Sono una persona cortese e sorridente. Non l'avreste mai detto ma è così. Rifuggo lo scontro, abbozzo, ingoio. Sono pacifico e gentile, sto molto sulle mie ma mi attengo rigorosamente al manuale dell'essere-umano-ben educato-ipocrita-che-deve-tenere-un-comportamento-consono-nel-proprio-ambito-sociale.
Ma mentre sorrido sghembo e assertisco debolmente la mia mente spazia nelle frustrazioni trovando tutti i motivi per essere misantropo, cafone e greve. Ma non cedo, resisto, abbozzo, ingoio.
A volte l'ottusa cattiveria di tristi figuri mi infastidisce dal profondo e sento irrefrenabile l'impulso di urlargli in faccia, ma non lo faccio, contraddico l'istinto e freno. Resisto, abbozzo, ingoio.
Poi quando la misura è colma, all'ennesimo attacco alla reputazione del genere umano, quando il limite di sopportazione ha raggiunto la misura critica l'unica soluzione è abbandonare il luogo del delitto. Mi eclisso, cerco un posto dove sono solo, dove c'è aria. Dentro di me ho solo voglia di spaccare gli oggetti e di tirare pugni al muro. Non lo faccio. Inspiro avidamente una sigaretta, la trangugio in tre boccate. Urlo dentro me stesso.
Di solito funziona ma quando neanche questo basta e sento che non ce la faccio a ricominciare, che ancora vibra il desiderio di mandare tutti all'inferno, allora mi tranquillizzo perchè ho la mia arma segreta. Comincio a succhiare la nicotina dalle dita e, come per magia, come un miracolo del vostro santo di fiducia, come un bimbo che ha ritrovato il suo ciuccio ecco che ritroverete la una persona cortese, sorridente, affabile e gentile sulla quale tutti concordano "è un bravo ragazzo!".
Questo è un post programmato.
Progvolution è da qualche parte nell'Universo e il suo cuore è altrove![]()
31 gennaio 2009
21Resisto, abbozzo, ingoio
30 gennaio 2009
11Io ho paura
Diversamente dal titolo del celebre romanzo di Ammaniti io ho paura. Da piccolo ma anche da ragazzo pensavo che questa fosse un'onta, che la paura mettesse in crisi il modello di virilità che mi proponeva il mondo. Poi ho capito che non riuscivo a farci niente e mi sono rassegnato. Cerco di illudermi che sia in qualche modo positiva, un segnale utile o uno strumento di difesa.
Ho paura quando vedo una folla inferocita che vuole linciare un criminale.
Ho paura quando sento i miei simili pronunciare parole di odio più forti delle mie. Ho paura chel'umanità stia devastando le risorse del pianeta (Rapa nui?). Ho paura quando nella rabbia riesco a giustificare la vendetta senza leggi. Ho paura quando vedo i valori in cui credo svenduti per calcolo.
Ho paura che non sarò mai un buon genitore. Ho paura di non essere stato un buon figlio. Ho paura di perdere la mia briciola di benessere. Ho paura che mi venga una malattia che mi tolga la dignità di uomo. Ho paura di andare i funerali perchè ho paura di condividere il dolore altrui.
Ho paura quando all'improvviso spunta il serial killer nei film. Ho paura di deludere chi mi vuole bene. Ho paura del vuoto. Ho paura della mediocrità e dell'arroganza. Ho paura delle mie debolezze. Ho paura che l'abisso mi guardi.
Insomma sono un fifone, l'unica cosa che non mi spaventa più è la paura![]()
29 gennaio 2009
11Le maree dei desideri fragili
A volte si desiderano cose impossibili. Sei consapevole che sono irrealizzabili ma le desideri lo stesso perché non è un atto volitivo ma una necessità ingovernabile. Le desideri anche se sai che ti farai male. Forse li desideri proprio perché starai male, un male dolce e struggente da cui ti senti attratto.
Ti stupisci di riuscire a desiderare perché ti illudevi che l’esercizio della ragione avesse imbrigliato le tempeste dell’anima.
Nell’inseguirli sarai turbato e ti sentirai vivo, risvegliato dal torpore della filiera dei giorni grigi.
I desideri si nascondono nella parte più arcana del nostro spirito. Li spingiamo giù in fondo, in un posto recondito e impervio, perché ne abbiamo paura. Vorremmo liberarli ma ci spaventano perché ci costringono a prendere atto delle nostre rinunce presenti.
Ma quando incontri desideri fragili, all’apparenza lievi e inoffensivi, potresti decidere di donare tutto te stesso anche se non è giusto, anche se non è sensato. Ma la fragilità è ingannevole nel nascondere forze prorompenti e ti troverai a fronteggiare desideri che ti allagano e che ti svuotano come maree astruse. E quando sarai fradicio invece che asciugarti sarai tentato di annegare perché ti scoprirai vulnerabile nel tuo guscio, esile imbarcazione impotente a contrastare i marosi del desio.
[photo credit: Sabatino Di Giuliano]![]()
28 gennaio 2009
13Sono qui per comunicarti aperta ostilità
Una mia gentile lettrice pochi giorni fa mi ha fatto notare che risulto essere lamentoso e mi consigliava di chiamare il blog "lamenti obliqui" sottolineando pure che non esplicito con chiarezza di cosa mi lamento. Tutto vero. Non so darle torto.
Ma su questo blog sfogo contemporaneamente urgenza e pudore espressivo, con i contorti risultati che leggete. Anche se ho imparato che, per quanto oscuro riesca a essere, non posso nascondermi.
Comunque ringrazio per il suggerimento e farò così (forse)... cambierò il nome! Di smettere di lamentarsi non se ne parla...
Ma rispetto a quelli che vi assillano nella vita reale per lamentarsi delle loro miserie quotidiane avete una via di fuga limpida e onesta (da parte mia): smettete di leggere qui.
Perché per quanti sforzi faccia ho un groppo di parole che vuole intaccare questo spazio.
Perché ho l'anima in subbuglio, turbata dal peso di troppi frammenti, troppe volte sommersi.
Sarebbe bello riuscire a realizzare che siamo quel che siamo anche se non amiamo.
Invece mi ritiro perché non è la mia battaglia, sono in preda all'indifferenza mentre mi scopro lucido e senza pietà ad osservare un mondo lontano.
Sono costretto a trascurarmi da un mondo che non merita la mia attenzione, per questo sono qui per comunicarti aperta ostilità, ti voglio dispiacere. Se passi di qui, mettiti pure scomodo e non venire a comprare perché non c'è nulla in vendita.
Qui pulsa un cuore solo, anaffettivo, non competitivo ed infettivo che ha sempre ragione perché non cerca il consenso.
So come mi stai giudicando ma non mi fa più male.![]()
27 gennaio 2009
22L'olocausto. Il Male assoluto, il Male relativo, il mio Male
Oggi è il giorno della memoria della Shoah: il genocidio degli ebrei da parte dei nazisti.
