28 aprile 2009

               18    

Post-it umano

Mi capita in ufficio di essere utilizzato come promemoria vivente "poi ricordami che...", insomma assolvo alla nobile funzione di post-it umano. Stasera assolvo la stessa funzione per me medesimo.
Un post it. Appunto me stesso giusto per ricordare a me stesso che esisto anche se non posto.
Esisto tra le pieghe di tutti i post che scrivo e cestino.

Ho una mia consistenza in tutte quelle parole che non si trasformeranno mai in bit.
Curioso come riesca a provare imbarazzo per me stesso, così scarto argomenti, idee e frasi.
Deve essere lo stesso meccanismo emotivo che ti lascia attonito quando leggi un libro che racconta anche di te in maniera talmente profonda da annichilirti e farti sentire nudo di fronte al mondo. Scoperto, stanato.

Mi trovo con questi tentativi di espressione, li rileggo e rifletto se dirottarli sul tumblr. Alla fine decido negativamente.
Qualcosa deve rimanere nel cassetto e qualcosa nel cestino.
Non tutto va consumato in pubblico. Bisogna selezionare, fare i preziosi con se stessi, "che ti venga voglia di me" cantavano ai CCCP e io lo canto a me stesso.

Visto il porco mondo generale potrei rispolverare il mio post suino e vantarmi di avere la vista lunga.
Ma anche no.
Chiudo proponendo 4 minuti di armonia e ricordandovi che, se avete una mappa, conviene seguirla...



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25 aprile 2009

               25    

Wir sind partisanen! (materiale resistente)





Cantano con il breda!
Cantano con lo sten!
Cantano con il bren!
I disperati senza più tetto col cuore a brani nel nudo petto
E raminghi per le terre col parabello in spalla
Lieber mutter wir sind partisanen!
Lieber mutter wir sind partisanen!
(Wir sind partisanen – Santo Niente)



Nel 1995 uscì Materiale resistente, un'ottima raccolta di canti partigiani rivisitata in chiave rock da gruppi italiani in occasione del 50 anniversario della liberazione.
Il cd (ormai di difficile reperibilità) è uno di quelli che ho ascoltato tantissimo e che sono orgoglioso di poter vantare nella mia collezione.
Ascoltando i testi tradizionali, il racconto popolare delle canzoni, dei canti partigiani, resistenti emerge la grandiosa epica dei liberatori.
Testi che emozionano in cui non vi è la retorica dei letterati e degli statisti ma emerge possente l'eroismo e l'idealismo di chi sta costruendo un futuro di libertà.

Ci sono due versi in particolare che voglio riportare.
Una mattina mi sono svegliato ed ho trovato l'invasor” di Bella ciao che penso tutti abbiamo cantato (nel cd è riproposta nella nota versione dei Modena City Ramblers). Un verso che di colpo ti porta dentro l'incubo (in media re), di colpo l'invasore, senza preavviso.... un continuo memento, bisogna vigilare affinché domani mattina non accada (di colpo) di nuovo.


L'altro verso “lieber mutter wir sind partisanen!” (trad. amata madre siamo partigiani!) (nel cd cantato dal Santo niente) per ricordarmi che quando gli oppressori scrivono la storia appellano i resistenti come terroristi, come banditi (Achtung! Banditi!, dicevano i nazi-fascisti dei partigiani), traditori... ma i resistenti devono orgogliosamente rivendicare il proprio ruolo...
SIAMO PARTIGIANI!

Quando poi ferito cade
Non piangetelo dentro al cuore
Perché se libero un uomo muore
Non gli importa di morire
(Guardali negli occhi – C.S.I.)

Infine voglio riportare il testo di un poeta bosniaco che è riportato nel booklet di “materiale resistente”
Buona lettura:

INDICAZIONI STRADALI SPARSE PER TERRA

Era un anno fertile per il grano come mai in passato, era tutto in abbondanza… Quelli che erano malati cronici e che tanto desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l’anima a dio.

Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso. La pioggia portava con sé la polvere dei deserti d’oltre mare. I vecchi dissero: ci sarà la guerra! Nessuno prestò credito alle loro parole. E nessuno fece nulla.

Giacché, cosa si poteva fare contro la profezia! Solo cantammo per intere giornate, fino a restare senza voce, per poter consumare tutte le vecchie canzoni, perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo.

1. Quando intravedono il primo cadavere per la strada, le persone voltano la testa, vomitano e perdono i sensi. Senti il tremore per primo nelle ginocchia, poi ti manca l’aria, ti gira l testa. Sono di aiuto in questi casi l’acqua fredda, leggeri schiaffi. Se lo svenuto non rinviene, sdraialo sulla schiena e sollevagli le gambe in aria. Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un vicino, non permettergli di avvicinarsi e di guardarlo. Le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo svenimento. E non si ha tanto tempo a disposizione. È raccomandabile piangere, fa bene al cuore. Ma neppure per questo c’è tanto tempo a disposizione.

