29 maggio 2009

               34    

La semina della mistificazione (Opera omnia V)

Continua da Narratori di un mondo sprecato (Opera omnia IV )

6. Nutrite il mistificatore

Siamo quindi persi nel brodo tecnologico. Disponiamo dei mezzi di inter-relazione più potenti mai visti dall'homo sapiens in poi. Possiamo moltiplicare e diffondere il nostro messaggio in mille direzione e ottenerne in tempo quasi reale, il feedback, Un cannone in mano a un bambino!
Le potenzialità vengono rigettate e diluite nel chiacchiericcio, nel pettegolezzo, nella corsa alla fama o al titolo. Del tutto che sembra possiamo disporre, ci resta in mano sono l'involucro.

Dentro non c'è nulla. Mi pare di essere sospeso in vacuum. Ma se mi nutro di vuoto, non posso che restituire il nulla. Eccomi allora costretto a distribuire parole vuote, armature di concetti. Divento mio malgrado mistificatore, un predatore che caccia col linguaggio, un assassino del significato perché di quell'enorme palazzo non rimangono che macerie e io non posso che improvvisarmi giocoliere di sassi fumanti.
Eppure non è così facile come sembra, ogni parola è preziosa quando deve ingannare.
E questo gioco di inganno, questo trastullarsi nella mia stanza dove il cielo è fatto di specchi può durare all'infinito perché i lettori sono disarmati in quanto affogati da troppo tempo in parole vuote e in parole buttate. L'habitat è definito è in esso ogni mistificatore può cercare gloria e prede.
Eppure il sottoscritto (pur manchevole di firma digitale...) mistificatore non ha mai cercato prede.
I conti non tornano!


“Per me la più piccola parola è circondata da acri ed acri di silenzio, e perfino quando riesco a fissare quella parola sulla pagina mi sembra della stessa natura di un miraggio, un granello di dubbio che scintilla nella sabbia” (Paul Auster - Leviatano)


Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

Opera omnia I

20 maggio ore 18.00

Tempestare il mondo di paroleOpera omnia II22 maggio ore 6.00
Testimoniare un mondo vuoto di parole
Opera omnia III25 maggio ore 6.00
Narratori di un mondo sprecato
Opera omnia IV27 maggio ore 6.00
La semina della mistificazione
Opera omnia V29 maggio ore 6.00
Di prossima pubblicazione

Sintesi sul filo della rasoio

Opera omnia VI

3 giugno ore 6.00

La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

5 giugno ore 6.00

Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

9 giugno ore 6.00

La soma dello sconforto

Opera omnia IX

11 giugno ore 6.00

Guerra nella pace con i lettori

Opera omnia X

15 giugno ore 6.00

Esserci, ringraziare, scalciare

Opera omnia XI

17 giugno ore 6.00

Taci! L’amico ti legge

Opera omnia XII

19 giugno ore 6.00

L'estremità della coda della lucertola

Opera omnia XIII

23 giugno ore 6.00

Finalmente le parole sono vuote

Opera omnia XIV

26 giugno ore 6.00



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27 maggio 2009

               37    

Narratori di un mondo sprecato (Opera omnia IV )

Continua da Testimoniare un mondo vuoto di parole (Opera omnia III)

4. Parole buttate

Altro aspetto della questione è il triste spettacolo cui assistiamo su ogni media, compresi i blog.
Alle parole non viene dato il giusto valore, vengono deprezzate e umiliate.
Le parole vengono buttate via. Continuo è lo spreco, l'inflazione, la deflazione, l'impoverimento dei termini.
L'appiattimento sugli stessi aggettivi, la saturazione dei superlativi, la distruzione della linea temporale delle forme verbali, della consecutio tempororum, i parassitismi, l'anglofonia coatta. Gli aggettivi comuni vengono caricati di molteplici sfumature, concetti teorici vengono mistificati, rivoltati e trasformati in armi di distruzione di massa (celebrale).

Navighiamo tra graffiti digitali e ne usciamo sconfortati tra piattezza, ciarpame, semplificazione d'accatto, manipolazione grossolana. Insomma, giorno per giorno, affondiamo nella desolazione narrativa.

Di fronte al linguaggio appiattito, violentato, torturato, artefatto, manipolato come posso non concludere che le parole sono vuote?
Cosa si può opporre ai media totalizzanti e alle pulsioni insane dei singoli riuniti in enti esponenziali virtuali (ma dagli effetti sostanziali) nella diffusione di un analfabetismo culturale ed emotivo?
Una deriva che, da un lato, è mass-mediatica, volutamente tesa a impoverire, a indebolire, a infiacchire le coscienze nascondendosi con lo scudo ingannevole della democratizzazione.
Dall'altro lato, è popolare, una volontà che nasce dal basso e che vorrebbe semplificare un mondo complesso, iper sfaccettato e di difficile decrittazione; questo movimento porta a spinte che nascono dalla pigrizia cognitiva e da un'irrefrenabile tendenza alla banalità. Ma questa considerazione non vuole assolutamente essere snobista o elitaria, è una semplice presa d'atto di potenzialità che vengono sprecate. Umiliazioni auto inflitte.