Il 27 gennaio di 64 anni fa l’Armata rossa arrivava ad Auschwitz e liberava i superstiti dell’Olocausto.
Nei campi finirono massacrati insieme agli ebrei, i zingari, i comunisti e tutti i presunti “diversi”, tutti i non puri, gli imperfetti, i non ariani. Tutti convogliati nelle decine di campi di sterminio (e non scordate mai che uno di questi luoghi di dolore era in Italia, a Trieste) per essere rinchiusi. Torturati. Umiliati. Eliminati. Dissolti. Bruciati. Cancellati.
Una gigantesca e disumana macchina organizzativa. Un male che è stato insieme furiosamente crudele e gelidamente burocratico.
Churchill sapeva, Truman sapeva, Stalin sapeva, Mussolini sapeva, il Vaticano sapeva.
Sapevano da molto prima che i sovietici varcassero la soglia che recava la scritta “Il lavoro rende liberi”.
Mi piacerebbe dire che ci sono i buoni e i cattivi. Ma la realtà è che nessuno innocente.
Chiunque abbia letto “La banalità del male” si ricorderà che Arendt Hannah disse di Eichmann "le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, ne demoniaco ne mostruoso". Questo è l’aspetto che più angosciante.
Pensare a questi grigi e mediocri soldatini-burocrati che con rigore e sistematicità mettono in atto lo sterminio, la morte, il dolore.
Non dei sadici isolati. Non dei mostri sanguinari con gli occhi iniettati di sangue.
No, giovani borghesi europei di “buona famiglia”, di “media cultura”.
Tuo padre, tuo fratello, tuo figlio, io.
È così, bisogna prenderne atto. Il male è dentro di noi.
Se continuiamo a pensare che il male è fuori di noi ci fregherà di nuovo, ripresentandosi uscendo dall’unico posto dove pensiamo di non trovarlo: noi stessi.
Si ricorda l'Olocausto come Male assoluto ed è difficile contestarlo. E' talmente assoluto che anche per me "C'è Auschwitz, dunque non può esserci Dio".
Ma allora mi chiedo qual'è il Male relativo? Quello che l'uomo ha sparso nella sua sanguinosa storia di guerre, genocidi, stragi, eccidi, pogrom, colonialismo, schiavismo, sfruttamento e violenza?
Primo Levi ha vissuto il Male Assoluto ma sembra insegnarci che esso è solo figlio di quel Male (presunto) relativo (mi riferisco al "Canto dei morti invano" che potete leggere alla fine del post).
Mali immensi che sono relativi nel tempo? Nello spazio? Nelle nostre coscienze?
Il Male banale descritto dalla Arendt dove si inserisce?
Pensare che il male sia qualcosa di esterno a noi e quindi eliminabile è lo stesso ragionamento perverso che fecero i nazisti. Questo è quello che voglio ricordare oggi e in mio ogni domani.
Questo è il giorno in cui devo ricordare il Mio Male.
Canto dei morti invano
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perché siamo i vinti.
Invulnerabili perché gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finché la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.
Primo Levi![]()
26 gennaio 2009
16Stupro: la colpa è pure tua, non dovevi uscire sola per la strada senza una pistola in tasca da ficcargli in gola
Lo stupro non centra nulla con il sesso.
E' un atto di violenza radicale.
E' l'esplosione di una bestialità sadica che nulla a che vedere con l'appagamento sessuale.
E' un atto di violenza, di umiliazione di profonda del genere femminile.
E' un atto di tortura.
Proprio per questo non ha nulla a che vedere con la bellezza di una donna. Chi va in giro a fare battute che sottintendono che le donne non avvenenti possono stare tranquille sparge un pensiero che non è solo volgare, è osceno, è profondamente maschilista e diffonde la stessa subcultura che in un certo modo giustifica lo stupro.
Una subcultura profonda che ha radici nella secolare
discriminazione femminile.
Il patetico modello del pater familias, del cognome paterno, del padre padrone, dell'uomo cacciatore, dell'uomo che ha le sue esigenze, del "è lei che se le cercato con quella minigonna", del "non può essere stupro perchè aveva i jeans", della violenza domestica.
La donna oggetto. La donna sottomessa.
Lo spezzarsi di queste catene mette a rischio il ruolo del maschio intento a contemplare le misure del suo pene che esprimono la propria potenza e la propria identità virile. Così follia su follia.
Nel codice penale fascista lo stupro era un reato non contro la persona (la donna forse lo era?) era un delitto contro la morale. Già i fascisti. Quelli che stuprarono Franca Rame per mera vendetta politica.
Oggi nelle zone di guerra lo stupro è solo un mezzo di terrore, un'altra declinazione della follia della violenza e dell'orrore della tortura.
Qualche mese fa leggevo Cecità di Saramago è la pagine sugli stupri sono stati veri calci in faccia, ho fatto fatica a continuare la lettura. Ora si riapre l'abisso.
Commentando un bel post che focalizza sulle tante tragiche storie di donne di questi giorni ho voluto, da maschio, fare mie le tesi del femminismo radicale:
Donne vittime, donne sacrificate, donne che, nonostante tutto ritornano a volare.
Una donna che riesce a trattenere la rabbia è scrivere righe sobrie e contenute ma che esprimono lucidamente la rabbia per un mondo comandato da informi esseri il cui unico scopo è riaffermare violentemente (anche a parole) la propria virile primizia per colmare l'angoscia e la frustrazione di avere il pene piccolo.
Il mondo fa schifo. Il mondo è uomo. "It's A Man's, Man's, Man's World". La guerra è maschile. La criminalità è maschile. Lo stupro è maschile. La pedofilia è maschile.
La dittatura è maschile. Il genocidio è maschile. La religione è maschile.
Forse aveva ragione Valerie Solanas:
«il genere maschile è un incidente biologico: il gene Y maschile non è che un gene X femminile incompleto, ovvero ha una serie incompleta di cromosomi. In altre parole, il maschio è una femmina incompleta, un aborto che cammina, abortito allo stato genetico».
Chiudo ricordando parole di una canzone degli Assalti frontali:
"dolce compagna
come ogni donna
cresciuta imparando in fretta
a stare sempre attenta
amo pensarti camminare al buio
sola a testa alta
per le vie di Roma
ma non sarà così
lo sai
sarà la stessa storia
in giro per l'Italia
un altro stupro a sera
e sarà tua la colpa pure
vero
non dovevi uscire sola
per la strada
senza una pistola in tasca
da ficcargli in gola
avrà rispetto almeno
sarà un esempio almeno"
Conflitto.
Non è stata scritta ieri ma nel 1996.
Le immagini sono tratte dal singolo Little baby nothing dei Manic street preachers, guardatele bene![]()
Sono un piccolo uomo
Sono un piccolo uomo, che vive in una piccola casa condividendo una piccola vita.
