
Sarò via qualche giorno, finalmente in ferie!
Ferie anelate, sospirate, rimandate tanto che sembravano non doversi mai concretizzarsi.
E invece eccole, io e il mio amore ce le meritiamo proprio.
Ci risentiamo il 5 ottobre.
Fate i bravi...
Vostro Progvolution
28 settembre 2008
4Chiuso per ferie
26 settembre 2008
2Come creare nuovi spazi nel Consiglio dei Ministri
Siete troppi nel Consiglio? Il Gabinetto della presidenza è di pochi metri quadri?
Ministri obesi ti tolgono il tuo spazio vitale?
Abbiamo la soluzione per il tuo problema!
Applica la nostra nuova cartellonistica e le poltrone vuote si creeranno magicamente!
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La parabola della vita
Ho avuto qualche commento che si stupiva di questa affermazione che pare disperata ma è solo una presa di coscienza di come mi sento.
Tutti noi speriamo in un miglioramento continuo, senza fine. Ma vogliamo solo illuderci, non è così.
Tutti gli esseri viventi hanno una crescita, un apice e una decadenza.
Per me la vita è una parabola (rovesciata): si cresce, si sale, si migliora, si apprende, ci si sviluppa; si arriva alla massima espansione della propria personalità e da lì comincia una parte discendente in cui disimpariamo, non recepiamo, dimentichiamo, non ce la sentiamo, etc.
Questo non vuol dire che la fase discendente sia terribile, significa soltanto che deve per forza esistere un apice in cui siamo al massimo del nostro fulgore psicofisico. Esserne consapevoli non può far male. Se a 34 anni mi sento così non vuol dire che mi prospetti il resto della mia vita come un inferno, voglio solo sottolineare che, come dico ultimamente scherzando. "più bello di così non sarò mai!".
Dopo l'apice non c'è la fine, incomincia solo una lievissima discesa in cui pian piano ci allontaneremo dal nostro picco.
Farlo con consapevolezza potrebbe farci godere di più la discesa.
24 settembre 2008
2L'impotenza del presunto law and order della destra italiana: lo stato di emergenza propagandato per maggior sicurezza
Carceri, esercito e ora CPT.
Si affacciano al balcone mediatico e, petto in fuori, annunciano fieri misure che dovrebbero aumentare la sicurezza dei cittadini.
“Subito 10 nuovi CPT” ci rassicura il ministro dell’interno padano (o italiano?) perché gli immigrati clandestini sono aumentati del 60%. Ma in campagna elettorale non avevano promesso che con la loro bacchetta magica (vagamente a forma di manganello) avrebbero (non si sa come) stroncato il flusso dei clandestini? Autogol!
Propaganda e demagogia.
Possono continuare ad alzare la voce e a sognare un paese militarizzato, stracolmo di divise, mitra e anfibi per le strade e pieno di fiammanti carceri e CPT (quale la differenza?), che saranno in poco tempo strapieni.
Sono non-soluzioni. Perché dovrei sentirmi più sicuro se le scelte indicano impotenza?
Non sono in grado di mantenere l’ordine pubblico con le forze dedicate quindi chiamo i militari.
Non sono in grado di approntare una politica di integrazione e di flussi di migranti quindi creo sempre più strutture dove rinchiuderli.
Chiunque, con queste premesse, percepisce una maggiore sicurezza penso che voglia solo illudersi. Non c’è da sentirsi più sicuri ma in stato di assedio ed emergenza.
Io mi sento inquieto.
23 settembre 2008
222 settembre 2008
5Se lo dice la mamma...
Poca fa mi ha spedito questa mail (!) dove, con tutto il suo buon senso, mi dice:
"Ho letto qualcosa del tuo blog mi sono piaciute le 4 puntate del concorso per il resto è tutto un gran parlare e soffrire l'unica cosa a cui posso rispondere è se 12 ore davanti al computer sono troppe assolutamente si,tu intorcini troppo nei tuoi pensieri e rischi di diventare schiavo della rete. Ma contento te...".Insomma "tutto un gran parlare"... e se lo dice la mamma...
Ciao ma', perdona la mia mancanza di sintesi e benvenuta nello spazio delle parole!
[photo credit: wikipedia]
21 settembre 2008
3Lamento digitale: la forza di gravità avrà la sua rivincita sulla conquista della posizione eretta

Avvertimento: non cercare un senso, il pensiero, fuori giri, si fa frammentato e tortuoso. Cogli la sensazione. Se c'è.
Osservo assorto i miei disastri mentali.
Tutto scivola lento nell'indolenza che ingoia gli impegni.
E non ho più niente da dire perché in ogni discussione lascio un pò di me. E sono limitato.
Io sono una generazione senza diritti che osserva disperato i più giovani, una generazione senza sorriso.
La mente vaga in un mondo deserto di idee ma colmo di mezzi per diffonderle.
Chiudo gli occhi e mi lascio cullare dal rumore di fondo di un film con una trama troppo noiosa per lasciare lontano il sonno.
Mi alzo, scivolo, ricado. La forza di gravità avrà la sua rivincita sulla conquista della posizione eretta.
Questo è un lamento digitale.
Contro la pressione.
Contro il pieno.
Contro la velocità.
20 settembre 2008
1La vostra gioia è il vostro dispiacere smascherato
"La vostra gioia è il vostro dispiacere smascherato.
E lo stesso pozzo dal quale si leva il vostro riso, è stato sovente colmato dalle vostre lacrime.
E come potrebbe essere altrimenti?
Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere, tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa che è stata scottata nel forno del vasaio?
E il liuto che calma il vostro spirito non è forse il legno stesso scavato dai coltelli?
Quando siete felici guardate nelle profondità del vostro cuore e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto ciò che prima vi ha dato dispiacere.
Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò che prima era la vostra delizia.
Alcuni di voi dicono: "La gioia è superiore al dolore,"
e altri dicono: "No, il dolore è superiore."
Ma io vi dico che essi sono inseparabili.
Giungono insieme e quando uno siede con voi alla vostra mensa, ricordatevi che l'altro giace addormentato sul vostro letto.
In verità siete sospesi tra dolore e gioia come bilance.
Solo quando siete vuoti siete immobili ed equilibrati.
Quando il tesoriere vi solleva per pesare l'oro e l'argento, la vostra gioia o il vostro dolore devono necessariamente alzarsi o cadere". (Kahlil Gibran - Il profeta)
20 settembre: la breccia dell'amore
8 anni intensi che danno un senso al respiro.
Ringrazio le coordinate astrali che il 20 settembre 2000 mi hanno fatto trovato in quel posto, a quell'ora.
Incontrarla.
Non ho le parole di un poeta, ho solo un sentimento che deve passare anche da qui.
"...l'amore, mi sembra di tutte la cosa principale.
Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l'opera dei grandi filosofi. Ma a me importa solo di poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare il mondo e me; a me importa solo di poter considerare il mondo, e me, e tutti gli esseri, con amore, ammirazione e rispetto" (Hermann Hesse - Siddharta)
19 settembre 2008
7Le considerazioni della stanchezza - 3
Continuo a comprare libri e a dedicarmi al blog.
Il lavoro è intenso e non stacco seriamente da marzo.