“Io sono un genio ma nessuno lo sa tranne me” (Charles Bukowski - Storie di ordinaria follia)


5. Narratori in ascolto

Che spreco queste parole buttate! Non possiamo dire altrimenti. Noi che scriviamo, i blogger, siamo narratori. Per raccontare qualunque cosa bisogna prima ascoltare per testimoniare noi e il mondo che ci è toccato ascoltare.
Ascoltare questo mondo di parole vuote e buttate è, per quanto mi riguarda, sforzo improbo.
La fatica di questo impegno è il precipitato di uno sforzo che mi pare deludente, l'ascolto è desolante. Quanto mi piacerebbe sentire almeno una parte di umanità vivere a tempi dispari, stupire i sonnolenti ritmi di una tranquillità mentale voluta senza motivazione lucida.
Quello che prendi dovrebbe essere sempre maggiore rispetto a quello che dai. Io ho l'impressione opposta e, per il principio, dei vasi comunicanti, mi sento drenato dalla corrente opposta, dragato nel fondo del mio entusiasmo espressivo.
Mondo sei un vampiro! E io sono un emofiliaco...
“Il tempo è la nostra condizione - siamo nel tempo, fatti di tempo. Veniamo dall’intemporale, forse, ma quando si entra nell’esistenza siamo tempo nel bene e nel male” (Mario Luzi)


Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

Opera omnia I

20 maggio ore 18.00

Tempestare il mondo di paroleOpera omnia II22 maggio ore 6.00
Testimoniare un mondo vuoto di parole
Opera omnia III25 maggio ore 6.00
Narratori di un mondo sprecato
Opera omnia IV27 maggio ore 6.00
Di prossima pubblicazione

La semina della mistificazione

Opera omnia V

29 maggio ore 6.00

Sintesi sul filo della rasoio

Opera omnia VI

3 giugno ore 6.00

La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

5 giugno ore 6.00

Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

9 giugno ore 6.00

La soma dello sconforto

Opera omnia IX

11 giugno ore 6.00

Guerra nella pace con i lettori

Opera omnia X

15 giugno ore 6.00

Esserci, ringraziare, scalciare

Opera omnia XI

17 giugno ore 6.00

Taci! L’amico ti legge

Opera omnia XII

19 giugno ore 6.00

L'estremità della coda della lucertola

Opera omnia XIII

23 giugno ore 6.00

Finalmente le parole sono vuote

Opera omnia XIV

26 giugno ore 6.00



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26 maggio 2009

               37    

Il corpo di N. è il corpo elettorale

N. è l'Italia. Un essere senza talento, un corpo che si vende per risultati da ottenere senza fatica. Seguire le scorciatoie dello svendersi impedisce di dover affrontare la fatica dell'emersione delle proprie qualità. Forse N. ha delle capacità ma la via breve del successo prezzolato le impedirà per sempre di svilupparle. Tutto le sarà dato per le attenzioni concesse al vecchio libidinoso.

Ma N. non ha colpa, è solo la figlia di una società votata al completo mercimonio di sé. Questa non è una accusa alla singola N. perchè tutti noi lo siamo diventati, questa comunità nazionale è un recinto di N. giovani, discinte/i, in vendita, disposte/i a tutto (tranne che al sacrificio e alla fatica) per soddisfare i propri (?) sogni (essenzialmente di consumo).

N. è una donna, ma non è questo il punto. In Italia la prostituzione non è legata al genere. La prostituzione è un modo globale di vivere del cittadino italiano. È prostituzione fisica ma soprattutto mentale. Si vende la dignità, le idee, il voto, l'integrità morale, il futuro. Si vende la sicurezza dei lavoratori, il benessere dei cittadini, la salubrità dell'ambiente.Si mette all'asta il proprio corpo così come la solidità delle case.Si vende il benessere altrui a favore del proprio. Chi si mette in vendita è vittima ma è insieme carnefice di sé nell'immolarsi a vittima per obiettivi turpi, eterodiretti da una società malata.

La colpa è diffusa. Il marcio è esteso. Il popolo è corruttibile perché il sistema è corrotto, o il sistema si corrompe per la tendenza innata delle persone? Cosa vogliamo condannare maggiormente, il corruttore o chi aspira in ogni modo ad essere corrotto? Senza i corruttori (di ogni specie, morale ed economica) i corruttibili non potrebbero dare sfogo ai loro peggiori istinti.

Ma i corruttori imperano. Spadroneggiano. Più sono corrotti, più hanno potere. Alcuni diventano capi di governo. Altri dittatori. Altri prima l'uno, poi l'altro. La storia racconta di molti dittatori sanguinari in preda a desideri sessuali fuori controllo. Deve essere una tendenza che va oltre il mero appetito sessuale per debordare in una libidine di potere più ampia. L'autocrate scambia il desiderio sessuale con il desiderio di potere. Il possesso sessuale è solo espressione dell'annichilazione degli altri. Poter esercitare il potere politico, economico o quello derivato dal "successo" per ottenere prede sessuali altrimenti inaccessibili è espressione di una chiara volontà di distruggere l'innocenza e la purezza. Quello che il despota ha sepolto in sé vuole distruggere negli altri così da giustificare a sé stesso la visione corrotta della società che ogni dittatore delira per placare la proprie frustrazioni personali.

Mentre il satiro pasteggia nella sua orgia di minorenni non sta sfogando i suoi appetiti sessuali di maschio italico. Questa idea ammiccante, che tanto piace ai suoi servi e che forse gli attira le simpatie di tutti i frustrati macho-fascisti della penisola, è lugubremente consolatoria. In realtà sta fottendo l'intero Paese, sta fottendo la dignità di una comunità, sta fottendo l'idea di una nazione normale dove ognuno ricopre una posizione corrispondente alla sue capacità.