2. Se la città è in stato d’assedio, occorre mandare i più coraggiosi a tentare di portare i sacchi di plastica opachi per i cadaveri. Se questi non tornano, bisogna avvolgere i morti in lenzuoli bianchi. Non è raccomandabile seppellirli senza. Ciò fa diffondere il panico e la paura della morte diventa facilmente la paura di finire sepolti allo stesso modo.

3. La sepoltura si svolge di notte, per motivi di sicurezza. Perciò, prima della sepoltura, bisogna accertarsi per bene dell’identità del defunto. Nel caso di corpi dilaniati, bisogna stabilire con precisione i pezzi che appartengono a ciascun corpo. Se si verificano ugualmente degli errori, è meglio evitare di ammetterlo successivamente. Tanto per i morti è lo stesso. Se vicino alla persona che è stata sepolta, sul posto dell’uccisione, si trovano altre parti di corpo, e si è però già provveduto alla sepoltura, non bisogna gettare i resti nella spazzatura, poiché in genere si radunano i cani affamati. La cosa migliore, se si ha tempo e voglia, è di raccogliere in un sacchetto tutto quello che è rimasto e di seppellirlo in superficie vicino alla tomba. Bisogna stare attenti che non se ne accorgano i familiari, perché loro concepiscono il cadavere come un tutt’uno e tale frammentazione rappresenterebbe per loro una ulteriore dolorosa frustrazione.

4. In guerra nessuno è matto. O almeno ciò non si può asserire nei confronti di nessuno. Molti di quelli che erano matti prima della guerra, in guerra si mettono in mostra molto bene. Come combattenti coraggiosi, convinti delle idee dei loro capi.

5. In guerra nessuno è intelligente. Non devi credere alla verità di nessuno. Le lunghe disquisizioni sull’insensatezza della guerra del professore di una volta, in un batter d’occhio si trasformano in un selvaggio grido di guerra, appena egli viene a conoscenza del fatto che il suo bambino gli è morto per la strada.

6. Non ricordarti di nulla. Prova a dormire senza sonno. Devi ornarti di amuleti e abbi fede nel fatto che ti aiuteranno. Abbi fede in qualsiasi segno. Ascolta attentamente il tuo ventre. Agisci secondo le tue sensazioni. Se pensi che non bisogna camminare per quella strada, allora vai per un’altra.

7. Non avere paura di niente. La paura genera nuova paura. Ti blocca. Devi credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo.

8. Non lasciare lavori compiuti a metà. Salda i debiti. Devi essere pulito. Non fare nuove amicizie. Già con quelle vecchie avrai abbastanza preoccupazioni.

9. Proteggi i ricordi, le fotografie, le prove scritte del fatto che sei esistito. Se tutto brucia, se perdi tutto, se ti prendono tutto… dovrai dimostrare anche a te stesso che una volta eri. Ammassa tutto nei sacchi di plastica, seppellisci nella terra, mura nelle pareti, nascondi, e solo ai tuoi più cari svela la mappa per raggiungere il tesoro.

10. Non ti legare alle cose, alla terra, ai muri, alle case, ai gioielli, alle automobili, agli oggetti d’arte, alle biblioteche… Trasforma in denaro tutto ciò che ha ancora un prezzo. E tuttavia, non legarti in alcun modo al denaro. Appena puoi scambialo con la tua libertà.

11. Adoperati per il bene delle persone. Sempre. Il più delle volte non lo meritano, ma tu fallo ugualmente. Non aspettarti alcuna riconoscenza. Non chiedere per chi fai il bene. Non legarti alle tue azioni.

12. Non dire ciò che pensi. Non essere così stupido a tal punto. Perché appena pensi non appartieni più a loro. Non tacere, perché non possano pensare che pensi a qualcosa. Parla, così, giusto per parlare.

13. Se ti imbatti nel pericolo, non essere coraggioso, anche spinto dalla disperazione. Tenta di sopravvivere. Fai tutto quanto è nelle tue possibilità. Soltanto devi stare attento a non mettere altri in pericolo con i tuoi tentativi. Finché non sei morto sei vivo. Sembra comprensibile. Non togliertelo mai dalla testa. Se devi sacrificarti, fallo per le persone cui vuoi bene, for farlo mai, in nessun modo, per delle idee. Il tuo sacrificio verrà giudicato dagli altri sempre in maniera scorretta, a seconda della loro coscienza e della loro prospettiva. Le idee passeranno, si rovineranno, diventeranno comiche. Se resti vivo, vedrai quanto sarà difficile continuare a credere in loro.

14. Non supplicare per nessun motivo. Non supplicare nessuno. Neanche se c’è di mezzo la vita. È una questione di buon gusto. Pensa solo cosa vuol dire vivere sullo stesso pianeta con una persona che ti ha risparmiato la vita.