Presto ci saranno eventi epocali per la mia vita privata e io li affronto tra una misantropia a giorni ottundente, picchi di paura per un futuro in bilico e una profonda gioia che mi rende sereno.
Il mondo strano ma ho ancora voglia di cercare di capirlo.
Due cose mi hanno colpito in questi giorni: la gioia dei dipendenti Alitalia che accolgono la notizia del quasi certo fallimento della compagnia e la propria disoccupazione con gioia genuina (forse sanno qualcosa che a noi sfugge?) e la calma olimpica dei dipendenti Lehmman che ordinatamente con la loro scatola in mano abbandonano un ex colosso e in un giorno, senza nessuna isteria, si chiude e bye bye.
Giorni fa ho pensato che sono all'apice della mia vita e non sarà mai meglio di così. Spero che i fatti mi diano torto.
Buona notte mondo
17 settembre 2008
8Gioiosi caroselli di castronerie e obbrobri: ecco come si commenta il blog di un pericoloso comunista
Dichiararsi di sinistra e affermare di non capire perché l'attuale politica del governo di destra generi consenso, produce scandalo. Si è alzata la solita guerra di religione, guelfi vs. ghibellini, fascisti vs. comunisti, buoni vs. cattivi.
In casi come questi si assiste all'emergere di frustrazioni di un paese diviso e che non sa parlarsi. Accuse reciproche. Sarebbe interessante intavolare un confronto di idee civile ma pare impossibile, una perdita di tempo,
Ma per capire gli interlocutori vi faccio un rapido sunto dei commenti ricevuti (in verde il virgolettato dei commentatori di destra).
Secondo i miei gentili e garbati lettori di destra, che si sono sentiti in obbligo di difendere il loro attuale Vate e tutte le destre del mondo, la sinistra è fatta di gente che “rompendo le palle alla gente normale” perché noi siamo anormali, chiaro.
La gente di sinistra è stupida perché “hanno paura di tutto, del nucleare,dei termovalorizzatori, dei rigassificatori,del carbone” tutte situazioni che come ben sappiamo fanno molto bene alla salute della collettività. Ovviamente siamo tutti stupidi ecco perché “temo che di lustri ne passeranno prima che capiate”. Io, in particolare, non posso capire il mio paese perché “troppo imbevuto da percezioni idealistiche” e “neanche i dati alla mano sarai in grado di capire” mi dicono sti geniacci!
I poveri destrorsi dicono “questo paese di m**da lo avete ridotto così voi dopo anni di non studio, non lavoro, non impegno, non serietà” tutte qualità che hanno solo loro, perchè loro vivono “senza spinelli, senza cocaina” loro sono puliti, noi tutti tossici. Cosi “ha deciso la maggioranza degli italiani e se tu non capisci peggio per te” (una minaccia squadrista sta sempre bene). Si chiedono “che razza di marziani siete” perché chi non la pensa come loro non è neanche umano.
Per l'attualità vengo edotto che Berlusconi “si assume le sue responsabilità” (non si capisce in che sede visto che è sempre in cerca di immunità) e sia chiaro che senza Silvio “l'Italia sarebbe già fallita da anni e anni di bolscevico governo”. Non vi risulta? Come non vi ricordate quando Lenin era ministro dell'interno nel Governo Andreotti XXXII?
Con la solita moderazione ci ricordano il “disastro di mani pulite .. Esecutivo della sinistra per andare al governo per mezzo di giudici compiacenti e togati di rosso.....Il PCI ( e le BR) sono stati foraggiati dal KGB” insomma il solito complotto delle toghe rosse (ma va?) e il grande disegno sovietico. Inoltre “con questo c...di P2, è nulla rispetto ad un partito comunista, TRADITORE del proprio paese, finanziato per 50 anni da Mosca” mentre la P2, potere 2, loggia massonica che tramava contro lo Stato non è per nulla pericolosa o traditrice....
Il momento topico è quando si riduce tutta la sinistra del mondo al comunismo sporco e cattivo: è una canea indescrivibile, piovono accuse di comunismo su tutto e tutti, ma gli unici che ci credono ancora sono proprio loro gli anti-comunisti, quasi sembra lo vorrebbero rimetter su il muro caduto 19 anni fa! Senza l'uomo nero cosa racconteranno ai loro pargoli, per spaventarli?
Poi passano alla geopolitica per ricordarmi che “milioni di africani e di affamati dal socialismo, continuano a vedere l'Italia come la meta desiderata e sbarcano a migliaia. Chissà perché?” peccato che in Africa mi risulti ci sia il capitalismo ovunque e il blocco socialista sia scomparso da qualche decennio, forse sarebbe meglio chiamarli affamati dal capitalismo del secondo mondo? Rincarano la dose “belle teorie si sono sempre trasformate in feroci dittature... guardati i vari Paesi del Sud America” dove si sa che le dittature delle giunte militari di destra non esistono... E ancora mi illuminano “tutti questi stranieri clandestini rompono le scatole ... nei loro Paesi loro si comportano peggio... e ti tagliano anche la testa per cose da niente” (fine conoscitore del mondo!).
Io esprimo il mio pensiero civilmente e mi dicono che sono "malato" e che sono del tipo che “ancora oggi portano al braccio o all'occhiello i segni del lutto per la scomparsa di STALIN” morto nel 1953, 21 anni prima che nascessi. Non paghi mi confermano che nonostante abbia solo 34 anni “è evidente che sei annichilito perché per 60 hai bevuto le ca...te che tutti ti raccontavano e hai vissuto in un mondo utopico ed irreale” ma va? O cominciate 26 anni prima del concepimento a essere indottrinato?
Poi, per mettere la discussione su un piano costruttivo, aggiungono sul piatto “Praga, Budapest i 500 milioni di morti tra gulag ed epurazioni” come se centrasse qualcosa con il governo dell'Italia dal 2008 al 2013. Futuristi!
Non poteva la chicca negazionistica “i partigiani anche li' il 90 per cento sono cavolate e omicidi di paese per chi aveva i buffi con il macellaio e il fornaio perché in realtà siamo strati liberato dagli americani e i partigiani ne hanno approfittato per poi far carriera per gli ultimi 60 anni” che sono affermazioni da olocausto culturale.
Poi mi illuminano con profondissime chicche di dottrina politica “Non si governa con le chiacchiere” e chiariscono che gli italiani vogliono solo la normalità che “la sinistra, colta/raffinata/terzomondista/ visionaria e planetaria” non sa garantire perché nulla fa contro ”insegnati analfabeti, impiegati statali, meridionali con pensioni finte, prostitute, viados, centri sociali, immigrati clandestini che ammazzano, ex terroristi, la droga libera, graffittari, punkabbestia” insomma la lista dell'ariano perfetto!
Per concludere noi cattivacci della sinistra “dividete il mondo in categorie: voi i buoni e gli altri tutti ladri, corrotti, etc.” loro, come dimostrano questi esempi, no!
Un simpatico invito finale “Smettetela...se non vi piace questo Paese andatevene in uno comunista..qua siete minoranza” (il caro confino caro al Duce...)
Questo è quanto. Sono circa una trentina di commenti tutti di oggi in un arco di una decina di ore.