Costruisco piccole storie intarsiate da piccole virtù e abbellite da piccoli peccati.
Con piccole idee erigo piccoli visioni che mi conducono a piccoli risultati.
A piccoli passi scopro piccole verità e riesco a far fiorire piccoli dubbi.
Sono un piccolo uomo che vive in un mondo in miniatura.
Solo i sogni sono grandi![]()
25 gennaio 2009
11Forse, sicuramente
Forse non sto bene ma lascio che il giudizio me lo dia un medico. Nell'attesa, fingo.
Forse dovrei avere più cura di me stesso.
Forse dovrei essere meno trasandato e più disordinato.
Forse scrivo per la gioia di farlo, forse per la noia di chi mi legge.
Forse sono rilassato e posso pensare a cose personali.
Forse sono apatico e non voglio pensare a vicende pubbliche.
Forse sono saturo a via di ripetere le stesse azioni e gli stessi pensieri nella giostra del calendario.
Forse la stanchezza nasce dal fare cose che non mi soddisfano.
Forse faccio allenamento di dubbi.
Forse, sicuramente, non sto troppo bene.![]()
24 gennaio 2009
16Non ci sono (post ontologico)

Non ci sono.
Quindi non mi cercate, sarebbe vano.
Anche se appare il contrario, non sono presente.
Mi sono assentato per esserci sul serio.
Ho coperto il volto per farmi vedere.
Ho svelato il vuoto per non farvi cadere.
Non ci sono quindi non mi state leggendo.
Io non c'ero ancora prima che tu fossi presente quindi non c'ero quando tu non c'eri e non ci sono quando tu non ci sei.
Ci sarò quando tu non ci sarai quindi in realtà ci sarò perchè tu non ci sarai per sapere che ci sono.
Non ci sono non per la tecnologia asincrona ma per la mia essenza sincrona.
Se in questo momento tu ci sei, sai che non ci sono, ma, se non ci sei, non puoi sapere della mia non presenza eppure, visto che ci sei qui e ora, ti rassicuro che non c'ero.
Non ci sono quindi lasciami un messaggio.![]()
22 gennaio 2009
10Voglio dimettermi dal genere umano
Domando
Una pressione folle. Ma io chi sono?
Devo ripetere di nuovo le mie litanie?
Cosa si aspettano gli altri da me?
Cosa mi aspetto che gli altri si aspettano da me?
Cosa devo dimostrarmi per dimostrarlo agli altri?
Basta, voglio dimettermi dal genere umano.
Basta questo rigurgito di misantropia a chiarire le idee?
Non riesce a importarmi nulla della vostra protettissima intimità.
Se scegli il monologo solitario il coro non verrà a consolarti
Se hai capito hai già smesso di leggere
Teoria
Calibro le parole, sono mirate, pesate, pensate. Cadono nel vuoto.
Le ultime teorie dicono che lo schema emittente-ricevente è desueto. Ora vige la comunicazione diffusa.
Lo sto vivendo, pur applicandomi in discorsi articolati sento che vengono raccolti aspetti isolati, estemporanei e marginali.
Non è una colpa, non è un male, non è grave.
È solo un edificio costruito con il respiro.
Quella che pensi essere ironia è ruggine del solo tuo pensiero.
Sfogo
Forse è inutile esprimere qualcosa che non c'è, lo sforzo è vano.
Nulla torna indietro, le idee, in un oceano ipertrofico, si consumano e diventano cenere.
Se non mi stai comprendendo stai tranquillo, neanche io ti capisco e non serve che replichi.
Basto io che replico, che dico sempre la stessa cosa virata, girata ma sempre la stessa.
La pressione che sento non mi inganna, capisco che è una forza interna.
Spinge e tira. È solo fisica, se lei emerge io affondo.
Epilogo
Il manifesto impone di esprimere dubbi ma, rileggendomi, vedo ritornare indietro solo sentenze.
Eppure non posso esprimermi su ogni cosa, ogni tanto vorrei leggere e non esprimermi.
Vorrei non avere idee, sentire mancarmi l'opinione, leggervi con la bocca aperta dallo stupore.
Non capisco se è più forte la volontà di esprimersi o di nascondersi e non so se mi importa di capire.
Vorrei osservare, fermarmi a capire. Ma i dati girano in un vortice che non attende i tempi di un cervello lento.
Accelero ma arranco.![]()
20 gennaio 2009
14La banca delle certezze è fallita
Bertrand Russell, grande filosofo del XXº secolo, sosteneva che agli uomini non interessa conoscere la verità, ma vogliono solo la certezza. Io ho vissuto i miei anni formativi con questa inclinazione. Volevo avere delle certezze, punti fermi, sicurezze. Volevo avere appigli saldi da afferrare in ogni evenienza. Una bussola universale che mi salvasse da perdere la rotta in tutti gli ambiti umani. Che le certezze nascondessero verità rimaneva, alla fine dei giochi, secondario.
Depositare nella mia banca delle certezze era un investimento che placava la mia ansia e mi sollevava dal peso di dover mettere tutto in discussione. Mi sentivo sollevato dal dover analizzare in modo autonomo e critico il mondo che mi circondava (lui circondava me non io vivevo in lui….).
Ora non è più così. La banca delle certezze di Progvolution, sarà il clima attuale, è fallita. Il suo contenuto è stato selvaggiamente rapinato da fortunati sconosciuti mascherati da pacati saggi. A me non rimangono che dubbi malamente accatastati tra poche certezze cadenti e in rovina.
E va bene così, ricostruirsi ogni giorno, vedere ogni dato come soggetto a diverse interpretazioni, riuscire a declinare obliquamente il flusso dell’umanità. Certo che i cacciatori di verità stanno più scomodi degli accaparratori di certezze ed è forse naturale che i ragazzi siano troppo impegnati a crescere per occuparsi della verità.
Ma anche da adulti la tentazione viene e (forse per igiene mentale) siamo attirati dai grandi apparati ideologici, filosofici e religiosi che promettono la verità ma che (mia personalissima e umile opinione) riescono a regalarti “solo” certezze.
Se sia cambiato il mondo o se sono solo cambiato io è dura da decidere, so solo che “non sto meglio” ma il metodo delle certezze non funzionava e, per me e hic et nunc, è meglio faticare per illudersi di raggiungere una mezza verità che consolarsi con mille certezze.
Nel dubbio non astenetevi ma scegliete.![]()
18 gennaio 2009
11Il riassunto della settimana (12-18 gennaio 2009): il pluralismo dell'idiozia
A Genova cominciano a circolare gli ateobus che recano la scritta scritta "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”, stizzita reazione di Berlusconi: “è l'ennesimo attacco alla mia persona!”.
Naomi Campbell ha annunciato lo sciopero del sesso contro il poker online, la Confindustria ha annunciato che non recederà dalle sue posizioni a costo di arrangiarsi con il suo calendario.