15. Non devi metterti a capo di nessuno. Per nessuna ragione. Quando ti volti a cercare aiuto, dietro a te non ci sarà nessuno. Non fare affidamento su nessuno, ma non sottrarti al fatto che quelli che ami fanno affidamento su di te. Questo è salutare anche per te. Devi sapere: perché? Gli obiettivi non devono essere grandi, in nessun modo di carattere generale. Conoscevo una persona che per tutto il tempo ha desiderato bere una birra. È vero: non ci è riuscito, ma era splendido vivere desiderandolo.

16. Non devi stupirti di nulla. Di ogni possibile prodigio. Non devi farti deprimere da nessuna cosa. Anche prima erano tutti fatti così, solo che le condizioni erano diverse da quelle di adesso. Questa è la prima occasione per mettersi alla prova. Così tanti sono delusi da se stessi che in confronto la tua delusione è un nonnulla. Se qualcuno ti tradisce una volta, non lasciargli la possibilità di farlo un’altra volta.

17. Cerca di essere sempre prudente. Se hai bisogno di una buca in cui ripararti, scavatela da solo. Se qualcun altro lo fa per te, la buca potrebbe rivelarsi troppo piccola.

18. Non hai il diritto di adirarti con nessuno. E tuttavia, non devi dimenticare nulla. Quando tutto è finito, decidi di cosa non vuoi più ricordarti. Se tutto è passato. Non dimenticare gli esami che alcuni non hanno superato.

19. E però non fondarti su questo. Non aspettare l’occasione per poterti rivalere. La vendetta ti deve essere estranea. Una questione che appartiene ad altri. Se sopravvivi, vivi per te e quelli che sono sopravvissuti insieme a te.

20. E ancora, non vedere mai di essere il Signore della Verità. Nessuno lo é. A te è sembrata in questo modo. A un altro è sembrata diversamente. Mantieni per te il pezzetto della tua verità. Servirà soltanto a te. Rinuncia al diritto di scrivere la storia dell’assedio. Non contrapporti ai nomi di quei morti che sono stati scelti come eroi. Non sperare di riuscire a mettere a posto qualcosa, neanche una ingiustizia rimasta in sospeso. In quel momento, quando hai intravisto il primo cadavere sulla strada, la storia del dopoguerra era già stata scritta. Poi ci metteranno solo i nomi delle persone, delle città, delle montagne, i baluardi che si sono gloriosamente difesi e i baluardi che sono gloriosamente caduti. Non c’è posto qui per la tua verità.

Ora che sai tutto questo, prova a proteggere te stesso e forse a salvarti la testa. Se non ti riesce, almeno non ti annoierai.

Nedzad Maksumic
Poeta bosniaco e regista del Lik Teatar
(trad. a cura di Igor Pellicciari)

(guarda il documento in pdf)

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24 aprile 2009

               9    

Tagli verticali al chiardiluna




Per alcuni non c’è alternativa alla marginalità sia essa creata come scelta volontaria sia essa subita per l’altrui volontà.
Spesso la volontà è solo apparente e scivola nella necessità vitale, nel desiderio, nell’aspirazione o nell’espiazione.
Stendersi senza rimpianti ai confini del flusso rovinoso. Guardarlo passare indifferenti e riuscire ad osservarlo senza riuscire a capire il coinvolgimento altrui. Sentirne l’incessante movimento ma non capire la ragione del suo ritmo febbrile. Non provare alcun senso di appartenenza, alcuna nostalgia, alcun rimorso.
Ai margini di questo flusso la visione è alterata e il suono è ovattato e vagando in quelle terre non puoi non sentirti anecoico, completamente privo di eco. Percepisci che assorbi negatività dal flusso senza riuscire a rifletterla, a re-immeterla alla foce, e, conseguentemente, a liberartene. La accumuli e la lasci divorarti.
In questo stato di distacco dalla duramadre le vibrazioni non si espandono e il suono non riverbera ripiegando in rumore interstiziale.
La luce affoga nel buio come impressa da una luna brillante ma incapace di calore che riesce unicamente a confondere i tratti in un alone diffuso.
Si è come rinchiusi in una stanza isolata, dentro la stanza c’è un palcoscenico da cui declamare, davanti al palco gli spettatori che possono solo applaudire o fischiare, davanti agli spettatori, appena prima del proscenio, un muro di odio fitto come giungla, davanti al proscenio la ribalta riempita di silenzio. Rappresentazione di emarginati su entrambi i lati, incapace di condivisioni, refrattari al coinvolgimento. Come satelliti su orbite immutabili perennemente lontani per movimenti coordinati e paralleli.
Nei margini di questo spazio silente non è necessario agitarsi, ingolfarsi di ansia o lasciarsi andare al rancore, basta solo ricordare che, invece, nel momento topico della lateralità, la soluzione migliore è il taglio verticale e profondo.

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22 aprile 2009

               22    

Costruito sulle nuvole


Non guardare lontano, conta da 5 a 1, lentamente. Assapora quelle cinque parole che sono numeri ma che sono parole...

Cinque... voglio essere qualcuno. Subito!
Qualcuno, un'identità che non affoghi nella marmellata del benessere post umano, qualcuno per tutti quelli che mi hanno voluto bene, che mi vogliono bene, che mi vorranno bene.