Ciascuno tragga le sue conclusioni.
16 settembre 2008
57Mi rannicchio annichilito nel mio angolo e osservo un Paese che non capisco
Mi rannicchio annichilito nel mio angolo e osservo un Paese che non capisco, che approva ciò che io ritengo obiettivamente dannoso.
Mi nascondo raggomitolato nel mio antro oscuro e guardo una Nazione che applaude l'arbitrio.
Consenso in crescita, vasta maggioranza. Chiaramente mi adeguo, vorrei sinceramente capire ma non ci riesco.
La follia è mia o è collettiva? Un'eventuale risposta non mi aiuta, non sposta i termini del discorso.
Sono isolato, un visionario probabilmente. Vedo il paese affondare mentre la maggior parte degli altri cittadini lo vede prosperare. Qual'è la realtà?
Non voglio neanche sfiorare le singole questioni che tutti conosciamo e sono state infinitamente discusse. Parlarne ulteriormente non serve.
La verità non esiste.
Esiste solo la percezione.
Io percepisco desolazione. Pensare che i numeri democratici continuano a sostenere l'operato di questo Governo mi fa provare una solitudine raggelante.
Uno sconforto lieve ma insistente mi torce le viscere.
Basta veramente solo la propaganda a creare la percezione positiva?
Davvero abbiamo coscienze così deboli e malleabili?
Oppure sono solo io che sono ottenebrato?
[dipinto di Jenny Saville, foto da http://arti.pbwiki.com]
L'italiano: omaggio a Stefano Rosso
L'italiano di Stefano Rosso
"Vent'anni all'estero da minatore
oppure in galleria come editore
scudetti in mezzo, buon meridionale
se ammazzo in Africa son coloniale
se ammazzo austriaci son patriota
canto da sempre non conosco nota.
Piaccio alle nordiche, specie svedesi
cambio governo quasi ogni sei mesi
sono cattolico per adozione
e l'hobby invece è la rivoluzione
mio figlio un giorno sarà calciatore
per il momento è in terza dalle suore.
Ma cosa guardi, cosa c'è di strano?
Chi sono dici? Beh, sono italiano
son stato il solo a perdere la mano
sia col tedesco che l'americano
ma se mi chiedi chi fu Garibaldi
uno che nacque presto e morì tardi
ma cosa guardi, cosa c'è di strano?
Chi sono dici? Beh, sono italiano.
Siam tutti preti, navigatori
figli di 'gnotta e grandi cantautori
mamma è una santa, le altre da bordello
se perde il Napoli faccio un macello
se trovo un portafogli perchè è vecchio
tv a colori e pane dentro al secchio
siam diplomatici, laici, estremisti
frutteti-asmatici e poi femministi
di calcio tecnici, d'amor maestri
figli di parroci in gite campestri
del cruciverba siamo i pensatori
quattro infermieri, centosei dottori.
Ma cosa guardi, cosa c'è di strano?
Chi sono dici? Beh, sono italiano
son stato il solo a perdere la mano
anzi, il pallone con il coreano
son stato il solo a vincere la guerra
sia con la Svizzera che l'Inghilterra
ma cosa guardi, cosa c'è di strano?
Chi sono dici? Beh, sono italiano.
Da vivo sono un po' menefreghista
da morto invece son nazionalista
specie se ho nomina da deputato
da giornalista a volte pensionato
ma la domenica problemi grossi
segna Giordano, segna Paolo Rossi.
Ma cosa guardi, cosa c'è di strano?
Chi sono dici? Beh, sono italiano
son stato il primo a perdere la mano
sia col tedesco che l'americano
confesso, è vero, ma non è finita
prossima vittima è l'ora proibita
ma cosa guardi, cosa c'è di strano?
Chi sono dici? Beh, sono italiano!"
Mostrami il tuo tariffario
Scopro con curiosità che una concorrente del Grande Fratello ha deciso di vendere la sua verginità per la modica cifra di 1.000.000 di euro.
Una provocazione?
Un atto da punire con le nuove norme della ministra Carfagna?
Certo che l'inflazione è proprio insostenibile! Una base d'asta è ingiustamente antipopolare...
Io, non per fare il taccagno, ma invece di comprarmi l'imene di questa intraprendente esempio di virtù, vorrei sapere il tariffario di altre prestazioni: basteranno 100 euro per sputarle in faccia?
Chi diceva braccia rubate all'agricoltura?
15 settembre 2008
0Alitalia: la matematica del Governo

Le notizie di oggi su Alitalia sono convulse.
I Tiggi televisivi (quelli seri e affidabili) a grancassa sparano le seguenti cifre:
- Alitalia ha 20.000 dipendenti, 20.000 poveri italiani che saranno disoccupati se non si adeguerà al salvifico piano del Cavaliere.
- “Il governo, ha detto il Presidente del Consiglio "ha fatto quello che aveva promesso, ha trovato una cordata di imprenditori italiani". Gli esuberi saranno "solo 3.200 esuberi, la metà di quelli previsti da Air France".
- L'accordo quadro prevede una ricapitalizzazione iniziale della Nuova Alitalia di almeno 1 miliardo di euro, il conseguimento del pareggio operativo in poco più di 2 anni e l'assunzione di un totale di 12.500 persone, Air One compresa.
I 4.300 che mancano sono frutto della matematica di Governo.
Qualcuno sa dove sono finiti?
Desaparecidos nelle trattative?
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In che pianeta si è trasferito il Vaticano?
La Chiesa cattolica è un’istituzione in affanno. I musulmani, a livello mondiale hanno superato i cattolici. A livello europeo e, più ampiamente, di primo mondo, la Chiesa continua a denunciare, come un pericolo, la laicizzazione e le secolarizzazione della società.
Tradotto significa che, al di là di quanto viene dichiarato nel censimento delle religioni, le persone non mettono in pratica i precetti della religione cattolica. Le chiese sono vuote, le vocazioni per diventare sacerdote sono pochissime e, per la maggior parte da paesi del secondo e terzo mondo (“le chiese rimangono vuote, le messe pressoché deserte, il clero in estinzione”), i matrimoni tracollano in favore delle convivenze, chi si sposa non si presenta, nonostante l’abito bianco, vergine al matrimonio, i divorzi aumentano, la contraccezione è universale e massiccia, l’aborto è legale, ecc.
La Chiesa vede tutto questo e si lamenta, lancia proclami e anatemi. Continua bigottamente a considerare peccaminosi atteggiamenti ormai considerati assolutamente naturali e inoffensivi. Non compie il minimo sforzo di comprensione dei fenomeni, anzi, ha scelto una strada oltranzista e tradizionalista. Si sente in pericolo è la difesa che ha scelto è quella della chiusura a riccio, isolati in un castello assediato.
Continuano a riaffermare dogmi ormai incomprensibili nella società del 21° secolo. Ma che credibilità ha una istituzione che nel 2008 dice stop a “divorziati e unioni civili”? Come può pensare realisticamente di reintrodurre il matrimonio indissolubile?
In che pianeta si è trasferito il Vaticano?