Il corpo di N. è il corpo elettorale. Comprato, svuotato di dignità, violato, umiliato. La transustanziazione eretica è compiuta. Non è una novità, ma siamo stati fottuti

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25 maggio 2009

               9    

Testimoniare un mondo vuoto di parole (Opera omnia III)

Continua da Tempestare il mondo di parole (Opera omnia II )

3. La teoria delle parole vuote

Quindi il linguaggio è uno strumento e come tale il suo utilizzo può essere differente a seconda delle scelte dell'utilizzatore.
Dentro la visuale delle parole significanti è inevitabile il rischio di incomprensioni, di fraintendimenti, di travisamenti. Non voluti o non voluti in una certa direzione.
Ma oltre questa fisiologia non possiamo negare l'esistenza di un linguaggio deviante.
Mi riferisco a chi usa le parole dolosamente (la colpa la assolviamo sempre) per diffondere messaggi fuorvianti per il ricevente.
Basta appropriarsi surrettiziamente dei termini, farne la propria bandiera nel sottrarli al Nemico, manipolare il significato, prestidigitare a proprio vantaggio.
Così il linguaggio viene a svuotarsi e non esiste peggiore epidemia per la società della comunicazione (così stratificata ma così fragile). Nessun impoverimento è peggiore per la cultura di un popolo. Depauperare il linguaggio è, di fondo, una devastante strategia fascista contro la forza democratica della cultura popolare. Parlo in termini macro perché è un fenomeno che tutti constatiamo nella vita pubblica italiana il cui linguaggio è piena deriva sloganistica. Oggi, 2009 d.C., la discussione sulla res pubblica è ridotta a continua propaganda ad effetto, alla magia demagogica che si fa untore di parole positive (ad esempio democrazia) che tutti i contendenti vorrebbero tirare dalla propria parte indipendentemente dal senso delle parole.
Questa prassi diffusa nella (perdonate l'idiozia, ma non trovo sinonimi) classe dirigente del Paese si riverbera a cascata su tutta la vita nazionale, sul popolo (se esiste ancora e riuscite ad individuarlo). Il baluardo intellettuale, che resiste per testimoniare che un linguaggio pubblico di “civiltà”, una riflessione di significato, è ben altra cosa, è solingo all'angolo, deriso e sbeffeggiato come residuato di altri, utopistici, tempi.
Poi è una conseguenza naturale che la deriva coinvolga anche il linguaggio che narra la sfera privata...

“Ti offro questi dati affinché niente muoia, né i morti di ieri, né i resuscitati di oggi.
Voglio brutale la mia voce, non la voglio bella, non pura, non di tutte le dimensioni.
La voglio lacerata da parte a parte, non voglio si diverta, perché parlo infine dell’uomo e del suo rifiuto, del suo marcio quotidiano, della sua spaventosa rinuncia.
Voglio che tu racconti” (Frantz Fanon)
Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

Opera omnia I

20 maggio ore 18.00

Tempestare il mondo di paroleOpera omnia II22 maggio ore 6.00
Testimoniare un mondo vuoto di parole
Opera omnia III25 maggio ore 6.00
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Narratori di un mondo sprecato

Opera omnia IV

27 maggio ore 6.00

La semina della mistificazione

Opera omnia V

29 maggio ore 6.00

Sintesi sul filo della rasoio

Opera omnia VI

3 giugno ore 6.00

La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

5 giugno ore 6.00

Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

9 giugno ore 6.00

La soma dello sconforto

Opera omnia IX

11 giugno ore 6.00

Guerra nella pace con i lettori

Opera omnia X

15 giugno ore 6.00

Esserci, ringraziare, scalciare

Opera omnia XI

17 giugno ore 6.00

Taci! L’amico ti legge

Opera omnia XII

19 giugno ore 6.00

L'estremità della coda della lucertola

Opera omnia XIII

23 giugno ore 6.00

Finalmente le parole sono vuote

Opera omnia XIV

26 giugno ore 6.00



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22 maggio 2009

               13    

Tempestare il mondo di parole (Opera omnia II )

... continua da Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

2. Le parole sono piene


Quello che il lettore recepisce è fuori dal controllo dell'emittente almeno per una parte considerevole, se non preponderante. Non c'è modo di essere univoci.
Frustante, vero?
Per me lo è; “è un interpretazione che ci sta. Ci sta tutto”.
D'altronde la bellezza assoluta delle parole consiste nella possibilità di modulare, di far trasparire, insinuare, essere ambigui, evocare, esaltare le sfumature, fare emergere significati impliciti ma non svelarli.
Possibilmente utilizzando un linguaggio metaforico.
Questo nelle migliori delle ipotesi.
L'apparato retorico è la possibilità di rendere la scrittura creativa e affascinante proprio grazie all'interpretabilità che consente al lettore di completarne gli spazi appositamente liberati per lui e riempirli con una parte di sé, di esserne così coinvolto e di realizzarne la condivisione (non informativa ma emozionale) che è il fine del media.

Ecco allora che le parole sono piene. Ricche, colme di significato. Salvagente in naufragi emozionali, ne abbiamo bisogno, talvolta disperatamente. E non parlo solo dei grandi autori perché questo è un dono che abbiamo tutti ma solo se lo vogliamo sfruttare, se vinciamo la debolezza di sprecare il linguaggio.
Bisogna essere veri, schietti, personali. Io credo di esserlo, magari non lo sono, ma non mi interessa perché conta la meta più che il mezzo. La voglia di dare un senso all'espressione di sé.
Il rischio delle parole piene, vive e contagiose è di esserlo troppo e possono finire per turbare i stati di incoscienza di chi preferisce addormentarsi vigile tra i guanciali delle banalità e delle paroline di prammatica. E questo rischio non è certo dovuto al portato rivoluzionario delle parole ma solo allo stato di semi-veglia di molti.

“Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri” (Albert Camus - L’uomo in rivolta)

Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

Opera omnia I

20 maggio ore 18.00

Tempestare il mondo di paroleOpera omnia II22 maggio ore 6.00
Di prossima pubblicazione

Testimoniare un mondo vuoto di parole

Opera omnia III

25 maggio ore 6.00

Narratori di un mondo sprecato

Opera omnia IV

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La semina della mistificazione

Opera omnia V

29 maggio ore 6.00

Sintesi sul filo della rasoio

Opera omnia VI

3 giugno ore 6.00

La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

5 giugno ore 6.00

Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

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Guerra nella pace con i lettori

Opera omnia X

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Opera omnia XI

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Opera omnia XII

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20 maggio 2009

               10    

Opera omnia I (20 frammenti sulle parole)

Premessa (o titolo esteso)

Opera omnia: perché bloggare e perché sparire. Fiume sull'essenziale inutilità delle parole e contro l'indolenza di pensiero.
Breve operetta in 37 giorni, 18 cartelle, 20 frammenti e 14 post di un blog-coholic in cerca delle motivazioni nelle e delle proprie parole.