Quattro... voglio essere qualcosa nella vita di qualcuno, almeno uno, fossi anche io.

Tre... ma vorrei essere nessuno, ora!
Nessuno per sfuggire alla pressioni di un coinvolgimento non richiesto, di pletore di stressor, nessuno per tutti quelli che mi hanno odiato, che mi odiano e che mi odieranno.

Due... e vorrei essere anche ciascuno per capire perchè tutti alzano la voce quando avrei un maledetto bisogno di armonia intorno a me.

Uno... in più vorrei essere tutti per capire dove nascano gli atti casuali di gentilezza sparsi casualmente dentro una strategia austera di gretta malignità in scala sociale.

Ma in realtà non ho nessuna volontà, ma un vago desiderio di essere amato senza paure dentro una casa che sarà la capitale di un impero costruito sulle nuvole.

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20 aprile 2009

               21    

Autopsia dell'obliquità (auto-recensione auto-referenziale)

Eccomi a gestire la mia costante crisi d'ispirazione con un post scandalosamente inutile e autoreferenziale.
Sono capitato su un sito che pubblica recensioni di blog, anzi auto-recensioni, e mi ci sono applicato con l'entusiasmo tipico dei tipi egotici all'ultimo stadio. Nel fortissimo e giustificato dubbio di non venir pubblicato, eccovi il risultato dell'auto-vivisezione.
[i link interni a questo post portano a precedenti post].

Geo ubicato nel nord est
della Nazione del Degrado, ma in realtà stazionante in un non-luogo indefinito, un essere alieno, post-umano, asessuato, anaffettivo definito Progvolution scrive obliquità in forma di post pensieri. La volontà è esprimere un sentire emozionale e non confortevole mettendo in comune dubbi non collettivi che tendono a nascondersi nelle pieghe del pensiero conformato.
Sussurri obliqui è un blog dove non c'è assoluzione o conforto e il racconto è necessariamente spietato perché non ha interesse a compiacere. Un blog che cerca il dissenso in quanto unico senso del medium-blog ma, così facendo, punta in modo inevitabile al facile successo. Un web 1.5 verboso che predica la sobrietà, un blog che auspica
eresia ma raggiunge solo il moralismo tramite ruvide carezze al vetriolo o trastullandosi nel nichilismo annoiato.
Un luogo che parla di socio-politica sommergendolo di sarcasmo e disgusto dimostrando tutta la sociopatia del suo autore androide predicante da un pulpito sinistrorso ma disilluso. Capita che la parole si facciano lievi ma è un caso perché, in realtà, è continua la cadenza dolente e il senso oppressivo di una solitudine condividenda. Il fastidio è esplicitato in una periferia mentale che aborrisce la banalità e semina giudizi insindacabili e sprezzanti.

La lettura di Sussurri obliqui fa percepire chiaramente che si tratta di un blog sempre ad un passo dalla chiusura per la difficoltà ad accettare il proprio fallimento rispetto agli intenti. Un insieme confuso di html che galleggia in fibrillazioni sempre più esauste in cui si scorge una decadenza comunicativa che scende dalla sua dimensione globale per incorporarsi in un blog che risulta essere di una pochezza geniale nel suo essere lamentoso e contorto.

Un palcoscenico virtuale dove ci si indigna e ci si nausea tramite parole che non nascondono il vuoto di un blogger pieno di domande e carente di risposte. Sotto la grandine del martirio intellettuale si possono gustare una cantilena di post che non hanno niente da dire, ma lo dicono con enfasi apprezzabile.
Spesso la scrittura è ostile, affogata in un malumore sparso a generose manciate e concluso nel fiele dei tasti. Esagerato e senza misura Progvolution imperversa risultando a tratti imbarazzante, cialtronesco e autoreferenziale oscillando tra urgenza espressiva e stanchi resoconti d'anima. La deriva verso scritti non comprensibili, verso una ser
ie di impressioni oblique, verso la metafora a frasi spezzate e oscure viene accolta dal suo autore come un successo. A volte sembra addirittura anche all'autore che stia forgiando un blog che si prende troppo sul serio nel suo dichiarato pessimismo e cinismo esistenziale, ma la vanità gli impedisce di trarne le conseguenze.
Così tra meri esercizi di stile e pigra declamazione di sconforto Progvolution confessa di voler parlare di sé per descrivere il mondo. E viceversa.
Insomma Sussurri obliqui è un blog perfetto nonostante la sua disastrosa imperfezione e attitudine alla sconfitta. O forse proprio per questo.

[Addenda: recensione pubblicata qui]


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18 aprile 2009

               21    

Promemoria di Marco Travaglio. Dove eravamo negli ultimi 15 anni?