Distaccarsi dalla realtà non ha mai salvato nessuna istituzione, è la strada per essere travolti. Sembra che la nuova strategia sia la purezza dei vecchi dogmi a costo dell’impopolarità. Una scelta curiosa da parte di una religione che ha scelto il perdono come fondamento e invita a porgere l’altra guancia. Una scelta che si può dire fondamentalista. Forse la Chiesa cattolica invidia questa caratteristica di parte dell’islamismo? La ritiene una scelta vincente?
È di ieri la notizia che il Papa ha ribadito la difesa della messa in latino. Una scelta sinceramente insensata e retrograda, il riproporre una scelta spocchiosa che non so con quale ragionamento possa favorire l’avvicinamento dei fedeli. O forse si pensa che vista la predicazione sempre più debole, il fatto di non essere compresa possa essere d’aiuto?! Ri-acquisire l’antica autorità grazie alla forza misteriosa della lingua liturgica che, essendo incomprensibile ai più, creerà di nuovo riverenza e fede?
La Chiesa, se vuole sopravvivere, dovrebbe prendere la strada della modernizzazione, del ripensamento di regole e morali ferme a 2000 anni fa. Da sempre tradizionalista vorrebbe un’umanità ferma e immutabile vogliosa di seguire precetti reazionari. Invece il progresso è sviluppo del pensiero e della morale. Il diritto e la società, lentamente ma inesorabilmente, prendono atto dei cambiamenti sociali e vi si adattano.
La religione no!
Resta ferma e ulula alla luna quando vede i suoi seguaci scappare in avanti. Non riuscendo a capire che, semplicemente, è lei che è rimasta indietro.
14 settembre 2008
4Con i tasti intrisi di fiele: Miss Italia
Nasce nel 1946 in un paese devastato dalla guerra, dalle bombe, dalla guerra civile.
Un paese senza televisione, angosciato da tragedie e lutti. Una nazione che cercava gioia e speranza.
Nasce nel 1946, il primo anno in cui le donne italiane possono votare. Una bella mossa che, anche se casualmente, sottintendeva che i diritti si estendevano ma lo status di dignità rimaneva ben diverso.
Il messaggio profondo è che le donne non si realizzavano con la partecipazione alla vita politica, bensì con l'esposizione delle loro grazie.
Da lì in poi tutta discesa. Che gioia per un paese intontito dal bigottismo religioso poter godere di giovani donne in mise succinte, quante fantasie si accendevano per i giovani maschi di provincia.
E via allora, pascolare sulla passerella, carne in vendita, corpi senza parole.
L'Italia qualche passo in avanti lo ha fatto ma questa oscena kermesse di umiliazione femminile ha resistito. Ha resistito al 68, al femminismo, alla riforma del diritto di famiglia, alla scolarizzazione femminile.
Forse ha traballato negli anni della contestazione, ma ora è forte più che mai.
Fiere di genitori bavosi sono pronti a immolare le loro figliole all'altare dello star system. L'ambizione è chiara: la TV. La fama, il successo, i soldi, Essere velina, sposare un calciatore.
Avere successo per il proprio corpo, non necessitando alcun talento, alcun intelletto o capacità. Addirittura dissimularlo se presente perché il mito per il gallo italico è la donna bella e scema.
Un prototipo che scatena le voglie del maschio latino che nel vedere quella altrui (solo finta) si sente rassicurato nella propria ottusità.
Una schema culturale annichilente: il successo senza talento, un sogno di tutti i frustratissimi italiani abituati per secoli a non rincorrere il merito ma la scorciatoia. Se non ci sono riusciti loro, almeno per i figli e le figlie.
Allora moltiplichiamo le fiere di paese, miss maglietta bagnata, miss culetto d'oro, miss quartiere, miss copertina.
Mille occasioni annuali per mostrare il proprio corpo, farlo votare da una schiera di onanisti e godere di una fascia e, gaudio, della corona di reginetta (non regina, già il titolo è sminuente).
I concorsi di bellezza non si distinguono dalle fiere bovine. Ma questa rito dell'eleggere la mucca più pasciuta non sembra scandalizzare le donne. Le ragazze non si sentono umiliate anzi, essere scrutate, misurate, soppesate e interrogate con domande aberranti pare soddisfarle. Hanno tutti sogni del cassetto esaltanti: cinema, moda, teatro e televisione. Nessuna vorrebbe scrivere, fare lo scienziato o vincere il nobel. Troppo faticoso. Meglio fatui sogni che non comportano fatica diversa da quella di mostrarsi.
Tette, culo e sorriso. Sotto il costume niente.
Questo modello di bellezza vuota è l'emblema del paese: una terra di esteriorità disperse nel vuoto culturale.
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13 settembre 2008
4Il Papa ci invita a disprezzare il denaro: che impudente ipocrisia!
Non capisco.
Io devo rifiutare l'idolo denaro mentre lui è a capo di un organizzazione che (dati 2007) possiede “All' incirca il 20-22% del patrimonio immobiliare italiano fa capo alla Chiesa. Un quarto di Roma è intestato a diocesi, congregazioni religiose, enti e società del Vaticano. Solo le proprietà che fanno capo a Propaganda Fide (il "ministero degli Esteri" del Vaticano che coordina l' attività delle missioni nel mondo) ammontano a 8-9 miliardi” (fonte).
Poi, con l'8 per mille, drenano circa un miliardo di euro per anno. “In teoria, una tale enorme somma dovrebbe essere destinata ad opere di carità; ma le stesse cifre ufficiali della C.E.I. relative al triennio 2002-2004 ammettono che il 46% dell’incasso viene destinato “alle esigenze del culto [del Papa]” (adunate oceaniche, viaggi papali, ecc. ecc.), il 34% al sostentamento del clero e solo il restante 20% ad interventi caritatevoli” (fonte).
Dati che dimostrano che più che un istituzione spirituale il Vaticano è un'holding multinazionale che non fa altro che accettare “i moderni idoli del denaro, del potere, dell'avere” di cui sopra.
Io dovrei rifiutare questi idoli?
Che cominci lui!
E già che c'è rifiuti anche l'ipocrisia!
12 settembre 2008
2Tutti dentro! Le carceri immaginarie di un paese senza legalità

Siamo il paese delle carceri immaginarie.
Quelle immaginarie sono sempre più gonfie e si scorge un ordinata e gioiosa fila per entrarci.
- Galera per le prostitute.
- Carcere per i loro clienti.
- Celle negli stadi per gli ultrà violenti.
- Carcere per gli immigrati clandestini.
Le carceri erano sovraffollate, per svuotarle si fa l'indulto e dopo pochi mesi le carceri sono di nuovo piene. Si dovrebbe scegliere dunque una politica penitenziaria prudente tesa a mettere in carcere i criminali più pericolosi e invece ci si accanisce contro i poveracci (prostitute e clandestini), sicuri che gli altri verranno eventualmente solo sfiorati (i clienti) e si fa finta che che non basterebbero le leggi ordinarie per mettere in galera i finti tifosi-veri criminali.
I problemi storici in Italia sono una giustizia lenta che affronta ogni giorno la zavorra di un popolo litigioso (le cause pendenti sono alcuni milioni) e di una procedura processuale che esalta tutte le tattiche dilatorie (in attesa della prescrizione). Ma la lentezza non è certo dovuta alla certezza della pena visto che la maggioranza dei reati sono impuniti, a volte neanche denunciati per sfiducia nelle istituzioni.