Il manifesto con il dito medio di Luttazzi viene censurato ma la battuta sui campi di sterminio di Berlusconi, no.
Viene approvato il reato di immigrazione clandestina mentre l'approvazione del reato di stupidità manifesta viene rinviato per palese conflitto di interessi di gran parte dei votanti.
I giornali ritengono che meriti più risalto che Cristina del Basso, maggiorata del Grande Fratello, a 18 anni è passata dalla quarta alla sesta misura piuttosto che ricordare che la Palestina in 60 anni è passata dal 100% al 10% del suo territorio.
L'Italia ricorda il decennale dalla scomparsa del grande Fabrizio De Andrè, maestro della canzone d'autore, poeta e cantore degli ultimi, mentre si lavora alacremente per la nuova edizione del Festival di Sanremo dove tal Povia canterà "Luca era gay" canzone che praticamente mette in musica un enciclica del Vaticano sulla possibilità di guarire dalla "malattia" omosessualità.
La crisi del gas prosegue a corrente alternata.
Il ministro Sacconi viene indagato per violenza privata mentre Olmert non viene indagato per crimini di guerra.
Le social card sono vuote ma sarà mica un problema in un mondo reso più libero dal dimissionario George Bush?![]()
16 gennaio 2009
21Tu sei il migliore delle tue stesse alternative
Ti alzi ogni mattino e deve pulire il tuo corpo. Lo ami anche se è il peso osceno che ti impedisce di volare. Lo ami ma nasconde un segreto osceno e grottesco: pur nella sua perfezione produce scarti. Escrementi si sé che l’idolo che abbiamo inglobato ritiene inaccettabili in quanto una divinità non produce sporcizia. Allora urge una cosmesi appartata per nascondere all’Olimpo il nostro tragico difetto.
Ti chiudi nel unico luogo di solitudine sociale, nell’unico ambito segreto e arcano della tua vita per provvedere alle tue abluzioni purificatorie. Elimini scorie, pulisci residui organici cioè quello che nella nostra società è un inaccettabile errore e orrore.
Il tuo corpo ora è lindo purificato nell’acqua. Il guscio è pronto, splendente ma noi, vivendo in una società che è solo materia, siamo essere incorporei e allora ti guardi allo specchio e devi affrontare la parte più difficile: purificare l’anima.
Il sonno che hai appena lasciato ha aperto gli archivi del dolore, ha spalancato gli abissi dell’indicibile. Il tuo stato onirico ha scatenato una guerra folle, come tutte le guerre, tra i tuoi desideri e le tue regole. Non te lo ricordi ma sei destabilizzato dall’aver sfiorato la tua vera essenza. Non è in superficie, eppure, sommerso, senti un dolore che pulsa ingiustificabile. Per convenienza, ottusità o ingenuità lo ritieni solo il classico malumore del mattino, quello su cui si scherzi ironico al mattino con i colleghi di lavoro.
Ti guardi allo specchio e non capisci cosa vedi. I tratti sono i tuoi ma devi dargli un senso. Pitturerai la maschera di Pierrot, o indosserai la maschera di hockey di Jason Voorhees. Non importa vorrai sporcare volontariamente le profondità recondite della tua pelle che hai appena pulito esteriormente. Guarderai con convinzione la tua maschera e ti convincerai che sei tu sei il migliore delle tue stesse alternative. In pochi secondi darai in senso al tuo contesto sociale e valoriale.
Ti ripeterai invisibilmente che la tua famiglia è perfetta, che la tua società è la migliore possibile, che la tua religione ti aiuterà a sopportare le pene, che il tuo lavoro è un compromesso accettabile. “Tu sei il migliore dei Tu possibili” è il mantra spaziale che ripeterai mentalmente un miliardo di volte in un nanosecondo. Pochi secondi di sguardi allo specchio e riuscirai a ingoiare un abisso di frustrazioni, di insicurezze, di fragilità. Pochi attimi di feroce epifania e ti riconoscerai nel noumeno che ti hanno affidato.
Ogni pezzo troverà il suo posto e incastrerà il suo senso nell’immagine complessiva. I singoli elementi troveranno giustificazione. Riuscirai a giustificare, almeno per te stesso, l’uso di droghe, alcool e antidepressivi, la frequentazioni di prostitute e amanti ufficiali e non, gli egoismi, i peccati e le evasioni fiscali.
Ti assolverai e ti convincerai dell’inevitabilità delle tue scelte. Riuscirai a rimuovere il senso di colpa profonda per essere abbiente in una comunità che conosce la povertà e di essere obeso in un pianeta che conosce l’inedia.
Ti farai una ragione del tuo status immodificabile. Riuscirai a farti piacere il tuo angusto carcere sociale e troverai quasi apprezzabile la schiavitù produzione-consumo-tempo libero-purificazione.
Compiuto il rito sarai rinato al tuo compito giornaliero e nella tua rinascita odierna avrai la forza di arrivare alla prossima sveglia mattutina e ricominciare da capo.
E poi di nuovo.
E poi di nuovo.
E poi di nuovo.![]()
14 gennaio 2009
7"Pongo la fiducia per rispetto del Parlamento": vi invito a osservare un minuto di silenzio per la morte del senso delle Istituzioni in Italia

Vi prego assumete un'aria compita e greve. Alzatevi piedi. Chinate lo sguardo e ora state silenti per 60 secondi.
Fatto? Bene mi pare doveroso tributare il nostro ricordo alla buonanima del rispetto delle istituzioni in Italia.
Quell'atteggiamento di dignità che portava a chi era eletto a un pubblico ufficio a sforzarsi di capirne il funzionamento, a rispettarne le regole e la dignità. O almeno a trattare i suoi pari, i suoi elettori e l'opinione pubblica non come una massa di farlocchi decerebrati, insultandoli con affermazioni dondolanti tra il grottesco e l'inquietante.
Ieri è stato inferto un colpo mortale. L'assassino è il ministro dei Rapporti con il Parlamento, l'on. Elio Vito che è riuscito a dichiarare che poneva la fiducia su un provvedimento particolarmente importante "Per rispetto del Parlamento".
Ritengo che tale importante esponente della maggioranza non abbia alcun senso delle Istituzioni.
Se non è così vuol dire che non ha capito nulla del funzionamento di una repubblica parlamentare.
Tertium non datur. Altre ipotesi sarebbero inaccettabili perché dovremmo pensare che si sta facendo gioco delle regole democratiche e di tutti i cittadini italiani.
Non so se la sua affermazioni sia stata accolta da fragorose risate, da costernazione o da un silenzio attonito tipico di chi ammutolisce di fronte all'abisso dell'assurdo.
Questa vicenda genera una sensazione più di smarrimento che di rabbia. Ancor meglio un vero e proprio lutto. Ma come si può affermare una simile bestialità senza avere l'intento di confondere l'opinione pubblica?