La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più nulla. Si dice che la storia è maestra, ma nessuno impara mai niente
Marco Travaglio

Ieri ho visto lo spettacolo di e con Marco Travaglio "Promemoria. 15 anni di storia d'Italia ai confini della realtà".
Lo spettacolo ripercorre gli ultimi anni della storia d'Italia da Tangentopoli a oggi. Non propone nessuna rivelazione, Travaglio, con un lavoro in bilico tra giornalismo e storia, mette in fila gli avvenimenti recenti, i nomi, i numeri, le amicizie, le sentenze dei giudici, le vergogne, gli scandali.

Nulla di nuovo, sapevo tutto. Anche voi conoscete i fatti. Ma messi in fila, ordinati gli avvenimenti, connesse le relazioni, riflettuto sulle dichiarazioni, rilette le sentenze l'effetto è sconvolgente.
Tutta la mia vita adulta l'ho vissuta in un paese marcio fin nel midollo. Un paese corrotto in ogni poro, partito, istituzione, impresa economica.
Un paese venduto alla mafia. Un paese in mano a criminali, ladri, corruttori, fascisti, golpisti, stragisti. E mafiosi. Mafiosi. Mafiosi. Mafiosi.
Sapevo tutto. Sapevo di Tangentopoli, sapevo del CAF, sapevo della trattativa Stato/mafia, sapevo di dello stalliere Mangano, sapevo di Dell'Utri, di Previti, di Poggiolini, di Cirino Pomicino. So chi è Berlusconi. Sapevo, sapevo, sapevo. So.
Eppure il riassunto completo, la sintesi unificata è scoraggiante.
Ti deprime l'anima. Mi fa capire perchè sono disgustato dalla vita pubblica di questo paese. Mi ricorda perchè mi sento solo.
Sono solo, siamo soli, perchè siamo una massa inerme nella sua omertà, nella sua ignavia, nella sua mancanza di memoria, nell'incapacità di opporre una resistenza civile al degrado.
Mi sento solo perchè so che i cittadini sono stati traditi, derubati, umiliati ma insieme sono vittime e carnefici di se stessi, dello scelte politiche, delle loro croci sulle schede elettorali, dell'accettazione del sistema di privilegio, di raccomandazione, di ruberie.

Il racconto delle spudorate ruberie, di una Nazione depredata delle sue ricchezze e deprivata del suo sangue da vampiri politico-criminali, delle dichiarazione grottesche, dell'impunito agire degli uomini del malaffare politico è così abnorme che più volte nello spettacolo si ride. Grazie all'ironia di Travaglio l'amarezza totale diventa risata. Ma in realtà ridiamo delle nostre miserie collettive, del nostro essere caduti nel baratro, del nostro essere coglioni e contenti di esserlo.
Negli ultimi 15 anni si è stravolta la Costituzione al fine di perpetrare la casta, ci sono state decine di legge ad personam, leggi che hanno asservito la magistratura e reso impossibile processare i colpevoli. Una strategia legislativa mirata per favorire il conflitto di interessi, l'impunità di politici corrotti e la prese di potere della mafia con relativa concessione dell'impunità. La realizzazione, insomma, del piano della P2.
Ci siamo venduti la legalità, il diritto e le casse dello Stato.
Abbiamo deriso e insultato i giudici. Abbiamo votati i populisti mistificatorie propagatori del malaffare. Abbiamo chiuso gli occhi, accettato, ingoiato.
Una destra indecorosa, scandalosa, criminale e una sinistra ottusa, compromessa e ignava.
Nessun innocente.
Ci siamo fottuti con le nostre mani, abbiamo massacrato una democrazia e ci siamo impegnati il futuro.

So che sapete tutto, So che molti non c'entrano nulla ma quando ti sradicano via la tua nazione, la società civile, la legalità chi può sentirsi non coinvolto?
La catastrofe democratica e l'olocausto della legalità ci riguarda tutti. Non basta dire che è colpa dei soliti noti, occorre capire che è anche colpa nostra incapaci di opporre alcun tipo di resistenza se non il vago lamento, insulto, improperio.

Il teatro era esaurito, l'attenzione altissima per tutte le 3 ore abbondanti di spettacolo, alla fine gli applausi convinti.
Essere lì ieri sera faceva sembrare che la società civile fosse presente, consapevole e indignata.
Questa è l'apparenza.
Dove eravamo negli ultimi 15 anni?
Perchè abbiamo permesso che succedesse e continui a succedere tutto questo?
Oggi è cambiato qualcosa?

Andate a vederlo in teatro, comprate il dvd, condividete, diffondete.
Cerchiamo di imparare dalla storia e di non dimenticare ciò che è stato, ciò che abbiamo permesso accadere.

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15 aprile 2009

               24    

Io (e la mia aureola)

Sgombriamo il campo. Io per primo.
Anzi, ancora meglio, solo io.
Io con la mia presunzione di essere migliore di voi. Con la mia comoda realtà tascabile.
Proprio io che penso di sfiorare la verità, che sono convinto di capire il mondo.
Soltanto io convinto di ascoltare la musica che scuote l'anima e voi neanche ne conoscete l'esistenza.