Con queste premesse i continui proclami di ordine, le grida manzoniane che annunciano inflessibili repressioni di complessi fenomeni sociali fanno sorridere. Anche perchè l'altro piatto della bilancia ci ricorda che alle parole non seguono i fatti, anzi i soldi! Il crimine non si combatte con le parole ma con i mezzi messi a disposizione dei magistrati e dei poliziotti.Moralismo, demagogia, ipocrisia. Questa la bussola del governo attuale.
In Italia si annunciano di continuo le manette: agli evasori, ai clandestini, agli ultras violenti. ma sono solo annunci elettorali.
Se qualcuno degli illuminati statisti italiani andasse a rileggere Cesare Beccaria forse gli sovverrebbe che non sono le pene draconiane il deterrente al crimine, bensì la certezza della pena.
E cosa c’è di più aleatorio in Italia? Tra sanatorie, condoni, amnistie (7 in 62 anni) indulti e prescrizioni il carcere è una istituzione per i soli disperati, chi non riesce a sfruttare le scappatoie del sistema, insomma chi non ha denaro: tossicodipendenti (27% della popolazione carceraria) e immigrati (33%). Certe categorie sociali il carcere non lo sfioreranno mai.Forti con i deboli, collusi con i forti.
Infierire anche contro le prostitute, per la maggioranza schiave brutalmente sfruttate, è un colpo di genio illuminante. Ci sarebbe da indignarsi ma consola il fatto che rimarrà solo il solito manganello roteato a vuoto in aria.
Continuino a strillare isterici “law and order”.
Un paese senza legalità ha già perso in partenza qualunque lotta contro il crimine perché: “la società prepara il crimine, il criminale lo esegue”.
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11 settembre 2008
3Non solo fannulloni! Insulti, falsità e propaganda: la strada della privatizzazione dell'Italia
Non trovereste offensivo trovare nel sito del Ministero delle Pari opportunità una sezione intitolata “Donne: non solo prostitute” e una “Gay: non solo AIDS”?
Ebbene.
“Non solo fannulloni” è il titolo che campeggia nella home page del sito ufficiale del Ministero per l'innovazione.
Il sito di un organo costituzionale. Un Ministero. A cui capo cioè un Ministro che rappresenta il popolo italiano e che ha giurato sui valori della Costituzione italiana.
Ebbene questo Ministro, Brunetta, ha sentito l'esigenza di creare un sito apposito per segnalare quei pochi, isolati, rari e incomprensibili casi in cui la P.A. funziona, così da poter mettere in luce quell'esiguo manipolo di dipendenti che lavora.
Con la scusa di “riconoscere i meriti e di premiare i migliori” il termine fannulloni non è più il linguaggio giornalistico o la sparata demagogica di un ministro frustrato dalla sua statura, no! È un termine che diventa ufficiale, ministeriale.
Un investitura istituzionale e definitiva.
Un modo molto elegante per infangare 3 milioni di cittadini italiani che svolgono onestamente il loro impiego.
L'affermazione formale (per negazione) che tutti i dipendenti pubblici sono indubitabilmente (a detta del rappresentante di Governo che li deve dirigere come punta della piramide del pubblico impiego) degli scansafatiche (quindi ladri in quanto rubano lo stipendio) e solo chi si segnala in questa sezione non lo è.
Se non ti segnali, ti autoaccusi.
È offensivo. Punto.
Offensivo per chi lavora con coscienza e onestà. Basterebbe che ci fosse anche un solo onesto per rendere questa operazione uno spregevole esempio di qualunquismo becero, propaganda stile SS, vergognosa mancanza di rispetto ed educazione.
Insinuare così subdolamente un dubbio è vile e fascista. Quel sito sta diventando come i protocolli di Sion. Si sta cominciando a costruire una falsa verità storica, ad uso di future repressioni e pogrom culturali di vario tipo.
Si stanno gettando le fondamenta “morali” per potersi sbarazzare a medio termine di tutto il pubblico impiego (presentato come solamente parassitario e fonte di ogni male della povera Italia), per potere gettare nelle mani avide dei privati i servizi che dovrebbe essere pubblici in quanto di gestione dei beni appartenenti alla comunità e di interesse generale. Privatizzare tutto: l'acqua, la scuola, le strade, gli ospedali, le pensioni, l'assistenza. Dentro gli onesti privati è un calcio in culo ai ladri impiegati pubblici. Solo un pò di pazienza per delegittimarli.
Non solo quindi una operazione culturale ottusa e insensata, ma anche una gloriosa strategia liberista per privatizzare il patrimonio pubblico.
L'operazione è chiara:
- Trasformare il luogo comune in verità.
- Consolidare il pregiudizio.
- Inscenare una campagna di odio.
- Scacciare le mosche con il cannone.
[nella foto i protocolli di Sion, da Wikipedia]
L'arma invincibile del tuo collega: la Sua Professionalità (un Sarchiapone da combattimento)
"La mia professionalità mi impedisce..." quando non vuole fare una cosa e ve la rifila.
"La mia professionalità meriterebbe..." quando ha una pretesa senza alcuna giustificazione legata al merito.
"Questo è inaccettabile, la mia professionalità non può essere svilita così!" quando l'hanno incastrato per un lavoro che non gli piace.
"Non possono dirmi questo, ho una professionalità da difendere" quando gli si rivolgono critiche per le quali non ha scuse.
"Le professionalità vanno curate" quando vuole fare un corso di formazione.
Le declinazioni potrebbero continuare. In sintesi, so solo che quando qualcuno attacca con la storia della sua "professionalità" (la mia non conta, ovviamente, nulla...) non butta bene, c'una fregatura, un lamento, una scusa.
Non si capisce mai bene in cosa consiste questa Professionalità (rigorosamente con la P maiuscola), rimane un atto di fede su cui non bisogna investigare. Un dato di fatto da prendere a scatola chiusa. Il collega HA la sua professionalità. A questa si legano solo diritti e mai doveri. Qualunque cosa lo infastidisce va a turbare questa santa, evanescente, entità. O forse sbaglio, la professionalità assomiglia al Sarchiapone. Un sarchiapone da combattimento.
Un gorgo indistinto in cui venire assorbiti, in cui identificarsi. Una bandiera da sventolare, una minaccia, una lusinga ("con la tua professionalità, sei sprecato qui!"), l'arma segreta invincibile.
Io, per fortuna, ho la mia professionalità che mi impedisce di prendere a sputi tutti quelli che mi sventolano la loro.
09 settembre 2008
2Ecco perchè il Governo può promettere di chiudere il caso Alitalia il prossimo giovedì
Sacconi: «Governo pronto a mediare coi piloti. Si chiude entro giovedì».
Secondo me tanta sicumera è dettata dalla concomitanza con l'esperimento del CERN di domani: il governo, per evitare l'ennesima magra figura e arrampicarsi sui vetri per dimostrare di aver compiuto una grande azione di salvataggio della compagnia di bandiera, fa grande affidamento sulla possibilità che il mondo finisca mercoledì!