“Crediamo di desiderare l’affetto, la condivisione, il comune sentire, ma quello che amiamo sono il freddo e l’assoluto, e quando ci accorgiamo di non trovarli nell’altro ci manca il respiro. Attraverso il buchino della serratura che è la pupilla, questo cerchiamo: l’informe, l’inumano” (Shelley Jackson - La melancolia del corpo)

0. Un titolo non dovrebbe essere troppo lungo per rispettare la pigrizia di chi legge e per motivi intrinseci all'essenza stessa della sua funzione inoltre non è funzionale ad attirare il lettore e non lo aiuta a decidere in anticipo se lo scritto è di suo interesse. Una cazzata insomma

Solo titolo niente testo, d'altronde una grossa percentuale di chi legge il giornale assorbe le notizie quasi esclusivamente titolo. E basta quello per cominciare la polemica al bar, in famiglia, con gli amici. E allora perché perdere tempo con il testo?
Allora perché spargere a piene mani parole su parole, perché ricamare argomentazioni. Il contenuto è solo contorno del nocciolo?

“La stupidità deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall’avere una domanda per ogni cosa” (Milan Kundera )

1. In claris non fit interpretatio!

Nella storia del diritto c'è stata un'epoca di grande illusione: la tecnica di scrittura delle norme (e quindi la volontà del legislatore) poteva essere affinata in modo tale da divenire cristallina, auto-esplicante in modo tale da non necessitare di interpretazione. Quando è chiaro, non si interpreta!
Un'illusione, ovviamente. Un'illusione che in ambito comunicativo nessuno ha mai potuto neanche lontanamente proporre. Siamo essere interpretanti, ogni affermazione viene recepita diversamente, in modo peculiare e unico.
Non esiste solo la babele biblica tra le diverse lingue, esiste una babele dentro il singolo codice linguistico. Ognuno di noi scrive e legge con un ordine mentale, una struttura, un obiettivo, una sensibilità, un pregresso, una storia. Tutto quello che c'era prima influirà il corrente e modificherà il futuro.

“Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato” (Pier Paolo Pasolini)

Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

Opera omnia I

20 maggio ore 18.00

Di prossima pubblicazione

Tempestare il mondo di parole

Opera omnia II

22 maggio ore 6.00

Testimoniare un mondo vuoto di parole

Opera omnia III

25 maggio ore 6.00

Narratori di un mondo sprecato

Opera omnia IV

27 maggio ore 6.00

La semina della mistificazione

Opera omnia V

29 maggio ore 6.00

Sintesi sul filo della rasoio

Opera omnia VI

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La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

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Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

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Opera omnia X

15 giugno ore 6.00

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17 giugno ore 6.00

Taci! L’amico ti legge

Opera omnia XII

19 giugno ore 6.00

L'estremità della coda della lucertola

Opera omnia XIII

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Finalmente le parole sono vuote

Opera omnia XIV

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13 maggio 2009

               38    

Solo un'insignificante nota personalissima prima del sonno

Dunque siamo soli. Nulla ci appartiene. A parte la solitudine e la gioia di poter respirare aria pura. Eccoci, nudi, puri e senza orgoglio. Eccoci strisciare nelle nostre tane, in cerca di rifugio e comprensione. Eccoci uscire dal nido, rinascere dopo il sonno. Ci affacciamo timidi e speranzosi ogni mattina per inglobare il casuale flusso di mondo che ci passa sotto il naso. Sappiamo che molte delle speranze mattutine andranno disilluse.

Prefiguriamo abbracci e un’umanità palpitante, azioni vitali costruttive e lampi di idee confortevoli. Raramente accade. Di solito prendiamo calci in faccia. Ma non importa, lo sapevamo, l’esperienza ce lo fa prefigurare. L’importante è tentare ogni mattina, tanto poi la pelle si è ispessita e i lividi fanno sempre meno male.

Sì, incassare. Come i pugili dei tempi eroici, quelli capaci di soffrire, di resistere alla forza preponderante dell’avversario. Vincere l’incontro con la forza di volontà, il carattere d’acciaio di chi non può andare a tappeto perché c’è qualcosa che va oltre il limite di sopportazione di botte che riesci a prendere. Perché hai dentro una storia e dietro qualcuno che crede in te. Avere la fibra, non essere un campione. Niente tecnica ma solo nervi. Incassi, senti il dolore, ti senti perso. Più volte ti sfiora il pensiero di cedere all’invitante pace del tappeto. Nessun eroismo. Ma quella spinta che distingue chi sa incassare e che può anche perdere ma dimostrando di cosa è in grado rispetto a chi vuole vincere solo perché ha più mezzi, ma non è in grado di soffrire. Riuscite a vedervi come pugili pesti e fragili che ancora gonfi e doloranti per l’incontro di ieri sono pronti al prossimo incontro senza remore.

Eppure anche il lottatore indomito ha un limite. Il punto di rottura che lo rende umano, la sconfitta che dà il vero significato alla lunga serie di sofferte vittorie. Una sconfitta inattesa, un ostacolo superabile. Crollato sotto un colpo all’apparenza innocuo, evitabile forse. uno di quei colpi che di solito avrebbe incassato a testa bassa. Ma chissà forse ti ha spezzato il respiro e ti ha piegato. un ginocchio sul tappeto e hai subito sentito che la sconfitta era inevitabile. Il resto è stata una conseguenza di quel contatto. Così quel colpo banale e insulso ti ha vinto perché il fato (è troppo romantico chiamarlo così?) ha disegni strani, obliqui, costruisce un’epica sui particolari incoerenti.