Con che coraggio si proferisce una volgare stupidaggine nel cuore di quella che è la democrazia (per quanto deficitaria) italiana? Poteva essere una provocazione o un uscita ironica ma l'on. Vito era serissimo e credeva in quello che diceva.
Proprio per questo non si può parlare di semplice strafalcione o leggerezza, anche perchè leggeva la relazione di maggioranza quindi era un testo scritto ponderato, ragionato, soppesato.
Verrebbe da chiedergli come pensa che un Parlamento esercita le sue funzioni? Facendo si o no come un cagnolino? Pensa che esonerare il parlamento dall'arduo compito di soppesare e discutere un provvedimento sia un segno di rispetto?
Io On Vito, per Suo rispetto, le eviterò il fastidio di scusarsi, smentire o parlare di equivoco.
Non serve, sarebbe troppo per la mia modesta capacità di comprensione. Ha ragione Lei che con la sua maggioranza sta creando il diritto vivente (o rinascente dall'assassinio in argomento), state creando un clima culturale talmente elevato che riuscirete a ridefinire i ruoli delle istituzioni democratiche. Lei e la maggioranza che rappresenta volete riscrivere la Costituzione con questo senso dello Stato? Prendo atto e mi vestirò di nero bruciando il libro in cui ho studiato Diritto Costituzionale.
Questi giorni luttuosi si concludono con gli applausi a scena aperta per i 90 anni di un certo senatore a vita dalla discutibilissima storia politica. L'intero Senato della Repubblica si esercita in lunghi applausi e auguri. Un segnale. Una conferma di quanto sia rappresentativo della Nazione il nostro Parlamento. E in questa affermazione non c'è sarcasmo o ironia.
La istituzioni, seguendo la strada tracciata dall'on. Vito, si stanno suicidando.![]()
13 gennaio 2009
16Se un permesso di soggiorno costa 200 euro, secondo me con 20.000 euro si potrebbe vendere la cittadinanza

"Sono un duro” fa capire qualcuno, “sono un puro” si vanta qualcun'altro.
Nessun compromesso mai.
Io amo la mia patria si dice a destra.
Io amo la Padania si dice ancora più a destra.
“Fuori i clandestini”,
“Mai più clandestini” dicono i manifesti.
Irremovibili. Dicono clandestini ma in realtà non hanno grande simpatia per gli immigrati tout court...
Da opposizione promettevano che avrebbero fatto cessare gli sbarchi: nel 2008 sbarchi aumentati del 75%
Promettono carceri, espulsioni, reati. E fanno finta di credere a queste promesse pensando di fermare i popoli con le parole.
La tassa sugli immigrati è la novità di oggi.
Prima no, ora sì, fra un pò chissà...Ma conta l'idea!
Questo repentino mutamento di giudizio perché questo Governo di idealisti ha principi inamovibili ma contrattabili per 200 euro.
Se mettiamo sul piatto i soldi allora possiamo accettare anche gli immigrati quelli che vengono a lavorare, a fare i lavori sporchi che gli italiani specchiandosi nelle loro lauree, non vogliono più fare. Paghino per lavorare!
Ma sì! Non fate le anime belle! Ogni cosa ha un prezzo. Se un permesso di soggiorno costa 200 euro, secondo me con 20.000 euro si potrebbe vendere la cittadinanza.
Siamo solo puttane, facciamo tutto, è solo questione di prezzo.
È solo un fatto di soldi perché finalmente viviamo nella felice e ottimista seconda repubblica.
La repubblica delle famose 3 I:
intolleranza, indifferenza, indigenza.![]()
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12 gennaio 2009
11Saldi 2009: buttati nel fiume di debiti per salvare la Patria
Per molti versi mi sento l'italiano medio e quando i media parlano di grandi numeri mi sento coinvolto. Sono un italiano stretto tra il mutuo e le bollette, che non riesce a risparmiare (anche se, considerata, l'affidabilità di Borse e banche non è una grave perdita).
Sono una persona di media intelligenza, in più ogni tanto controllo il mio portafoglio.
Risultato? Non ci casco.
Non ci casco proprio quando si vuole fare passare un messaggio del tipo “gli italiani stanno assaltando i negozi per i saldi”, quando le televisioni mi fanno vedere l'attacco a testuggine ai centri commerciali delle ricche città del nord e, ancora,quando le associazioni dei commercianti prevedono “acquisto medio per famiglia di 540 euro”.
Non mi convincete e in più mi sento preso in giro.
Rendetevi conto che il consumismo non è contagioso, non è che vedendo gli altri spendere mi viene voglia di spendere soldi che non ho, proprio perché non li ho.
Vedere spacciate con tanta nonchalance queste immagini mi puzza di truffa, vedo una mal celata volontà di creare un clima fertile all'acquisto, di solleticare l'effetto pecora. Si vuole stimolare gli acquisti facendo credere che se tutti li fanno neanche noi possiamo sottrarci. Questo tentativo ingannevole è fastidioso sopratutto perché tratta da minus habens le persone sensate che sanno quanto possono spendere e, forse, non vogliono fare debiti, rate, finanziamenti o utilizzare carte di credito. Inoltre un giretto nella mia realtà mi conforta che questi assembramenti vocianti e tumultuosi per accaparrarsi i beni in saldo proprio non si è visto. Per quanto vale, ho, anzi, percepito un'aria di dismissione abbastanza spessa.
Non basta diffondere le notizie sullo stile “giovane balilla salva vecchietta dal fiume” per convincerci a buttarci in un fiume di debiti per salvare la patria.
Ormai non si dubita che consumare sia atto patriottico, che indebitarsi sia eroico, ma potete accettare anche un po' di dissenso sull'argomento?
Insomma davanti a questa chiamata alle armi del consumo diserto e se ci sarà veramente la fila per comprare, io mi defilo.![]()
11 gennaio 2009
6Quella volta che non sono andato al concerto di Fabrizio De Andrè
L'unica volta che avrei potuto andare a vedere dal vivo il grande Faber non ho potuto per stupidi motivi materiali. Mi dispiacque ma pensavo che avrei avuto molte altre occasioni in futuro.
Non è stato così e rimarrò sempre con questo rimpianto. Ora inseguo il fantasma del Poeta, sono andato a vedere il figlio Cristiano, la PFM che cantava le sue canzoni o anche jazzisti che lo omaggiano.
Fabrizio ha seminato così tanto nella musica italiana e ora ne cogliamo i frutti e spesso, frequentando concerti, si ha la fortuna di sentir suonare la sua musica. Piccolo palliativo.
Quando un poeta viene strappato alla sua terra ci si chiede sgomenti perchè dobbiamo subire un destino insensato che ci fa piangere i Grandi e lascia lungamente invecchiare i mediocri e i cattivi.
La domanda si perde nel vento.
Quando qualcuno riesce a scrivere versi che scolpiscono la storia e intarsiano le tue emozioni capisci quale forza possa avere l'Arte.