[photo credit: wikipedia]
08 settembre 2008
2Diritto di voto agli immigrati: una scelta non razzista per l'integrazione di nuovi cittadini
L’estensione del diritto di voto è sempre stato un campo di battaglia tra forze progressiste e forze conservatrici. Da quando, loro malgrado, le aristocrazie hanno dovuto cedere alla democrazia, il voto è stato inizialmente attribuito quale privilegio a qualche specifica categoria, mantenendo una logica nobiliare dello stesso.
“Può votare solo chi è alfabeta”.
“Possono votare solo gli uomini”.
Lunghe lotte hanno portato al suffragio universale maschile e femminile. Ora sembra scontato ma è stata una conq uista complessa. Nel Sudafrica dell’apartheid i neri non potevano votare. Gli indios della Bolivia non potevano votare fino al 1950. Ancora nel 1965 Martin Luther King doveva mobilitare le masse nere per chiedere il diritto di voto per i neri alla più grande (sic) democrazia del mondo! Pochi esempi su tanti.
La Storia insegna. Una classe, una razza, un’etnia prevalente difende il diritto di voto come privilegio proprio. Classi di reietti, quasi sempre per motivi etnici, di razza e di provenienza vengono esclusi dalla partecipazione principale alla gestione della vita della Nazione. Chi ha il diritto non lo vuole estendere, impaurito che una massa di ESTRANEI (così li percepisce) si arroghi di decidere della SUA terra (Cosa nostra, verrebbe da dire!). Non riesco a definirlo in altro modo che razzismo (“ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica”).Gli esseri umani immigrati nel nostro paese che, rispettando le nostre leggi, si fermano sul nostro territorio in modo stabile, lavorano e pagano le tasse (con cui si pagheranno i servizi pubblici di tutti i consociati), pagano i contributi, partecipano alla produzione della ricchezza del Paese (produzione e consumo, PIL insomma) come li vogliamo definire?
Sono o non sono cittadini?
O lo sono, o dovremo inventare uno status a sé, necessariamente
di razzista inferiorità, dei minus habens, dei “consociati senza diritti”. La cittadinanza in Italia si acquisisce per matrimonio con cittadino italiano o per nascita sul suolo e richiesta al compimento dei 18 anni. Quindi gli immigrati regolari non sono giuridicamente cittadini.Ma quello di cittadinanza è un concetto vetusto legato al mondo ante 1948. Un mondo di confini rigidi vigilati militarmente, di stranieri al di là delle frontiere, di immigrazioni rare e irrigimentate. Ora il mondo è instabile e i popoli in movimento. Arroccarsi su un concetto restrittivo di cittadinanza e su questo costruire una politica di immigrazione sarebbe suicida ed esiziale.
Ma i migranti che si fermano in Italia, al di là della cittadinanza declinata sul passaporto, accettano un vincolo di appartenenza al nostro Stato la cui prima fase comporta il sottomettersi ai doveri di tutti gli altri cittadini. Il passo successivo, dopo un tempo che si può discutere, e l’estensione dei diritti di cittadinanza anche a chi non è giuridicamente cittadino. Non si può pensare di creare categorie di consociati integrati nella comunità ma che nulla possono decidere sulla gestione della res publica, che è diventata anche la loro.
Quando si promette democrazia, ogni esclusione, ogni marginalizzazione dalla stessa è foriera di problemi, di violenze, di non-cittadini esclusi dal consesso democratico costretti a sviluppare sentimenti di rivalsa. Quindi si deve pensare di allargare anche a questi cittadini (non-cittadini solo giuridicamente) il diritto di voto.
L’integrazione e la convivenza passano anche da questa scelta. Non è solo un fatto di principio, è un potente coll
ante di una comunità che non potrà non essere multietnica e che se vuole una convivenza pacifica e proficua deve proporsi come obiettivo primario quello di formare persone che si sentano cittadini, partecipi ai destini del loro nuovo paese e non degli stranieri in territorio ostile. I figli dei migranti avranno diritto di voto, negarlo ai padri non è utile, non è intelligente, è miope. Altrimenti rimane solo l’ipocrisia delle veloci naturalizzazioni degli stranieri che sono, casualmente, ottimi atleti da Olimpiade.Secondo Rousseau “i cittadini contano solo il giorno delle elezioni” quindi negare il diritto di voto agli immigrati e porsi sul declivio razzista di chi accoglie i migranti al grido “siete diversi da noi quindi non contate niente”. È buffo che un paese dove l’astensionismo è in crescita, cioè dove i cittadini di “serie A” sono sfiduciati sull’utilità del voto, e dove il sistema politico sembra avere vita autonoma rispetto alle scelte popolari, l’estensione del diritto di voto agli immigrati venga considerato un tabù, un baluardo da difendere. La questione è sicuramente solo ideologica ed è alimentata da chi, per scelta di convenienza politica (ritenendola popolare), ritiene saggio opporre una continua e oltranzista chiusura a qualunque scelta di apertura ai non italiani. Una linea politica che, con tutta la buona volontà, non si può che definire ottusa e farisea. [photo credits: Vauro, web e wikipedia]
07 settembre 2008
5L'indifferenza italica per il fascismo di ritorno: una storia di lunga data

Pensiamo di essere una democrazia solida e matura. Pensiamo di non avere nulla di cui vergognarci e di avere fatto i conti con il passato.
La considerazione preliminare come dice giustamente Il russo nel suo post Il cuore sarà nero, la sostanza é sempre la stessa: guano è una questione di legalità: per la legge italiana l'apologia del fascismo e la riorganizzazione del partito fascista è illegale. Ma le istituzioni dormono e questo non è certo la prima volta che accade in 60 anni di repubblica. Meglio chiudere gli occhi, abbozzare, tamponare. Per carità, evitiamo la linea dura, il muro contro muro...
In prospettiva storica si può dire che l'Italia ha una lunga tradizione di atteggiamenti compromissori e diplomatici nei confronti dei rigurgiti neofascisti. Novelli Machiavelli o anime ammiccanti a sogni reazionari non è dato sapere. O meglio si può intuire. Non solo in Italia, si lascia venire alla luce il marciume illudendosi di poterlo tenere sotto controllo.
Il pericolo è strisciante. Ho l'impressione che l'opinione pubblica non percepisca il pericolo eversivo degli stessi, ma ne veda solo l'estemporanea violenza, come fossero teppisti comuni. Sappiamo che la Storia continua a essere dimenticata, la gente vuole rimuovere. D'altronde se i tedeschi sono decenni che espiano come popolo il peso orribile del nazismo, l'Italia è riuscita a ripulirsi in fretta, si è rifatta la verginità ed è entrata velocemente nel novero delle democrazie "pulite", non facendo mai veramente un'analisi seria, un ripensamento collettivo, un'assunzione di colpa nazionale delle colpe del fascismo. Si è fatto finta che il fascismo fosse un corpo estraneo al paese, un bubbone inseritosi a tradimento sul corpo sano del paese grazie al colpo di mano di un dittatore da operetta.
Ma non era così. Se ancora dopo 60 anni vediamo qualcuno rievocarlo e seguirne i vaneggiamenti allora vuol dire che la metastasi del fascismo era ben impiantata nel tessuto del Paese e aver fatto finta del contrario è stato esiziale.