Oggi ho avvertito il mio colpo. Sono livido e stordito. I pugni sono le parole. False, mistificanti e devianti. Me ne sto statico ad ascoltare le paranoie elettro-rock degli O.S.I. In alcune claustrofobie soniche mi ci trovo bene perché mi estraniano dal malessere. Mi alieno nel sound ipnotico, oscuro e straniante. I colpi fanno così male che sono assediato dalla nausea. Parte dallo stomaco e finisce sulla testa. Questa nausea non sembra lasciarmi e il suo sapore sembra soffocarmi.

Questo post doveva essere un commiato. Ma poi un pensiero cadente mi ha colpito mentre scrivevo: sai cosa sarebbe veramente rivoluzionario? Il silenzio. Un’idea confusa ma che intuisco illuminante. Di conseguenza lo scritto muta in corso d’opera, si trasforma e con un colpo di coda diventa altro. Commiato silente, senza rabbia, senza accuse, dalla fine di una giornata di sconfitte senza spiegazione apparente. Incasso, perdo e non recrimino.

1, 2, 3, 4 5, 6, 7, 8, 9…

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11 maggio 2009

               11    

Restiamo umani

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana

Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia.
Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. Sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese.

Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte.
Ho fatto una carrellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra, con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!!

A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista. Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.
Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

P.S. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’ una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.
(dal blog di Loris
)

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09 maggio 2009

               13    

Questo post è riservato esclusivamente a lettori razzisti

In memoria del defunto
articolo 3 della Costituzione italiana.
E' stato semplice amarti,
impossibile dimenticarti.

Il primo periodo di questo post è riservato esclusivamente a lettori italiani da 3 generazioni, bianchi, eterosessuali, cattolici

Non c'è l'ho con un razzista che vuole creare vagoni della metro riservata ai milanesi.
Come i nazisti, gli afrikaner (i sudafricani bianchi creatori dell'apartheid), i membri del KKK, i vari movimenti xenofobi sparsi nel mondo, è soltanto un frustrato, angosciato da paure paranoiche, colmo di disprezzo per ciò che giudica diverso.
Molta più rabbia mi fa chi concorda con lui. Le masse silenziose che covano razzismo e votano partiti i cui esponenti lanciano con semplicità deliri razzisti. Il singolo cretino non è mai pericoloso, pericolose sono le masse accecate dall'odio che si riuniscono dietro una bandiera, in questo caso verde, per creare una società di puri e impuri, di uomini con diritti e paria. Pericolose sono le maggioranze silenziose che si girano dall'altra parte, che non sentono, non vedono, non si preoccupano, non si indignano, non protestano.
Una società che vuol separare i vagoni della metropolitana, vuole separare i milanesi dagli "altri", vuole separare gli onesti cittadini italiani... lombardi... milanesi... dai pericolosi stranieri... migranti... clandestini... (e quindi delinquenti).
Separare. Non è grave, vero?
A voi il giudizio, vi ricordo che apartheid in lingua afrikaans vuole dire separazione...
E non vi tranquillizzi che un simile orrore venga da una movimento politico greve, fatto di zotici ignoranti senza cultura. Sembrano folklore, sembrano decerebrati quando sfiorano il grottesco come le crociate anti-kebab. Ma sono, proprio per questo, terribilmente pericolosi

Il secondo periodo di questo post è riservato esclusivamente lettori italiani da 5 generazioni, bianchi, eterosessuali, cattolici praticanti con almeno 3 figli, che votano a destra

Si potrebbe fare un foto album del razzismo normalizzato, quello da famiglie sane che vogliono proteggere il futuro dei figli, quello di ariani che vogliono salvaguardare le tradizioni nazionali, quello di Nazione che vuole preservare la propria identità.
L'album che dice questo negozio è di ebrei, la stella a sei punte da esporre per riconoscere il nemico, il non si affitta ai meridionali, le croci che bruciano, le scuole, i bus, le panchine riservate ai bianchi, uomini con cappucci bianchi, leggi italiane del 1938, le case popolari agli italiani...
Continuate voi.
O magari pensate, seriamente che l'Italia è un paese tollerante? Suvvia, non prendetemi in giro, nella più benevole delle ipotesi, l'Italia è un paese indifferente che è cosa diversa e pericolosamente confinante con il razzismo.

Il terzo periodo di questo post è riservato esclusivamente lettori italiani da 10 generazioni, bianchi, nati nelle regioni del nord Italia, con i capelli biondi, gli occhi azzurri, alti almeno 1.80m. eterosessuali, cattolici praticanti con almeno 5 figli, che votano partiti filo-fascisti

State attenti a sentirvi puri e quindi a invocare la purezza perchè, prima o poi, arriverà qualcuno che avrà qualche requisito di purezza maggiore di voi, sarà più ariano di voi, e si sentirà in diritto di discriminare anche voi, segregarvi, eliminarvi.
Separarvi dagli altri.
Separarvi da quella che credevate la vostra famiglia, la vostra nazione, la vostra comunità.
Attenti, non si è mai abbastanza puri in un paese di razzisti. In un paese razzista c'è sempre il rischio di essere l'obiettivo di una separazione sempre più rigida e selettiva.
Se accettate questo, se volete questo, un giorno il grido "Raus!" non sarete voi a urlarlo ma a sentirlo.