Fabrizio mi manca tanto.
Mi mancano le sue melodie, le sue parole, la sua ritrosia. Mi manca la sua umiltà, la sua dedizione assoluta e maniacale alla musica, la sua paura del pubblico.
Mi manca la sua anarchia, il suo sberleffo ai potenti, il suo raccontare gli ultimi e gli esclusi.
Mi manca il poeta, il musicista, il narratore , sopratutto, l'uomo.
Vorrei piangere ma aspetterò la pioggia.
Mi piace ricordarlo con un mio post di qualche mese fa: un brivido: "La canzone dell'amore perduto".
Ciao amico fragile, per tutto quello che non sono in grado di dirti uso le tue parole:
"Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.
Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento"![]()
Il tempo un grande maestro, peccato solo che uccida tutti i suoi discepoli
Dopo la lettura dell'ottimo post di Nartek (riprenditi il tuo tempo) mi ritrovo a riflettere di nuovo sul Tempo. Ne ho già scritto (Sono solo scuse, L'Italia va e (senza fretta) mi ruba la vita) ma l'argomento mi attira.
Recentemente leggevo che il tempo un grande maestro, il più grande di tutti. Peccato solo che alla fine uccida tutti i suoi discepoli. Quanta saggezza mi sono detto e mi è venuto in mente Aprile di Nanni Moretti quando un metro da sarto serve a rappresentare visivamente e impietosamente quanto poco tempo possiamo gestire nella nostra vita.
Ed è così, ogni giorno ci vegliamo e pensiamo di avere un'eternità d'avanti mentre abbiamo a disposizione un tempo finito che possiamo anche ipotizzare concretamente.
Se dobbiamo aspettare 6 mesi li aspettiamo, è un lasso di tempo tutto sommato accettabile, giusto?
Eppure... io ho 34 anni. Diciamo che posso viverne altri 40. 6 mesi sono un ottantesimo di questo periodo. Insomma una fetta significativa di quel che rimane del mio tempo. Eppure 6 mesi è un lasso di tempo che aspettiamo senza lamentarci...
I tempi della società si dilatano, dilagano nei nostri limitatissimi campi temporali. Basta pensare ai tempi della giustizia italiana o anche della burocrazia.
Io ho un esempio che dovrebbe essermi da continuo memento:
Insomma sono passati 20 mesi e probabilmente ne passeranno 36 prima che questa situazione giunga a conclusione. Premesso che in 20 mesi anche gli elefanti portano a termine una gravidanza, so bene che 3 anni per un'istituzione sono un respiro ma per me sono un lasso importante di vita. Aspettare, aspettare, aspettare. Nel mentre vivere e forse (!) morire...Può il singolo aspettare i tempi della società? Si può, ma così facendo il tempo, come dice Nartek, gli viene scippato, ed l'unico bene che conta, l'unica bene democratico, non speculabile, non accumulabile, non spendibile a posteriori. Proprio queste caratteristiche lo rendono terribilmente facile da sprecare, lo sappiamo tutti, eppure continuiamo a farlo.
Anzi forse l'intero sistema sociale, ha ragione Nartek, è indirizzato a questo. Il tempo moderno rimane un Maestro che uccide i suoi discepoli ma ormai è un Maestro anche lui schiavizzato da un padrone senza scienza: la società del produci-consuma-crepa. Così è un Maestro che non può insegnarci più nulla, la disciplina gli è stata scippata, ci uccide e basta![]()
10 gennaio 2009
6Senza titolo
anche se non vi piace non siamo tutti amici
anche se vi urta non è il migliore del mondo possibili
stasera sono sporco o solo vero
stasera sono schiavo osceno e non voglio essere libero
ho tolto maschera e catene
mi sento falso, scorretto, ambizioso
non sono quello che credi
sono invisibile, per questo non mi vedi
non vi dico che siete bravi
che siete belli
che siete emozionanti
mi fa schifo il vuoto
vi guardo ed è un muro bianco
non vi bacio
non vi abbraccio
non vi saluto
non vi degno di un insulto
ho il rumore che mi assorda e tremano i vetri
la gente invece è sempre brava e bella
non mi inchioderete alle regole del gioco
interpreti il grottesco in un ruolo stretto
nascondi, menti, affondi
“I am the needle in your vein
I am the high you can't sustain
I am the pusher I'm a whore
I am the need you have for more
I am the bullet in the gun
I am the truth from which you run
I am the silencing machine
I am the end of all your dreams” (NIN)![]()
09 gennaio 2009
16Voglio le tette più grosse del mondo! In difesa di Sheyla Hershey, nobile paladina della società quantitativa

Avvertimento: questo post non parla di sesso ma di anima, quindi forse è ancora più pornografico.
Sheyla Hershey è una ragazza brasiliana che si è martoriata di interventi chirurgici per arrivare a quello che dovrebbe essere un seno da guinness. Questa è notizia di questi giorni, la classica notiziola che i media, affranti di moralismo, amano sottolineare per poter così mostrare nei loro serissimi contenitori un paio di grosse tette (sempre utili nell'apprezzamento di un medium di informazione), insomma esattamente quello che sto facendo io.
Io però voglio difendere Shirley.
Lei non è peggio di me o di chiunque rotoli nelle società progredite e competitive. Siamo una società dove ciò che interessa, ciò che fa notizia, ciò di cui parla la gente è: ciò che è più grande, più alto, più grosso, più antico, più...
Il centro commerciale più grande in Italia, il blog con più contatti, il calciatore con più vittorie, il film campione di incassi, il libri best seller, il “disco che ha venduto 9 milioni di copie" (della serie 100 milioni di mosche non possono sbagliare...). In qualunque campo alla fine torniamo sempre al grande quesito esistenziale dell'uomo: chi ce l'ha più lungo?
Non scandalizzatevi, sembra evidente. Non so se la questione è freudiana e legata al sesso, ma mi sembra che la metafora regge.
Siamo una società quantitativa, una società dei guinness.
A nessuno interesse la qualità delle cose ma solo le loro dimensioni, la loro apparenza la loro notiziabilità un tanto al metro cubo.
La normalità ha preso il sopravvento, siamo tutti uguali nel senso di piallati e conformati: indossiamo gli stessi vestiti seguendo le mode per non essere diversi dagli altri, guidiamo le stesse macchine, guardiamo gli stessi programmi tv, ascoltiamo la stessa musica (top ten), navighiamo sugli stessi siti (i più frequentati). Ci sentiamo rassicurati a fare quello che fanno gli altri, a somigliare agli altri, a indossare le divise che indossano quelli della nostra comunità, squadra, clan, partito, fazione, etnia, religione, casta.
Ma d'altro canto tutto questo grigio uniformarsi, per quanto tranquillizzante e necessario a non farci sentire inadeguati, ci deprime, ci fa sentire massa. Vogliamo emergere, distinguerci e l'unico modo è è essere il più di qualcosa. Non meglio, più.