Io le mie scelte, in odor di santità. Io che non sbaglio mai, che ne so una più degli altri.
Che ho trovato il libro che distilla le risposte.
Che mi ergo a divinità e giudico il bene e il male di tutto il mio micro universo.
Lo so. Non dovrei essere così, eppure sono così.
Io che “ma pensi di aver sempre ragione?” (perché tu dici le cose pensando di aver torto?).
Un concentrato di supponenza e arroganza, depositario di una coscienza incontaminata.
Modesto solo per pudore.
Invincibile, intrattabile, ingiudicabile. Senza pietà, senza compromessi. Massimalista.
Io che spesso chiedo a me stesso e che non rispondo mai. Io che ascolto ma non sento.
Ogni peccato lo assolverò.
Io che non mollo mai, che non perdono perché so di aver ragione.
Io che non spiego perché tanto so che non capiresti.
Io che non gioco perché non posso rischiare di perdere.
A me, solo a me, unicamente a me, l'invito all'attenzione.
L'aureola potrebbe strozzarmi*.
Ma io, solo io, soltanto io....

* palese citazione di The Noose dei A perfect circle


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13 aprile 2009

               19    

Non scusate il ritardo



Benvenuti nel ritardo. Un ritardo calcolato, la volontà di non essere sul pezzo.
Ho bucato gli auguri. E questo che avrei dovuto dire, giusto? Auguri ecumenici. Ma ora sono terribilmente in ritardo e, quasi quasi, mi astengo.
Francamente stucchevole il carosello coartato, banale, ripetitivo. Noioso e di maniera.
Con una certa soddisfazione mi libero anche dalla necessità di una critica che sarebbe stata stanca e scontata (e già fatta l'anno passato...).

Sono stato assente. Mentalmente. Fermo nel mio luogo, ho fatto le vacanze del pensiero trovando il coraggio di non fare nulla. Affrontando la sfida di dormire il pomeriggio. Osare non leggere e non navigare.
Non ho partecipato, per volontà e coerenza, e ho potuto vedere come tutto rallenta nel collettivo coinvolgimento.
Ma non posso più godermi l'emorragia di lucidità, devo riprendere il controllo. Cercare la misura. Ritrovare le parole dopo giorni di voluta verbosità perduta.
Ho provato a far pulizia e accogliere il vuoto. Suona bene, ma ogni volta che lasci entrare il vuoto senti uscire energie che poi non sembrano rigenerarsi.
Mi sono messo in ascolto per sentire se avevo qualcosa di emozionale e scomodo da dire. Ma, come leggete, non ho trovato granché se non la voglia di esserci in qualche modo.
Sento, ancora, di aver bisogno di nascondermi dietro le parole e di regalare indizi impalpabili a chi vuole prove certe.
Una strategia vaga che riesce a dire solo trasversalmente e testimonia come anche la mancanza di contenuto abbia una sua dignità. O forse no.
Rimane solo il dubbio se, guardando il mondo a testa in giù, il banale diventi originale oppure se il narratore sembri un mostro.



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08 aprile 2009

               30    

Nelle terre mosse le anime immote guardano contare i corpi

Guardo il body count sul home page di Repubblica.
La contabilità della tragedia, che fa aumentare lo share.
Sale, continua a salire.
E le foto, cambiano.
Foto di dolore, sopravvissuti, disperazione, lacrime, frammenti di vita comune tra le macerie.
Mi faccio schifo, eccomi tra i voyeur del dolore, della morte, della sofferenza...

Ondeggi al ritmo dell’ordine del nuovo mondo e
Conti i corpi come se fossero pecore al ritmo dei tamburi da guerra
L’uomo nero sta arrivando


Basta solo il dubbio.
Basta solo un minimo cedimento nel pensiero.
Un cedimento che ti faccia pensare solo un attimo che forse...
Forse...
Qualcuno è morto.
Forse 272 sono morti.
Forse 1000 sono morti.
Morti in un'Italia eroica che si sente solidale, in un Italia che manda sms da 1 euro perché è generosa, l’Italia dove le tendopoli sono camping da week end, primavere al mare a spese dello Stato.
E forse ti viene il dubbio che qualcuno è morto perché siamo un paese con 300.000 norme ma quasi nessuna di queste viene rispettata o fatta rispettare. Un paese dove si alleggerisce il cemento per appesantire il lucro. Dove i piani regolatori sono ad usum degli amici, degli speculatori, dei palazzinari. Dove ogni regola viene soprasseduta per il profitto di pochi. Un paese realmente sismico con 4 (teoriche) leggi anti sisma.
Un paese dove tutti i furbi godono nel violare le regole di sicurezza e prevenzione. Strizzando l'occhio e riempiendosi le tasche.

Un paese dove dopo le tragedie ci si impegna per evitarle.
Perché questo è un paese che preferisce scavare piuttosto che prevenire.
Un paese perennemente impreparato agli eventi, senza piani di emergenza, senza procedure di evacuazione. Dove tutto si improvvisa meno le speculazioni.
Un paese dove si esercita con professionalità il cordoglio e la solidarietà, con splendidi funerali di stato e perfette lacrime professionali.

