo sapevano? Per caso non lo sapevano quando otto anni fa conferirono la responsabilità di questi giochi alle autorità cinesi? Senza che nessuno si disturbasse a denunciare qualche sentore di ingiustizia attraverso i vertici tibetani? Per caso non lo sapevano? E ora che cosa? Ora tutti, con i loro discorsi moralizzatori, vanno additando il governo cinese. E i cinesi muoiono da ridere. Muoiono di risate perché sanno quello che tutto il mondo ora sa…ed è che loro tengono il mondo occidentale ben afferrato per le palle del commercio. Che ironia!
L’ultimo grande paese comunista ha posto il mondo capitalista ai suoi piedi…dopo che aveva deciso di giocare allo stesso gioco che avrebbe voluto annientare…. Visto dopo dieci anni, questo sembra una barzelletta…però è così.
Mondo difficile e futuro incerto…la vita è una tombola.
E se qualche giorno, in questa grande tombola che è la vita, tutti questi benpensanti bambolotti del comitato olimpico decidessero di affidare i Giochi Olimpici al Marocco, che succederebbe? Forse il mondo scoprirà che esiste il Popolo Saharawi? Forse tutti i politici e gli intellettuali del mondo diranno al Marocco che quei muri che hanno costruito in un paese che non appartiene a loro sono un infamia? E scoprirà anche che tutte quelle mine in pieno deserto vendute da Francia, Stati Uniti, ecc… hanno ucciso abbastanza gente? Che tutti gli scomparsi, i torturati e defraudati Saharawi durante più di trent’anni di maltrattamenti e resistenza, erano e sono persone in carne ed ossa. Miraggi del deserto…miraggi d’ipocrisia…ipocrisia dei governi…che chiudono gli occhi …quando addirittura non si rendono direttamente complici. Impotenza (o subordinazione?) dell’ ONU che ora pare non comandare più neanche a casa sua. Come si vede l’ONU nel guardarsi allo specchio? Cieca o complice? Lasciamo da parte il bla bla bla, la risposta è variopinta ma scoraggiante. Non arriva al punto finale. E non può avere un punto di arrivo prima che il Popolo Saharawi abbia il diritto di vivere libero nelle proprie terre e coste dell’Atlantico. La responsabilità è dell’ONU, e anche del governo spagnolo. Per ragioni vergognose ma storiche. Anche per responsabilità dei governi francese e statunitense che hanno appoggiato incondizionatamente il regime del Marocco. E se un giorno finirà questo dolore, questa vergogna, quest’ingiustizia
Forse il mondo scoprirà che abbiamo incarcerato nel deserto un popolo che sta dalla parte di un islamismo moderno più tollerante, in cui uomini e donne si rispettano reciprocamente. In cui il livello di educazione dei bambini, nonostante le condizioni di vita tremendamente avverse, è senza dubbio ai miei occhi fra le più invidiabili di tutto il Nord Africa. Quando, infine, ci renderemo conto che nel quinto inferno del deserto mal sopravvive il seme di un mondo migliore, più pacifico e meno estremista. Seme calpestato dalla realtà politica ed economica.. Calpestato da ladri benvestiti che in fin dei conti sono proprio i veri barbari in questa storia triste e violenta, senza futuro per l’umanità.
Per concludere questo discorso con una nota di ottimismo positivo, da qui, Dajla (Sahara), lanciamo un appello ad inviare firme per proporre la candidatura della Repubblica Saharawi indipendente affinché siano organizzati i Giochi Olimpici del 2016 sulle coste dell’Oceano Atlantico e fra le dune di un deserto che chiede solo di poter fiorire”.
Manu Chao

Condivido ogni parola e ammetto che fino ad oggi del popolo Saharawi e della sua battaglia non avevo mai sentito parlare.
Si chiama informazione globale? I popoli oppressi che non stanziano in paesi con petrolio non vengono molto considerati…
I genocidi di civiltà effettuati da nazioni che hanno i giusti alleati o una strategica posizione geografica o sono nella giusta alleanza militare non vengono molto citati, chissà perché…
Le Olimpiadi non saranno mai assegnate a un paese povero, non per la mancanza di strutture, ma per gli ostacoli generali al business.
Insomma, mondo difficile ma, come direbbe Manu, un altro mondo è possibile.
[foto www.politikills.com]

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01 giugno 2008

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Rieccomi...


R
Rieccomi.
Stasera mi accoglie una notte immobile e sorda.
Rieccomi. Dopo un periodo buio ben rappresentato dagli ultimi post.
Il blog mi assomiglia sempre di più, quindi vuol dire che funziona.
Rieccomi ma il periodo nero non è finito, ma ha una diversa prospettiva. Più tenue, forse più sfumata. Ma non riesco ancora a convincermi che la vita è fatta di grigi.
Devo sembrare proprio disperato visto che qualche viandante sperduto spende per me qualche parola consolatoria.
Ringrazio ma non è quello che cerco. Non c'è consolazione perchè tutto va vissuto, perchè non c'è scorciatoia. Anche se sto uno schifo, mi va bene così. Corro il rischio che le parole siano un serbatoio di frustrazione, ma è un rischio da cogliere.
Rieccomi. E mi sento una piramide di emozioni positive e paranoie ma c'è un mattone, una chiave di volta che riesce a far star su l'intera struttura. Un solo elemento che riesce a riequilibrare tutti gli altri elementi traballanti.
Miracolo di equilibrismo, ma spostato quello, crolla il palco!
Rieccomi. Spogliato da ironia, sarcasmo, frustrazione, paradossi... nudo.
E mi stupisco di avere qualcosa da di dire e di avere un senso da ricordare. Comunque
Rieccomi. Dopo un coma del mio computer che è stata una sofferenza fisica anche per il suo utilizzatore. In cerca della perfezione pesco la totale devastazione.
Rieccomi. Con la gioia che si prova quando finisce una lunga attesa e il tempo delle speranze trova un senso.
Rieccomi a rimboccarmi le maniche, ad affrontare il primo giorno del resto della mia vita, a fare il primo passo del percorso. Masticando (ancora) rabbia e perdono. Anche se sono assediato dai miei stessi demoni. Anche se il malumore mi divora da dentro.
Rieccomi. A cercare di mettere insieme rivelazioni e scoperte, ad essere navigatore senza bussola.
E riesco ancora sentirmi sconvolto nel sentire una storia. E riesco ancora a farmi destabilizzare da sentimenti che non percepivo e che in un attimo mi hanno travolto.
Come la piena di un fiume e io come il giunco mi piego, sì mi piego!, ma stavo per essere travolto.
Rieccomi e già non ci sono più.
[Foto Wikipedia]

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Nulla, nessuna forza può rompere una fragilità infinita (Guido Ceronetti)

Alcuni non possono fare a meno di sbagliare la strada, perché per essi non esiste una strada giusta (Thomas Mann)

Forse solo il silenzio esiste davvero (Josè Saramago)

Nell'oblio