[questo post è stato riproposto da Campoantimperialista]

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07 maggio 2009

               0    

Le frustrazioni dello sciacallo digitale

La gente sta male.
Molto male.
Ogni tanto me lo scordo ma poi vengo travolto da fatti che me lo ricordano prepotentemente.
Sono arrabbiato, meglio furioso. Indignato dalla pochezza degli ominicchi che si nascondono dietro la tastiera. L'evento scatenante non ve lo posso raccontare e non conta, vi voglio descrivere la tipologia umana.
Lo sciacallo digitale è fondamentalmente un frustrato. E' talmente sepolto dalle sue frustrazioni che fatica a respirare. Ogni faticosa inalazione d'aria immette nel suo corpo odio verso gli altri.
Lo sciacallo è un nulla. Incapace di esprimersi lurka avidamente il pensiero altrui, disprezzandolo, minimizzandolo. Pensa di saper fare di meglio ma non è assolutamente in grado di dimostrarlo.
Continua a leggere e continua a covare rancore. Giura che avrà la sua vendetta.
Ma è un inetto, incapace di agire se non muovendosi nell'oscurità e di agire come un vigliacco.
Per ottenere i suoi scopi deve presentarsi come portatore di verità, disinteressato, un santo assorbito in una preziosa opera di de-mistificazione. Fa apparire questo per portare a termine una strategia che, all'opposto, è TOTALMENTE mistificatoria. Costruisce un castello costruito di 3 verità e 300 menzogne per creare un impianto accusatorio. Ovviamente l'accusa non ammette repliche, il dissenso viene censurato .
Investe moltissimo tempo nella sua opera delirante (evidentemente il vuoto della sua vita è enorme) e impegna al massimo lo squallido grumo di intelletto di cui è dotato per manipolare nel migliore modo possibile la realtà.
Spaccia per verità sua supposizioni, trae conclusioni dalle sue opinioni, pontifica sulle sue fantasie.
Pesca nel torbido della sua mente e poi annaffia tutto con menzogne, ragionamenti apodittici e morbosità assortite.
Tutto questo per distruggere una persona per la quale
probabilmente prova un'indivia così profonda che non può che manifestarsi in odio. Invidia perchè comprende di essere incapace di esprimersi come l'oggetto del suo rancore. Inadatto alla vita, schiacciato da un'inferiorità auto-giudicata.
O forse è mosso da un rancore personale, nato da un delirio psicopatico e paranoide su particolari romanzati dalla sua paranoia malata.
In ogni caso l'obiettivo è lo stesso: sfruttare l'anonimato del web per distruggere una persona, infangarne la reputazione. Ma in modo viscido, senza avere il coraggio di spendere il proprio nome.
La sanguisuga senza emozioni prova fastidio per le emozioni altrui, trova intollerabile l'altrui vitalità perchè offende il disastro della sua vita emozionale.
Non ha il buon senso di farsi curare da un ottimo psichiatra, non ha la forza per accettare il fallimento della sua vita affettiva e, di conseguenza, non trova di meglio che attaccare in modo indiretto (il coraggio non sa neanche cosa sia) la vittima, solo facendolo capire in modo esplicito (sei infido) ma non esplicitato (sei vigliacco).

Lo sciacallo è il vuoto che parla. La sua voce è solo aerofagia.
Per esistere deve prendere la sostanza altrui per coprirla di sterco e di ruggine. Non lo capisce, tapino, ma volendo elevarsi sulla sua vittima, riesce ad esistere solo nel suo riflesso che cerca di appannare.
Il mistificatore vuole incantare le menti semplici e dal suo comodo tugurio digitale, nascosto mentre si masturba sulle vite altrui, si gode la sua presunta vittoria fatta di fango e fole.
Ora sì che si sente realizzato perchè è riuscito a sputare parte del veleno che gli corrode l'anima e il cervello.
E non c'è replica. Il castello di menzogne è inattaccabile perchè nelle mani dei prestigiatori da feste di paese le menzogne sono molto più convincenti della verità.

Bravo, la tua mitomania ti esalta e puoi continuare a rotolarti nel fango. Ora ti senti realizzato?
Finalmente sei riuscito ad avere un'erezione dopo anni di angosciante impotenza?
Ti senti meno tradito da chi riconosce il fascino altrove da te?
Non
meriteresti neanche il mio disprezzo.
Non meriteresti neanche le mie parole. Non ne sei degno.
Eppure qualche altra parola te la voglio dedicare.
Continua a strisciare e digitare, povero infido agglomerato di dna senza coscienza, ti senti protetto, ma dovresti guardarti le spalle. Forse non sai che sei rintracciabile. Forse non sai che esiste la legge penale.
La diffamazione continuata è un reato.
La notifica della querela potrebbe arrivare oggi, domani o tra 3 mesi.
Stai tranquillo miserabile.
Dormi sereno, il male che hai fatto ti tornerà moltiplicato. In un'aula giudiziaria.

(questo sfogo non si commenta)

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06 maggio 2009

               12    

Più solo nell'infinito universo dei bit

Stasera mi sento più solo nell'infinito universo dei bit.
Sono stanco, provato, mi auto-limito, oggi non posso fare il guerriero dei miei principi.
Questo parolaio scemo che sogna che le sue parole possano creare scorci di verità e barlumi di coscienza, è stanco.
Esausto perchè mette tutto se stesso in quello che crede. E non importa se il risultato funziona o meno. E non gli importa se risulta infantile ed estremista. Voglio continuare ad essere travolto dalla partecipazione emotiva per ciò che per me conta. Non importa se sono cause piccole o grandi.
Non mi importa, sono le mie, mi confondo in loro.

Oggi sono sospeso tra le parole contundenti dell'altro ieri e le parole accusatorie di domani.
Ma le parole possono solo ristabilire la verità ma non rimettono insieme i frammenti della dignità calpestata.
Questo pensiero mi fa sentire impotente e, appunto, stanco mentre mi consumo nella rabbia.