Si, forse ti viene un dubbio mentre milioni di compatrioti passano ore a guardare immagini catodiche dell'altrui dolore, sforzando immedesimazione, recitando commozione e partecipazione. Ma senza coscienza, senza pudore.
Senza la coscienza che un dramma collettivo ha colpe collettive. Colpe profonde di epidemica corruzione dello spirito civico. Dove tutti accettiamo le violazioni delle regole, dove nessuno denuncia, dove le inchieste si fanno dopo, dove “poi” tutti sapevano, tutti denunciano, tutti si indignano, dove tutti chiudono gli occhi.
In ogni caso, sempre e comunque è colpa degli altri, dei pochi e spregevoli uomini neri che si nascondono tra le milioni di anime candide italiane.

Oh povera ferita comunità nazionale che tanto amiamo.
Siamo commossi mentre qualcuno conta i cadaveri che abbiamo contribuito ad uccidere.
Un paese terremotato nell'animo.
Un paese che non vuole guardarsi allo specchio.
E fa bene.
Mentre guardiamo contare i morti, l'uomo nero sta arrivando.

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06 aprile 2009

               17    

Tra il dolore e la retorica

...
solo silenzio
...

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05 aprile 2009

               19    

Vuoti d'anima (I got the blues)

Il mio ultimo post mi ha portato molti e confortevoli supporti morali. Appoggio, incoraggiamenti, inviti all'ottimismo. Ringrazio, ma non era necessario e, soprattutto, non era quello il mio fine.
Noto la tendenza a vedere la malinconia e la disillusione come una cosa esclusivamente negativa da cui cercare di fuggire il prima possibile.



Io non riesco a vederla così. La malinconia non è una pericolosa malattia da cui guarire il più fretta possibile. E' solo una fase da vivere interamente, da cui bisogna farsi attraversare. E mutare. Perchè c'è, fa parte di noi. Perchè da senso al suo opposto. Perchè non ha senso sfuggire a se. Perché non è una soluzione trovare scorciatoie. Per evitare di cadere nell'emorragia interna. Per non implodere.
Lo so, non siete d'accordo, preferite puntare sulla consolazione, sul sollievo.

Io mi tengo le mie sensazioni, non voglio vivere in una società composta solo da persone perpetuamente felici. I manichini eternamente sorridenti è giusto che siamo nelle vetrine del consumo o a intermezzare le righe delle pagine delle riviste patinate. La realtà è un'altra, perchè fare finta di nulla?
Forse perchè esiste un diritto alla felicità? Sicuramente ma non si raggiunge tramite una linea retta. E' un percorso tortuoso, che si snoda anche nelle depressioni caspiche del disgusto di se.
Non è che questo sia sempre dovuto alla mancanza di qualcosa, a un problema estemporaneo, al marcimento dei lupini.
No, no, no. Troppo facile e consolante. E' una cosa che hai dentro comunque vadano le cose. Lo vogliamo chiamare blues? Ebbene quando hai il blues devi viverlo. Anche se la considerazione comune inquadra questo atteggiamento quale "maledetto", distruttivo e morbigeno, io penso che vada fatto, perchè all'opposto, è un processo igienico, perchè è inutile accanirsi contro i sintomi per re-incontrare, successivamente, stupiti la malattia ampliatasi nel forzato oblio. Per questo non riesco ad ambire alla stabilità emotività, a una monolitica felicità istituzionale. Non mi interessa in quanto artificiale.
Mi tengo stretto i miei vuoti d'anima.
Esiste un obbligo (socialmente implicito) a nascondere la debolezza. Ed è opprimente. Il messaggio, neanche tanto nascosto, è che essere deboli o tristi non è onorevole. Nessuno lo è in televisione. E' un attitudine da perdenti. Peggio! Essere tristi è una malattia, uno status da curare con la chimica.
In sintesi le persone sane sono sempre felici...
Io questa la vedo come una menzogna sociale generatrice di disperazione.
Non mi importa molto se risulto insano e patetico. Non mi importa di essere commiserato senza motivo.
L'unico motivo valido per evitare di esporre i propri franamenti vitali sembra essere quello di evitare gli altrui tentativi consolatori.
Generosi sicuramente, inutili probabilmente e, secondo me, quasi dannosi se ottenessero un risultato.

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03 aprile 2009

               22    

I labili canoni dei planisferi umani

Annaspo nella mancanza di chiarezza. Perdo colpi, perdo smalto, perdo tempo.
Mi sarebbe piaciuto che qualcuno mi chiedesse cosa sto facendo, perché sto scadendo, perché scrivo cose vuote. Ma nessuno nota niente, tutto è uguale a tutto.
Sento una voce acida dentro che mi incalza a esprimermi, io mi attengo, ma non trovo nulla da dire.
Oggi quello che ho detto, sentito, scritto scivola lontano senza più significato, udito ma inascoltato.