Fa male ma bisogna affermarlo: molti, troppi, italiani hanno creduto e sostenuto una dittatura sanguinaria, guerrafondaia, colonialista e razzista.
Torturatori, assassini, criminali di guerra che erano fascisti, erano italiani. Non nascondiamoci.
La politica della pacificazione nazionale forse era essenziale, ma dall'amnistia voluta da Togliatti in poi è stato un continuo chiudere gli occhi, ingoiare bocconi avvelenati, rendere torbide le acque della democrazia.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: il terrorismo nero, i servizi segreti deviati, la p2, Gladio, il tentato colpo di stato Borghese, Forza nuova, i neofascisti in curva.
Basta!
Impariamo dagli errori. Non sono sbandati folcloristici, sono un pericolo per la libertà e la democrazia.
"They're cruisin downtown
Their eyes full of anger
If they can't hurt you
They will find another
KILL THOSES RATS
They will shotdown your father
They will spit on your mother
Rape browny girl
& slaughter your brother
Killin' Rats
Thoses Rats need a SCRATSH!
LIKE THAT!"
Mano Negra - Killing rats
[photo credit: wikipedia]
06 settembre 2008
0Non ricordare il giorno trascorso...

Non ricordare il giorno trascorso
e non perderti in lacrime sul domani che viene:
su passato e futuro non far fondamento,
vivi dell'oggi e non perdere al vento la vita.
Omar Hayyām
[foto tratta da Tutti colori dell'anima]
Riflessioni sul senso della vita: cosa ci spinge ad affrontare le fatiche della vita?
Superata la fase della sussistenza l'uomo tende a porsi domande sugli obiettivi ultimi delle azioni. Non appena liberi dal giogo della necessità ci impegniamo a trovare un senso. Questa spinta ha creato le religioni. L'uomo non riesce ad accettare la sua condizioni di finitezza e quindi comincia credere, (o sperare, forse) che la vita terrena è solo una fase di passaggio verso una realtà ultraterrena, quella sì sensata. Così la mancanza di senso della nostra vita terrena viene assorbita dal senso assoluto di passaggio verso la verità.
Allora tutti gli sforzi, le azioni vane, le vanità passeggere possono avere un significato.
Quando questa idealità si diffonde dal singolo ai popoli nascono le grandi civiltà, tutte caratterizzate dal riuscire a compattarsi dietro un grande ideale ultraterreno, religioso un tempo, ma anche politico e economico in tempi recenti (del tipo: impegniamoci a diventare la nazione più influente o più ricca della terra).
L'uomo mi sembra trovare realizzazione e, quindi, riuscire ad accettare il vuoto di fini della propria esistenza, solo nel momento in cui riesce a sublimarsi in qualcosa al di là di sé: Dio, la Nazione, il benessere dei propri figli. Quando volontariamente decide di portare questa bandiera è capace di accettare e sopportare sforzi, fatiche, stenti e frustrazioni.
Ma quando i singoli e le collettività perdono questa spinta all'assoluto cominciano a brancolare nel buio. Pensano di aver diritto di essere felici ma il vuoto di ideali li divora all'interno. Cercano succedanei nelle tossicodipendenza da sostanze antidolorifiche (nel senso più ampio del termine, inglobando droghe, alcool, psicofarmaci, denaro, sesso). Ma non serve, sono placebo, lenimenti estemporanei. Ma anche questo è indice che in un modo o nell'altro l'uomo cerca di andare avanti cercando, con scorciatoie, di accettare l'assurdo di una vita in cui le nostre forze sono dedicate alla formazione di noi stessi o di servizi alla famiglia o alla società.
La società odierna secolarizzata in ogni aspetto, edonistica, alla continua ricerca del piacere effimero, della libidine mercificata, del profitto fine a sé stesso e quindi senza bussola, senza solidi motivi per continuare la vita sociale. Nessuna idealità, materialismo becero. La conseguenza è, semplificando, una infelicità diffusa. Quasi tutti (parlo dei paesi "progrediti"), immersi in una forma mentis materialisticamente totalizzante, pensano che l'infelicità sia la mancanza di "materiali" (soldi, di solito, o potere, o consumi vari) e con più foga continuano a rifuggere l'idealità a cacciare i materiali. Così facendo peggiorano, evidentemente, la propria infelicità.
Non per questo le idealità che hanno mosso i popoli sono mai state positive (religioni settarie, nazionalismi, imperialismo, colonialismo). Quindi non pare esserci sbocco. Bisogna scegliere tra illusioni vane o crisi personale.
Non è disperante. Si può trovare un senso come singolo. Basta accettare la ineluttabilità della fine, la consapevolezza che uno scopo non c'è. Capire di essere animali che cercano di sopravvivere il più lungo possibile senza un motivo plausibile.
Accettarlo è doloroso ma indispensabile. Una riflessione profonda su questa tematica potrebbe anche portare alla follia.
Come tutti, preferisco rimuovere e affondare nel subinconscio l'idea di morte e il senso di inutilità.
Horror vacui. Non bisogna guardare la cima, perchè la cima non c'è....
Ovviamente quanto penso può essere tacciato di nichilismo e forse lo è, ma perchè nascondersi dalla realtà?
Un'ultima considerazione. Gli anni netti sono quelli che più ci mettono in crisi, quando svuotati i tempi dagli obblighi "sociali" abbiamo il tempo di riflettere e disperarci. Ecco perchè le società totalitarie tengono sempre impegnate le menti dei sudditi.
Il lavoro forzato, il dogma ripetuto, gli slogan coatti, la propaganda strisciante, l'ottundimento televisivo sono strumenti per espungere il dubbio dalla vita delle persone.
Il dubbio è il nemico pubblico numero 1. Il dubbio, la valutazioni critiche di tutte le verità che ci somministrano, è corrosivo. Distrugge fanatismi, religioni, ideologie, fedi laiche, nazioni. Distrugge le speranza acritica. Non crede ai miracoli. Da maneggiare con cautela, però. può distruggere anche l'uomo. Allora invidio chi non ha strumenti culturali per interpretare la realtà. "Più accresco la mia conoscenza, più accresco il mio dolore". Trovo più sensata una condizione umana di imbarbarimento dedita al semplice soddisfacimento delle pulsioni primarie. Il gioco intellettuale è crudele masochismo nel cercare risposte e trovare altre domande che amplificano la crisi e il dubbio.
04 settembre 2008
4Piccola elegia dei dischi che si aggrappano alla tua vita e non la lasciano più
“Un cd è un reperto dell’antico, un oggetto già di nostalgia, che presto sarà archeologia. Ma il cuore del compact pulsa interi mondi immaginati.
Un oggetto in tempi di musica immateriale, un segno che ferma un momento, un’ancora dei ricordi. Il cartone diventa il contenitore di un flusso di emozioni, un oggetto da sfiorare pregustandone il dolce ancora prima di farne girare il prezioso contenuto
Dischi ottici, freddi, piatti, indistruttibili ma fragili. Cd che sono il regalo ideale, un lascito di emozioni che non si consuma, che supera la ricorrenza e la contingenza del donante.