Non conta con che mezzo, trucco o morale, basta essere più. Avere le tette più grosse del mondo, non è peggio che avere la villa più grande del globo o la più grande collezione di vinili.
Forse la cara Sheyla pensa di farlo per avere fama, successo e soldi ed è sicuramente vero ma è solo la parte superficiale del problema. Lei in realtà è un nessuno che, come tutti, noi, vuole, essere qualcuno, vuole riaffermare di essere un individuo specifico e non una formica del formicaio, non una semplice consumatrice del mondo del consumo.
NO!
Lei è Sheyla la donna con il più grosso seno rifatto del mondo. Lei è qualcosa perché giornali, tv e web parlano di lei.
Lei ha abbandonato il suo vecchio e inutile guscio anonimo per risorgere in emozione e noi in preda a consumismo emotivo la consumeremo emozionandoci (non importa come: indignazione, scherno, attrazione... è assolutamente indifferente perché parliamo di meno artificio).
Anche se l'emozione dura 5 minuti lei ha raggiunto il suo scopo, sarà appagata, sarà un qualcosa che potrà raccontare ai suoi vicini o alla fermata del bus, potrà ricordare di quando si è trasformata da bruco a farfalla (e la farfalla gode della sua bellezza pur consapevole di morire in un giorno).
Io sono come Sheyla, io come lei non riesco a sottrarmi dal capitalismo dell'anima. La gioia dell'accumulo, il godimento nel profitto dell'accatastare oggetti, record, cataloghi e misure.
Io come Sheyla cerco un modo di affermarmi e non riesco a non farlo che in modo quantitativo come ad esempio tramite la mia collezione di dischi e di libri. Poteva essere una collezione di auto o di donne, sarebbe stato lo stesso.
Io, insomma, sono come Sheyla solo che ce l'ho più piccolo.![]()
08 gennaio 2009
11Emergenza gas: il metano ti da una mano, Scajola ti da le riserve e promette il nucleare
L'anno comincia nel migliore dei modi. Alla vasta collezione di emergenze nazionali si aggiunge un nuovo pezzo: l'emergenza gas.
Ora subiamo il ricatto dei produttori di gas ma un tempo (il tempo del "metano ti da una mano", qui lo spot del 1989) mi pare che, martellando sulle qualità ecologiche del gas, si faceva intravedere un futuro libero dai ricatti dei paesi produttori di petrolio.
Curioso. Corsi e ricorsi.
Ora per liberarci dalla schiavitù del gas il ministro Scajola ci rassicura
“Entro la fine della legislatura poseremo la prima pietra di una centrale nucleare in Italia".
Che bello! Rassicurante sopratutto pensando a Chernobyl e ai recenti guasti a centrale slovene e francesi. Chissà se poi tra 10 anni saremo sottoposti ai ricatti dei paesi produttori di uranio...
Mentre l'Italia è inghiottita dalla neve e dal freddo, Scajola ci fa passare i sudori freddi “è una crisi difficile ma passeremo l'inverno” (insomma addà passà a nuttata) e, sempre più convincente, "riusciremo a garantire gas ed energia a famiglie ed imprese'' infatti c'è un mega progetto sperimentale e segreto che coinvolge le menti migliori del Popolo della liberà che si stanno impegnando nel raccogliere manualmente le grandi quantità di gas prodotto dalle flatulenze delle vacche nostrane (è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare).
Tra le parole rassicuranti del premier "possiamo stare tranquilli" e il ministro che ci rassicura sulle scorte italiane (“riserve per 2 mesi", nella foto le ingenti riserve italiane) io, mentre mi appresto a recarmi nei boschi per far legna, mi sento privo di inquietudini e sicuro di passare il resto dell'inverno al calduccio del mio caminetto (a legna).![]()
![]()
07 gennaio 2009
2Il pensiero obliquo e laterale conquisterà il mondo?
Mi segnalano una cosa riguardo Radio Capital.
Il loro programma di rassegna stampa si chiama Lateral e viene presentato come "La rassegna stampa obliqua di radio".
Ebbene io ho due blog: Sussurri obliqui (che state leggendo) e La Vista laterale, non vorrei essere megalomane ma forse l'ideatore è un mio lettore?
Ringrazio Sabatino per la segnalazione![]()
Le dichiarazioni di Fabio Cannavaro contro Gomorra e i gay: un vero italiano (!) e un vero uomo (!)

Fabio Cannavaro è un italiano
Fabio Cannavaro è un italiano che gioca a pallone
Fabio Cannavaro è un italiano che gioca a pallone ed è un'atleta simpatico e prestante
Fabio Cannavaro è un italiano che gioca a pallone e che ha un grande palmares di vittorie ed è stato tra gli artefici della vittoria dell'Italia nella Coppa del Mondo.
Fabio Cannavaro è un italiano che gioca a pallone e che quindi è famoso
Fabio Cannavaro è un italiano che gioca a pallone e che quindi è famoso e ricco
Fabio Cannavaro è un italiano che gioca a pallone e che quindi è famoso e ricco ed è, quindi, un personaggio pubblico
Fabio Cannavaro è un italiano ed è un personaggio pubblico e quindi viene intervistato dalle televisioni e dai giornali
Fabio Cannavaro è un italiano che dice ai giornali quello che pensa ed è un suo diritto
I giornali italiani intervistano Fabio Cannavaro e pubblicano le sue dichiarazioni ed è un loro diritto
Fabio Cannavaro è un italiano che dice ai giornali quello che pensa perchè è un calciatore ricco e famoso
Fabio Cannavaro è un italiano vero e quindi ama il suo Paese
Fabio Cannavaro è un italiano vero e quindi ritiene che la massima filosofica più profonda sia “i panni sporchi si lavano in casa”
Fabio Cannavaro è un italiano vero e quindi vuole sinceramente vedere trionfare Gomorra agli Oscar
Fabio Cannavaro è un italiano vero e quindi crede che l'esposizione mediatica di Gomorra potrebbe danneggiare l'immagine del nostro Paese nel mondo ("Abbiamo già tante etichette negative, non fa bene alla nostra immagine")
Fabio Cannavaro è un italiano vero che non sa che la cattiva fama dell'Italia è assolutamente meritata e non dipende dai film ma dalla realtà
Fabio Cannavaro è un italiano vero che preferirebbe nascondere la testa nella sabbia per raccontare in giro la storiella “italiani brava gente” e “la mafia e la camorra non esistono"
Fabio Cannavaro è un italiano vero che crede che le cose brutte esistono che ma raccontarle è solo uno sputtanamento non un'operazione di onestà intellettuale e denuncia civile
Fabio Cannavaro è un italiano e un uomo vero e, in quanto calciatore, un vero macho, un lottatore, un gladiatore
Fabio Cannavaro è un italiano e un uomo vero e in quanto calciatore può parlare a nome degli italiani ("sui matrimoni gay? «Mmmh, su quello, forse, sono più italiano...»") per affermare che la non estensione dei diritti ai gay è cosa giusta e condivisa dal popolo che Lui rappresenta
Fabio Cannavaro è un italiano e un calciatore e un uomo vero e quindi non riesce neanche a pensare che milioni di italiani appoggiano le idee di Zapatero e non quelle di Cannavaro
Fabio Cannavaro è un italiano e un calciatore e un uomo vero e quindi non riesce a capire che i diritti civili degli omosessuali sono una questione vagamente più importante della sua vita di spogliatoio
Fabio Cannavaro è un italiano
un calciatore
un uomo vero
che può rilasciare tutte le dichiarazioni che vuole ma
che ha perso un ottima occasione per starsene zitto![]()
Israele concede una tregua di 3 ore al giorno: la consapevolezza dell'orrore di un paese umanitario part-time
Israele, consapevole di essere l'artefice di un disastro umanitario, decide stamattina di concedere 3 ore di tregua al giorno per consentire di far pervenire aiuti umanitari ai palestinesi.