Niente guerra, niente pace, solo niente. Una tempesta inesplosa nel mare calmo.
Una distanza incolmabile tra ferite che hanno smesso di parlarsi, ognuna grida il suo dolore a se stessa. E la cura non esiste, ogni cura è un placebo dichiarato.
Quello che si cerca nell’altro dovrebbe essere prima in se e, invece, alla fine, nell’altro si cerca uno specchio.
Lo si trova, ci si specchia, ci si riconosce e non aggrada. Il disgusto diventa colpa dell’altro.
Uno ci può fare su costruzioni teoriche sulle leggi fisiche dei planisferi umani, ma non serve, è uno sforzo vano perché non ci si trova di fronte a una scienza ma a una incoscienza. Ricostruire se con le teorie generali, riposizionarsi nello stordimento generale, non porta a nulla, si continuerà a esplorare una solitudine che non potrà smettere di braccare la vittima tenendosi discretamente a distanza.
Non c’è via di fuga se non l'abbandono delle aspettative psicosociali coartate con la forza della pressione delle sovrastrutture o con il miraggio di una tranquillizzante stabilità.
Si possono minimizzare i malumori, abiurare le malinconie, giurare sulla veridicità delle favole oppure ci si può lasciare andare nudi alla notte, in un sonno alcolico.
E disinteressarsi di se.


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01 aprile 2009

               14    

Non divertente, non credibile, solo aspirante antisociale

Avete vinto. Ho visto che non siete abboccati al mio esilarante pesce d'aprile.
Prendo atto di non essere credibile negli scherzi e mi chiedo se sono credibile nelle cose serie.
Questa è una domanda topica. Nei corsi di comunicazione ti spiegano che l'attendibilità di una fonte è data dalla sua credibilità.

Questa è un credito che si accumula con enormi sforzi e che si può perdere in un battito di ciglia. La credibilità è quella qualità per cui consideriamo un giornalista, un commentatore, un intellettuale, un esperto degno di attenzione. Intervento su intervento ne scorgiamo l'integrità di pensiero, la coerenza, l'onestà intellettuale, la parzialità dichiarata (l'unica atto di verità che si può fare) e non fanatica. Sorge un sentimento di fiducia, di affidamento su quanto ci propone.
Se si rompe il patto ci sentiremmo traditi e proveremmo sentimenti opposti.
Insomma, si crea quel giudizio per cui ritenevate Enzo Biagi attendibile ed Umilio Fede un rimpianto per il mondo circense.
Allargando il campo, questo tipo di giudizi di lungo periodo ci portano a selezionare il quotidiano, il tg, il sito news di riferimento.
Per un blog vale più o meno lo stesso. Si incomincia a leggere e saggiarne la credibilità (cosa e come le cose vengono dette) e pian piano se ne diventa lettori più o meno assidui.

Sono solo riflessioni generali e non riferite a sussurri obliqui. Lungi da me a voler accreditarmi come credibile nei confronti di chicchessia. Anzi continuo giornalmente a cercare di dimostrare il contrario...
Io aspiro a diventare sempre più antisociale e per definizione un antisociale non ha nessuna credibilità visto che si tira fuori dal sentire diffuso di una comunità e dalle regole del vivere comune. Non si può dare credito a chi non condivide gli altrui valori di fondo.
Devo dire che la strada dell'antisocialità non è semplice come sembra. Vi dirò, non è tutta rose e fiori come potete pensare....
Ci sono grandi maestri che scrivono sul web raggiungendo vette ineguagliabili di corrosiva misantropia e sagace messa in ridicolo del modello sociale, io mi devo accontentare di un dilettantesco, zoppicante e arrancante tentativo. Direi che il confronto è umiliante (e senza dover neanche scomodare il mostro sacro Bukowski).
Questo è un giudizio di merito che porta a concludere che, negando la premessa, c'è una credibilità nella non-credibilità cosa per cui se cercate un affidabile punto di vista antisociale dovreste ritenere maggiormente non-credibili (e quindi più attendibile da un punto di vista antisociale) altri blog e non il mio.
Già. Rileggete pure, non è un paralogismo, il ragionamento sta su.
E stavolta non scherzo.



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               18    

La fine è vicina

Nonostante la mia strenua resistenza ha vinto l'industria del porno. Cedo di fronte al denaro.
Dopo vari abboccamenti e trattative è arrivata l'offerta che non si può rifiutare.

L'americana Fish, Fool & April inc. mi ha offerto una cifra a cui non ho potuto dir di no.
Pertanto tra 10 giorni Sussurri obliqui
diventerà un trademark registrato connesso a una linea di film e oggettistica hard.
Questo indirizzo web ne diventerà la vetrina virtuale.
State connessi nei prossimi giorni per leggere i miei ultimi post.

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Nulla, nessuna forza può rompere una fragilità infinita (Guido Ceronetti)

Alcuni non possono fare a meno di sbagliare la strada, perché per essi non esiste una strada giusta (Thomas Mann)

Forse solo il silenzio esiste davvero (Josè Saramago)

Nell'oblio