Allora oggi devo riposare dal combattimento per gustare il dolce gusto della solidarietà che conforta dal dolore per il funerale della verità.
Domani, lo so, dovrò ancora spendere il mio giustificatissimo rancore, non posso sottrarmi a ciò che sento, ma oggi no, posso solo librare malinconie modulate lievemente.

Ciao amico fragile, noi abbiamo varato le navi insieme, ora devo navigare solo e a vista.
Rimani Maestro, per questo già manchi a queste lande digitali.
Mi sento più solo e quindi cerco la consolazione nella musica.
Stasera ci sono solo due canzoni.
Della prima questi versi:
"Tradito in ginocchio sull'asfalto
dietro di me ridono volti grigi nel buio del giorno
perchè hanno capito come lame che straziano il corpo e sanno che stai girando per l'ultima danza
sulla strada frammenti di dei son dispersi nel traffico lento
hanno preso una parte di te
di te" (Tradito - Timoria)

Della seconda la musica dal video in cui totalmente mi (e vi) immergo:


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04 maggio 2009

               19    

Tutto il mio disprezzo per i provocatori

C'è chi prova un torbido godimento a usare gli ignobili mezzi dei provocatori del regime fascista.
Ricordate, ad esempio, Fontamara di Ignazio Silone?
Il provocatore striscia come un verme, si avvicina alla vittima, lo stimola, lo spinge, lo tenta fino a farlo cadere.
Poi lo denuncia. Punta il dito facendo il retto e il moralista, accusa.
Nulla di più spregevole.

Eppure c'è ancora oggi chi ritiene questo atteggiamento accettabile, lo attua e trova anche una serie di frustrati che lo applaudono.
I vermi hanno trovato nuova linfa vitale nei mezzi informatici.
C'è chi si veste da giustiziere ma è soltanto una caricatura dei provocatori dell'OVRA.
Sono stanco della stessa esistenza di certi figuri.
Nauseato dal seguito che riscuotono.
Ma io dico, tutti questi repressi, invece di infestare la rete, non potrebbero finalmente accettare la propria insulsa esistenza fatta di ignoranza, grettezza intellettuale, vuoto morale e abisso emotivo?
Lo capiranno mai che non è creando un'esistenza in rete che riusciranno a sfiorare una parvenza di personalità reale?
Il vuoto angosciante della loro solitudine non si riempirà mai, indipendentemente dalle palate di cattiveria distruttiva che distribuiscono on line.

Accettate la realtà: il vostro godimento nel distruggere la vittima provocata, la forza vigliacca di farvi forti delle debolezze altrui (per nascondere le proprie), il moralismo coatto di chi non è capace di dare il cattivo esempio (che desidererebbe) sono chiari sintomi di una personalità disturbata da voragini affettive e corrosa da un distorto sentimento di rivalsa per il fallimento della propria esistenza.
In ogni caso non esiste nessuna giustificazione, solo disprezzo e vergogna.
Ai provocatori, ai loro blog, ai loro commentatori:

WE DON'T CARE WHAT YOU SAY, FUCK YOU!


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02 maggio 2009

               10    

Riassunto del post di ieri

Ieri ho fatto un post lungo. Lo so, troppo lungo, non avrei dovuto, ma era un lungo sfogo di cose che elaboravo da tanto ed è uscito di getto tutte insieme.
Per riequilibrare con un pò di sintesi, oggi solo un'immagine, una di quelle che dice tutto e che fa da sintesi a molte delle cose che ho scritto ieri:



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01 maggio 2009

               13    

Mayday! Aiuto! La festa dei lavoratori che non esistono più

Mayday!
Aiuto!
La festa del lavoratori e del lavoro?
La festa di cosa? Cos'è il lavoro oggi?
Esiste ancora un lavoro che ha la dignità di essere festeggiato?
Esistono i lavoratori o solo delle unità di produzione, pedine, risorse umane?

Oggi nelle manifestazioni ci saranno gli slogan e le parole d'ordine.
Si ricorderanno i caduti sul lavoro, gli invalidi, gli sfruttati, i disoccupati, i cassintegrati, i licenziati, il lavoro nero, il precariato, le difficoltà del lavoro femminile.
Levato questo cosa rimane? Una sacca residua di lavoro tutelato, ormai vista come strano arsenale di un passato da cancellare.
C'è veramente qualcosa da festeggiare? Ha senso richiamo i principi costituzionali sulla dignità del lavoro?
Penso di no. Questa festa è un funerale. Il lavoro e le sue conquiste in termini di diritti, garanzie e dignità, questo festeggiava il primo maggio. Si ricordavano le battaglie dei lavoratori, dei sindacati, dei partiti di sinistra per il miglioramento delle condizioni di lavoro.
Tutto questo oggi non esiste.
La legislazione lavoristica, intesa, semplificando, come architettura garantista del contraente debole, il lavoratore, è stata smantellata. Un arretramento di 40 anni, come prima dello statuto dei lavoratori del 1970 (che non era certo una legge perfetta...).
Gli elementi essenziali del lavoro dignitoso sono stati sepolti: la stabilità, la sicurezza, la retribuzione dignitosa, la difesa dalle prevaricazioni della “parte forte”, tutto devastato con la legge 30.
In nome dell'inganno della flessibilità. Tra le persone e il capitale si è scelto di soddisfare le esigenze di quest'ultimo. Per favorire la competitività, si diceva. E oggi, dopo che abbiamo svenduto i diritti quale giovamento ha avuto la competitività? Una crisi globale.
Nonostante l'eradicazione dei diritti dei lavoratori, dello sfruttamento legalizzato tramite il colonialismo del precariato interno e della delocalizzazione internazionale, il sistema scoppia. Ci hanno ingannato.
È insensato pensare di migliorare l'economia infischiandosene degli effetti sulle persone.