Un ammissione di essere l'artefice di un massacro e la gentile concessione di sospendere il fuoco per qualche ora per incerottare quello che verrà distrutto nelle 21 ore seguenti.
Il massimo della carica umanitaria di Israele arriva a questo. I bambini massacrati e le scuole devastate hanno fatto evidentemente sorgere qualche perplessità ma l'unica soluzione intravista è una ipocrita tregua ad ore.
La lotta contro il terrorismo, la guerra al Male deve continuare non importa quanti civili ne rimarranno vittime. A loro concediamo 3 ore di cure per poi riprendere a bombardare.
Questa tregua è un ammissione di colpa raggelante, una dimostrazione di consapevolezza delle proprie nefandezze e l'accettazione della stesse.
Le 21 ore da macellai rendono grottesche le 3 ore “umanitarie”.
Fermata la guerra ora. Nessuno ha mai sconfitto la violenza con la violenza.
La violenza, anche se sbandierata come autodifesa, genera altra violenza sopratutto quando per combattere il Male si lascia dietro di se un'infinita scia di sangue degli innocenti.
Le 3 ore di cerotti non vi rendono più umanitari ma vi dichiarano come carnefici consapevoli e, quindi, più crudeli![]()
05 gennaio 2009
15Travolto dagli Istanti di Borges e dal Cristo di Corona

Un viaggio per vedere la diga del Vajont.
Un salto ad Erto il paese vicino alla diga noto anche per essere la patria dell'artista Mauro Corona, artista poliedrico e personaggio incredibile.
Un boccone in trattoria e poi andiamo a vedere la bottega di Corona lì accanto.
Lui non c'è, dicono che non c'è mai. I curiosi e i turisti gli lasciano frasi scritte a pennarello sulla porta. Qualcuno gli ha lasciato una bottiglia di vino.
Fuori del negozio ci sono i suoi attrezzi di lavoro, montagne di trucioli e 3 statue.
Pezzi di pregio lasciati lì a disposizione di chiunque. Lui evidentemente non bada a questi particolari.
Sono opere incredibili in cui il legno prende vita.
Tra queste opere, sul marciapiede, campeggia uno dei suoi famosi Cristi, abbozzato. Una puntina tiene fermo un foglio con una poesia:Istanti
Non la conoscevo.
Jorge Luis Borges
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato, di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.
Correrei più rischi, farei più viaggi, contemplerei più tramonti, salirei più montagne, nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato, mangerei più gelati e meno fave, avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto della loro vita sensati e con profitto; certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
Ma se potessi tornare indietro, cercherei di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita, di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai andavano da nessuna parte senza un termometro, una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute; se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse, guarderei più albe, e giocherei con più bambini, se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
Sono travolto, la trovo stupenda e perfetta perchè si trova su quella statua.
L'artista ha congiunto la sua arte a quella altrui. Il messaggio si moltiplica con quei versi inchiodati all'idea del Cristo sofferente.
Volontà e morte, azione e passione, un inno alla vita prezioso che mi porterò caro per il resto del mio percorso.![]()
Gaza e gli orrori della Storia moderna: il sonno della ragione genera mostri

La visita di nostri cari amici ci ha dato uno spunto per visitare i luoghi della memoria che la terra dove vivo offre.
Abbiamo ripercorso la follia della mente umana.
Guardando il sacrario di Redipuglia (dove sono sepolti 100.000 caduti italiani della Prima Guerra mondiale), leggendo il suo colossale apparato retorico abbiamo riflettuto sulla pazzia che ha coinvolto, loro malgrado, questi migliaia di giovanissimi, sacrificati per difendere confini ora scomparsi nell'Europa unita.
Spazzati da una bora gelida abbiamo reso omaggio alla Foiba di Basovizza spettrale simbolo dell'orrore di qualunque odio etnico.
Visitando la Risiera di San Sabba (per chi non lo sapesse, l'unico forno crematorio nazista su territorio italico) siamo raggelati di fronte all'orrore puro, all'abisso che si può nascondere nell'essere umano.
Prima e seconda guerra mondiale, nazismo, fascismo, pulizia etnica, olocausto. La Storia la conosciamo tutti ma visitare certi luoghi rientra nel dovere della memoria.
Vedere, sentire, annusare, capire, ricordare, evitare.
Noi sentiamo di vivere in un'età dell'oro, evoluta e civile. L'epoca del rispetto dei diritti e degli esseri umani.
Pensiamo di aver capito la lezione della Storia e vogliamo credere che certi orrori l'uomo non potrà più commetterli.
Con questo spirito i primi giorni dell'anno 2009 ho visitato i monumenti degli orrori di 90 e 60 anni fa. Un'epoca lontanissima o vicina alle nostre vite?
Mentre nel nostro percorso di memoria e dolore provavamo un misto confuso di commozione e indignazione, di ricordo e di speranza uno degli eserciti più potenti del mondo bombardava dei civili inermi riproponendo l'orrore che noi esecriamo e esorcizziamo con monumenti e giorni della memoria.
Di fronte a questo stridente contrasto, a questo ripresentarsi della follia umana, al vortice insensato della distruzione io non ho parole che non siano vane e posso solo ripetermi, come altre mille volte ho fatto, che "il sonno della ragione genera mostri".![]()
Ringraziamento a Polvere di Stelle
L'anno comincia più o meno come era finito.
L'amica Paola di Polvere si stelle mi premia con due riconoscimenti:

La ringrazio moltissimo per l'attestato di stima ma declino la possibilità di fare le mie ulteriori nomination.
Alcuni non possono fare a meno di sbagliare la strada, perché per essi non esiste una strada giusta (Thomas Mann)
Forse solo il silenzio esiste davvero (Josè Saramago)
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