Dischi da fare propri, da adottare, da incorporare. Supporti passeggeri che hanno ucciso il calore del vinile e che non sopravvivranno alla povertà gelida dei bit compressi.
Dischi che abbiamo sempre cercato, che sapevamo esistere e che speravamo un giorno di incontrare. 12 cm di copertina in cui cercare un messaggio, in cui perdersi navigando il labirinto di quello stretto lembo visuale. Musica che ti rapisce, testi che scivolano in un battito e altri che non potrai più scordare, liriche da scarabocchiare su un diario o da scegliere come epitaffio.
Un ritornello che ti sveglierà una mattina qualunque, fra dieci anni.
Dischi consigliati, divorati, assorbiti.
Dischi veri, con dentro un’anima, una storia, una passione.
Dischi che ti hanno fulminato e conquistato per sempre, dischi che porteresti sull’isola deserta.
Questo è uno di questi (nota per il blog: il disco era Mercy degli Ours).
Mercy for the meek…!”
03 settembre 2008
2Il Big Bang del web: Google la creatività del monopolio
Il nuovo browser è uscito da due giorni ma non c'è sito, giornale, tv o radio che non ne ne abbia già abbondantemente parlato.
Tutti si sono sentiti in obbligo di accennarlo, annunciarlo, recensirlo, provarlo, compararlo.... insomma pubblicizzarlo. Molti, per partito preso, hanno già usato il termine “rivoluzione”. Il nuovo vince sempre. Un enorme hype, un eco planetaria raramente osservata.
Ovviamente chrome non aveva necessità di tutti questi spot gratuiti. Ma il genio cresce prima nel marketing e poi nel prodotto. Poi va da sé che l'invito a scaricare Chrome sull'homepage di quello che ormai è il motore di ricerca per antonomasia, facilita il successo del prodotto. Più sei grosso, più ti espandi.
Coerentemente (!) neanche io mi sottraggo al parlarne, ma per fare considerazioni diverse, non sul browser in sé.
La famiglia dei prodotti Google è una macchina inarrestabile. Per la sua qualità si impone comunque e ovunque. Io mi accosto sempre senza pregiudizi (positivi) ma alla prova dei fatti il googlismo mi travolge (ad esempio Gmail).
Google è un cannibale incamminato sulla strada del monopolio relativo a molti aspetti del web. Percorre un percorso di creatività ma questo non toglie i dubbi e le paure connesse a questo sempre più possente monopolio.
Come è accaduto che il web, il luogo aperto a tutti, dove tutti possono mostrarsi, creare, proporre, l'orchestra a voci infinite, stia diventando dominio di poche società?Alla fine noi tutti ci ritroviamo a usare gli stessi prodotti, navigare gli stessi siti, installare gli stessi applicativi. Il ventaglio di possibilità è enorme eppure le scelte della maggioranza cada sempre su tre o quattro leaders. Non provate anche voi la sensazione che la rete così vada a restringersi? Io avverto il rischio che si formi un web mainstream compresso dalla forza centripeta di pochi nomi “forti” e un pulviscolo diffuso di web che sopravvive semi disperso ai margini del nocciolo duro della galassia.
Google è una sorta di Big Bang della rete, da lì ormai sembra espandersi la rete stessa (o l'Universo, se preferita)
Non possiamo più prescindere dalla grande G: è il ragno che fila la rete.
Questo paradosso induce a riflettere. Esiste un dato positivo: fino
a pochi anni fa internet explorer (prodotto che non sopporto) era un monopolista inattaccabile, oggi voci nuove (Firefox in primis) e Chrome, appunto, ne mettono in crisi il regno. Quindi sulla rete i monopoli possono essere abbattuti più facilmente che nell'economia reale. Questa è una delle forza della rete ma neanche nello spazio virtuale i monopoli (o i duopoli) migliorano il “mercato” che dominano. La questione è forse di creatività quando viene messa in campo è dirompente. Spero solo che no tocchi passare dal monopolio A a quello B.Chrome mi è sembrato molto più leggero e veloce degli altri browser ma, per adesso, resto fedele alla vecchia e rodata volpe di fuoco che tante soddisfazione mi ha dato, però sento, chissà perchè, che il futuro sarà cromato...
[photo credit: wikipedia]
02 settembre 2008
4La verità dei ricordi ingannati
Pochi giorni fa siamo tornati nel capoluogo emiliano, sempre per un concerto. Stesso albergo, stesso luogo del concerto, stessa strada per arrivarci (stavolta abbiamo visto Tonino Carotone, seconda volta in 2 mesi!, e i Dredg).
Ebbene l'albergo che nei nostri ricordi favoleggiavamo splendido, con un bagno principesco e una colazione stellare l'abbiamo ritrovato assolutamente normale e non memorabile.
Il super stradone che conduceva al concerto me lo ricordavo un inferno di traffico, una pista per battere il record lanciato, l'asfalto per tagliagole a 4 ruote, insomma un serio rischio per l'incolumità personale. Oggi l'ho ritrovata una strada qualunque e accessibile.
È cambiata la realtà o i ricordi tengono a ingigantirsi? La memoria estremizza il bene e il male per cancellare tutte le tonalità medie?
Avrai giurato sul fuoco su certi particolari e, invece, ho capito che devo diffidare dei ricordi o, meglio, dai giuramenti..-
Questo è il motivo perché non voglio rileggere i libri che mi hanno colpito e formato: sono quasi sicuro che a distanza di anni, con i miei cambiamenti, con un'altra sensibilità mi trasmetterebberò sensazioni diverse e quindi, probabilmente, una delusione. Sarebbe il decadimento dei miei “miti” personali. Troppo il rischio, preferisco stringermi a ricordi scoloriti eppure indimenticabili.
Al mio ritorno, casualmente, mi ritrovo con l'amico Sabasan e una scatola di foto d'epoca. Lui è un grande professionista dell' ”essere fotografo dilettante” ed ogni foto è una storia da accarezzare e tramandare. Arco temporale da 10 a 80 anni fa. Foto in bianco e nero che trattenevano intere esistenze, foto che pesavano perché rare, selezionate, documenti unici non inflazionati dalle infinite memorie digitali. Immagini magnetiche che raccontano molto più di 300 foto digitali scattate per ogni festicciola di compleanno.
Sguardi di intensità rara, “santini” di epoche che sembrano arcaiche ma sono vicine. Dense effusioni di racconti visuali istantanei. Ogni foto un ricordo per il suo possessore, una storia da accennare, un aneddoto su cui sorridere o riflettere. Umanità palpitanti, ricordi vivi, forse già travolti dagli inganni degli anni e ormai diventati un'altra verità. La verità dei ricordi ingannati, addolciti dal filtro del nostro cuore o inaciditi dal peso delle nostre rabbie remote.
Poche foto, ricordi stabili che si rincorrono nelle nostre teste ricostruendo una nostra storia forse parallela o emozionale, ma non falsa, perché nostra nella rielaborazione della nostalgia. Quella sensazione dolce e amara insieme, come un amore presente, ma lontano.
[photo credit Sabasan]
"spiego ai miei sogni
il concetto di onestà
loro che si son trasformati
in una professione adatta
vogli





