Cosa c'era 40 anni fa, che ora manca, che consentiva di lottare per il lavoro e che il 1 maggio dava senso lo scendere in piazza a festeggiare i frutti di questa lotta?.
Manca la classe operaia. Non scandalizzatevi, non è una affermazioni ideologica. Il benessere gonfiato a suon di rate, mutui, prestiti e credit card ha distrutto le classi sociali.
Oramai l'unica divisione ipotizzabili è tra lavoratori garantiti (sempre meno e in via di esaurimento) e i non garantiti. Ma non esiste più una coscienza comune.
Non esiste una solidarietà tra lavoratori.
Chi ha i diritti se li tiene stretti e non è disposto a cederli o a rischiare per i diritti altrui.
Chi non ce l'ha cerca solo di ottenerli. Individualmente. Salvare se stesso. Ognuno per se.
La conflittualità è morta, non esistono lotte serie, rivendicazioni ferme e salde. Tutto è contrattato e svenduto alla presunta ragion di Stato (Economico).
I sindacati sono completamente normalizzati e neutralizzati, macchine burocratiche di facciata. Una parte è dichiaratamente svenduta e orientata alle logiche padronali, appena velate dalle distinzioni della ragionevolezza e dalla condanna del presunto “estremismo” (che non è altro che la difesa seria dei diritti quesiti).
La destra di governo è, e non potrebbe non essere, filo-confidustriale. Senza pudore.
Il lavoro come valore è assolutamente svilito.
Si è completato l'omicidio della visione nobile del lavoro, la concezione antropocentrica dello stesso dove il lavoro serve all'uomo e non viceversa, dove il profitto non è il fine unico e assolutista dell'attività produttiva.

Le forze della sinistra dovrebbero battersi con ogni sforzo per questa visione e invece?
Siamo di fronte al peccato originale della sinistra-ibrido italiana che ha scelto posizioni compromissorie, sempre più disponibile a cedere sui diritti, che scatta sull'attenti quando le si chiede di essere “responsabile”, pragmatica, per salvare il valore unico dei tempi moderni: la produzione. La sinistra si è fatta gabellare credendo che scelte presuntamente pragmatiche e moderate non fossero, in realtà, profondissime opzioni culturali. Così sembra essere superato il punto di non ritorno nel quale il lavoro non è più tutelato ma stuprato, consumato sulla pelle e sulle vite delle persone.
Insomma, la totale perdita di credibilità per la parte politica che aveva fondato sulle lotte per il lavoro la propria storia e identità e che oggi, invece, è sempre pronta a indossare il vestito che dovrebbe appartenere solo ai partiti della destra, l'anima politica degli imprenditori, dei “produttori”, dei generatori di profitto.
La sinistra in Italia è morta quando ha pensato che la difesa del lavoro e dei lavoratori fosse contrattabile. Non lo è.

E poi sopratutto per far sponda a chi? A una imprenditoria stracciona, pronta a spremere le leggi non per il miglioramento della produzione ma solo per aumentare i margini di profitto tagliando le spese inutili (!), le retribuzioni.
Liberisti solo a parole, terrorizzati dalla concorrenza, ingordi di supporti e aiuto statale, sempre pronti a piangere a a mungere la vacca-stato in tempi di crisi, attenti a lamentarsi della rigidità del sistema e del costo del lavoro ma mai disponibili a ridistribuire la ricchezza in tempi prosperi. Un'imprenditoria miope e antisociale...
Così la sinistra vanitosa e babbea ha aperto la porta alla macelleria sociale di una destra che con la legge 30 ci è andata giù pesante. Un olocausto del diritto del lavoro. Un olocausto di persone. La flessibilità in termini fisici, si sa, ha un punto di rottura. Loro si sono spinti anche oltre. Sono riusciti a normalizzare lo sfacelo.

Oggi dovremmo alimentare la logica della festa.
Dovremmo guardare la piazza S.Giovanni stracolma di giovani, di sogni, di rivendicazioni, di diritti, di parole d'ordine, di memoria storica.
Una piazza strabordante, una piazza strapiena a prima vista ma, in realtà, terribilmente vuota. Assisteremo a una manifestazione che è sola di parole, non di persone. Un evento di bandiere e non di lavoratori. Per il semplice motivo che il lavoro come entità difendibile, è scomparso.
Assisteremo allo spettacolo di una retorica blanda e disarmata che trionfa un giorno e soccombe nei restanti 364.
Allora, buona festa del lavoro che non esiste più.
Che esiste solo come lavoro senza diritti, lavoro senza rappresentanza, lavoro senza dignità.

E non liberiamoci la coscienza illudendoci che è solo colpa degli enti esponenziali, sindacati e partiti (ridotti a mezzi di difesa individuale anziché collettiva). La colpa grava anche sui singoli. Siano essi occupati e tutelati, occupati e non tutelati, disoccupati, inoccupati. Tutti sono singoli senza alcun senso collettivo e solidale. Slegati, lontani e confusi, incapaci di tornare a d essere un corpo sociale unico, una classe.
United we stand divide we fall.
La Storia insegna, la soluzione è in questo slogan.
Invece oggi appaiono inconcepibili le lotte studenti/operai degli anni 60/70. Quella stagione di lotta è sepolta dal risorto spirito primario nazionale: l'individualismo.
Individualismo che spadroneggia sulla base di quel benessere che l'attuale crisi ha smascherato come illusorio e gonfiato sul nulla. Il benessere a rate, dicevo all'inizio, che tutti vogliono anche a costo di buttare a mare i vicini, i compagni, i colleghi.
Così facendo affoghiamo tutti.
Ma con le bandiere in mano, cantando in piazza.

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Nulla, nessuna forza può rompere una fragilità infinita (Guido Ceronetti)

Alcuni non possono fare a meno di sbagliare la strada, perché per essi non esiste una strada giusta (Thomas Mann)

Forse solo il silenzio esiste davvero (Josè Saramago)

Nell'oblio